CES 2020, l’aletta parasole diventa virtuale e intelligente, con Bosch

Il gruppo tedesco si aggiudica l’Innovation Award con due tecnologie legate all’auto. E dà un assaggio di futuro

7 gennaio 2020 - 6:58

Il CES (Consumer Electronics Show) è la fiera più grande e prestigiosa al mondo fra quelle che trattano tecnologia. L’Innovation Award, attribuito dalla CTA, la Consumer Technology Association, è uno dei più premi più prestigiosi in assoluto per le aziende dell’hi-tech. Ad assegnarlo, infatti, è l’associazione di aziende coinvolte a vario titolo nel ramo della tecnologia e che, tutte insieme, generano un fatturato pari a 398 miliardi di dollari ogni anno. Insomma, stiamo parlando di vere e proprie eccellenze. In un contesto così impegnativo, e così americano, i tedeschi di Bosch sono riusciti ad aggiudicarsi non uno ma due Innovation Award, con innovazioni che riguardano la mobilità.

L’aletta parasole diventa virtuale

Il sole è basso all’orizzonte, vedere la strada è quasi impossibile. D’istinto si allunghiamo il braccio  verso l’aletta parasole, la abbassiamo e sì, la situazione migliora, ma spesso il sole è fin troppo basso per permettere una visibilità ottimale. Insomma: all’alba e al tramonto, quando il cielo è sereno, la visibilità, e di conseguenza la sicurezza, potrebbero risentirne. Bosch presenta la soluzione a questo problema a Las Vegas. È il Virtual Visor. In parole semplici, un’aletta parasole virtuale, collegata all’intelligenza artificiale. Di seguito il suo funzionamento. Innanzitutto, c’è un display LCD trasparente, connesso alla telecamera interna per il monitoraggio delle attività a bordo (che, fra le altre cose, rileva se il guidatore potrebbe avere un colpo di sonno o se sta guardando lo smartphone mentre guida). Questa telecamera identifica la posizione degli occhi e, sfruttando algoritmi sofisticati, il Virtual Visor rende più scura solo la parte di parabrezza attraverso cui passa lo sguardo del guidatore. Con questa innovazione Bosch si è meritata il punteggio più alto della sua categoria al Best of Innovation Awards del CES 2020.

Display 3D

Partiamo da ciò che già conosciamo per averlo anche provato in prima persona sulla nuova Peugeot 2008: il display 3D (che sulla francese, però, è realizzato dall’americana Visteon). Questa tecnologia genera un effetto tridimensionale nella strumentazione dell’auto. E a cosa serve, direte voi? A molto. Oggi che i vecchi cruscotti a lancette stanno sparendo, infatti, rimpiazzati dai pannelli digitali, il display 3D consente di dare il giusto risalto all’informazione più importante in ogni preciso momento, fra le tante fornite.

Numeri e informazioni in primo piano

Il funzionamento del display 3D, dal punto di vista dell’utente, è il seguente. Poniamo che sulla strada che si sta percorrendo ci sia una coda per traffico. Oppure un blocco per cantiere. L’alert relativo fornito dal display 3D viene messo in primo piano e in 3D. Sembra quasi “uscire” dallo schermo per andare verso il guidatore. Altro esempio: nel caso in cui si stia guidando su strade ai cui lati sorgono edifici molto alti, l’effetto 3D è determinante per la navigazione. La profondità spaziale della mappa, infatti, toglie ogni dubbio su quale edificio sia quello corrispondente alla svolta successiva. Detto questo, è anche vera un’altra cosa, una considerazione più “filosofica”: nessuno intende fare a meno di qualche informazione, persino quando guida. Stabilito questo, la tecnologia 3D è una di quelle migliorano la sicurezza: il merito è dell’intelligenza artificiale, che seleziona cosa sottoporre, e in che modo, al guidatore.

I taxi che volano sono (quasi) realtà

Se il display 3D, almeno sulle prime e finché non lo si ha provato in prima persona, può sembrare una tecnologia fine a sé stessa, a maggior ragione lo può sembrare il SensorBox. Invece no. Si tratta infatti della base tecnica per l’aerotaxi elettrico e a guida autonoma. Una soluzione di trasporto destinata a diventare realtà, nei cieli delle città più congestionate ed evolute del mondo, in 3, 4 anni circa. Più specificamente, il SensorBox è la piattaforma inerziale, il “centro dell’equilibrio e della propriocettività” (concedeteci l’analogia con gli esseri viventi) che fornirà alla centralina di comando le informazioni necessarie a un volo sicuro: posizione, angolo di imbardata/rollio/cabrata/ecc..

Trasporto urbano volante per molti

Il bello di questa tipologia di trasporto urbano, volante e a guida autonoma, è che si pone l’obiettivo di essere alla portata, se non di tutti, di molti. I mezzi saranno infatti venduti (alle società che forniranno il servizio, non al cliente finale) a prezzi relativamente bassi. Il vantaggio, com’è facile intuire, sarà quello di evitare le code. Sorvolandole. E se ancora tutto ciò vi sembra il frutto troppo spinto della fantasia di qualche nerd, sappiate che il “volo autonomo” è già realtà da molti anni sui voli di linea. Sì, proprio gli aerei su cui tutti noi viaggiamo più o meno spesso possono fare tutto in autonomia; il ruolo del pilota – a meno che non voglia, o debba, prendere i comandi – è quello di supervisore.

Sicurezza al volante (o in sella)

Bosch al CES 2020 non è “solo” display 3D e taxi volanti, ma anche tanto altro, spesso comunque legato all’auto. Light Drive, per esempio (foto sopra), è la tecnologia che rende smart un normale paio di occhiali. Tale tecnologia consta di un sistema di proiezione integrato nelle bacchette e costituito da specchi MEMS, di elementi ottici, di sensori e di una connessione al software. Tutto ciò rende possibile, a chi li indossa, osservare delle immagini visibili anche alla luce diretta del sole, all’interno del proprio campo visivo. Le informazioni di navigazione, i messaggi e tutto ciò che normalmente ci costringe a prendere in mano lo smartphone potrà essere fruito senza distrazioni.

Non si può non menzionare inoltre il sistema di monitoraggio interno dell’abitacolo basato su telecamere e intelligenza artificiale. Questo apparato tecnologico è capace di capire se il guidatore sta guardando lo smartphone invece che la strada, oppure se sta per chiudere gli occhi causa sonno. Nell’eventualità, emette un segnale di avviso, prevenendo e scongiurando i pericoli. Eppure, sullo sfondo un dubbio (che poi è una certezza) resta: e cioè che concentrarsi su una cosa alla volta sia sempre meglio, anche quando le tecnologie più avanzate ci vengono incontro.

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