31 km/litro con l’ibrido Suzuki: si può fare!

Da Milano a Sanremo, per autostrade e statali, cercando di tenere il piede leggero e sfruttando qualche scia. Un risultato incredibile, che ha frantumato anche i dati di omologazione

11 febbraio 2019 - 17:23

Si chiama Hybrid Economy Run ed è una sorta di prova di regolarità disputata a bordo delle tre ibride Suzuki: Baleno 1.2, Swift 1.0 con motore 3 cilindri boosterjet e Ignis 1.2. Scopo del “gioco”, coprire i 280 km che da Milano portano a Sanremo consumando il meno possibile e rispettando la tabella oraria che scandisce arrivi e partenze nei quattro check point stabiliti lungo l’itinerario. Il regolamento recita “vale tutto, a patto di non manomettere i sigilli applicati al tappo del serbatoio“, quindi nessuno stupore e al massimo qualche sorriso, se qualcuno chiude con il nastro adesivo le fessure su calandra e cofano, qualcuno porta la macchina fuori dal garage a spinta e qualcun’altro sfrutta la scia di un trasporto eccezionale per un po’ di chilometri in autostrada…

L’IBRIDO LEGGERO

Tutte e tre le protagoniste della Economy Run sono caratterizzata dalla tecnologia Suzuki Hybrid, che porta vantaggi nella riduzione dei consumi e delle emissioni, tipici delle più pesanti e complesse tecnologie ibride concorrenti, nonostante non marci mai in modalità esclusivamente elettrica. Al pari di ogni altra vettura ibrida, poi, godono dei benefici legati alla circolazione nei centri urbani, nelle ZTL, nelle aree riservate e nei giorni di restrizioni.
Il cuore del sistema è l’Integrated Starter Generator (ISG), un alternatore che riunisce le funzioni di tre componenti (motore elettrico, alternatore e motorino di avviamento). Ha un peso risibile, solo 6,2 kg di peso, e produce energia durante le frenate, accumulandola in un’efficiente e leggera batteria agli ioni di litio da 12 V, fornendo un surplus di potenza in accelerazione e in ripresa. L’IGS non richiede ovviamente alcun intervento da parte del guidatore, non ha bisogno di ricariche esterne e lavora in modo puntuale e preciso solo quando serve, assistendo il motore in fase di partenza e accelerazione, aumentandone l’efficacia e la resa. In queste situazioni, il propulsore elettrico sfrutta l’energia accumulata e aiuta quello termico a vincere le inerzie con una progressione brillante e lineare, permettendo di risparmiare fino al 18% di carburante rispetto alla versione con motore endotermico.

UN GIOCO, MA NON TROPPO…

Sei equipaggi di coppia al via, di cui uno composto da due campioni veri: Moreno Argentin, iridato di ciclismo nel 1986 e Renato Travaglia, fra i più titolati rallysti italiani, ciascuno legato a suo modo a queste strade; il primo per non essere mai riuscito a vincere una Milano-Sanremo (4°, 3° e 2° beffato sul traguardo…), il secondo per aver debuttato nel Mondiale Rally proprio al Sanremo e per averlo vinto nel 2004. Due più abituati a spingere che a centellinare sforzi e carburante…
Per coprire i quasi 280 km del road book, a bordo dell’unica Ignis 1.2 Hybrid, ne abbiamo percorsi circa 200 in autostrada, veleggiando intorno ai 90 km/h (e approfittando di qualche scia) con l’occhio sempre vigile sui dati del computer di bordo. Una situazione sulla carta poco da ibrida, ma volutamente contemplata per dimostrare che anche in autostrada la tecnologia Suzuki si dimostra efficace. I restanti 80 chilometri li abbiamo snocciolati tutti sull’Aurelia, imboccata a Finale Ligure, guidando dolci e lineari, dosando il gas, cambiando a regimi ottimali, facendo attenzione a rallentamenti e ripartenze. Non dimentichiamoci che, a differenza degli altri sistemi ibridi, qui non si viaggia mai in elettrico e dunque il risparmio di carburante bisogna costruirselo metro su metro.

Ciliegina sulla torta, quando lo striscione d’arrivo era ormai dietro l’angolo, una sorpresa tanto imprevista quanto incredibile: invece della classica salita alla Cipressa, quella percorsa nella Milano-Sanremo, due chilometri di tortuosissima scorciatoia al 20%, che se Argentin fosse stato in bici si sarebbe rifiutato! Prima dentro e gas appena puntato, quel tanto che basta a salire a passo d’uomo, sperando di  non incontrare nessuno che scendesse per quel budello. Per fortuna, nessuno degli altri equipaggi avrebbe potuto fare altrimenti…

SORPRESA ANCHE PER SUZUKI

Il responso finale, oltre a gratificare il nostro equipaggio e la nostra Ignis, ha fatto segnare un dato addirittura inferiore a quello indicato dalla Casa: con 3,17 litri/100 km (o, se preferite, anche 31,5 km/l) abbiamo infatti migliorato i dati omologativi, che attestano un consumo medio di 4,7 litri/100 km (NEDC corr – Ciclo combinato).

Certo, nella vita reale nessuno guiderebbe come abbiamo fatto noi per vincere questa sfida, però bastano davvero un minimo di accortezza, poca fretta e l’auto giusta per dimenticarsi la faccia del benzinaio…

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