Combustibili: alternativi a tutti i costi parte 3/4

Auto a gas? La voglia è tanta, specie quando la benzina sfiora i due euro al litro. L'analisi dei due combustibili principali: gas naturale compresso, noto come metano, e gas di petrolio liquefatto, conosciuto come GPL

11 aprile 2012 - 11:04

Benzina: 1,9 euro al litro. Gasolio: 1,8 al litro. Si salvi chi può? Dipende. Dal combustibile utilizzato, beninteso: a casa nostra il prezzo dei carburanti per autotrazione è tra i più elevati in Europa (al momento in cui scriviamo solo Norvegia e Paesi Bassi ci evitano di indossare un’imbarazzante maglia nera in materia).

Il perché è tristemente noto: sulla benzina, il totale delle imposte (IVA e accise) incide per quasi il 60% del prezzo alla pompa; sul gasolio per più del 50%. Colpire i due carburanti più popolari sembra uno sport tristemente praticato dai governanti del pianeta – ci credereste? Iniziano a lamentarsi anche gli abitanti degli Stati Uniti, con i quali faremmo volentieri a cambio… – e, proprio per questo motivo, la ricerca di carburanti alternativi ciclicamente torna d’attualità.

Molto influiscono i fattori esogeni: i superbolli (quello imposto nell’Italia craxiana e rampante colpiva, oltre che i diesel, anche le auto a gas) deprimono e gli incentivi esaltano. Visto il quantitativo percentualmente esiguo in rapporto al parco circolante, gli interventi governativi sono legati a filo doppio con le vendite di mezzi alimentati a gas. L’impressione di fondo è che la domanda sia più elastica rispetto a quella relativa a veicoli che impiegano carburante tradizionale.

Metano o GPL? Semplificando a oltranza, si tratta di due facce della stessa medaglia: come accennato il precedenza, è stata l’autarchia degli anni Trenta a imporre la ricerca di combustibili alternativi alla benzina. Quello che comunemente viene chiamato metano è gas naturale compresso a 220 bar (CNG – Compressed Natural Gas): è una miscela di gas, composta per la maggior parte da metano ma anche da altri idrocarburi leggeri come propano, butano e tracce di altri gas e contaminanti quali l’acido solfidrico.

Per l’autotrazione, il metano deve essere immagazzinato in bombole fisicamente separate rispetto all’abitacolo: la densità minore rispetto al GPL ne permette un minore stoccaggio a parità di volume del serbatoio. Per fissare le idee, una bombola da 40 litri di metano contiene circa 6 kg di gas a fronte di circa 20 kg di GPL. La sintesi? Se si va a metano, a parità di consumo rispetto al GPL e di volume di stoccaggio, l’autonomia è ridotta di circa 3 volte: ribaltando il concetto, il GPL è in grado di fornire energia in misura tre volte superiore al metano a parità di volume occupato.

Questo, ovviamente, in teoria: i fattori che entrano in gioco sono molteplici. Tra quelli salienti, il potere calorifico del combustibile e il rendimento del propulsore. Non esistono regole auree, ma – tenuto conto di quanto appena detto – la pratica insegna che con 1 kg di metano un’auto percorre gli stessi km realizzabili con 1,5 litri di benzina; 1 litro di GPL permette una resa chilometrica peggiore del 15% rispetto a 1 litro di benzina. Il gasolio, infine, migliora del 15% la resa chilometrica di un propulsore alimentato a benzina.

La tecnologia applicata al gas naturale compresso per autotrazione ha avuto il proprio punto di svolta con l’introduzione degli impianti a iniezione sequenziale fasata – risalente a poco meno di vent’anni fa – che ha permesso un migliore dosaggio (e quindi efficienza d’uso) del combustibile. Tra i produttori di autoveicoli più attivi sul fronte-metano, BMW, Volvo e Fiat. La prima auto italiana già predisposta in fabbrica con alimentazione a metano è stata la Marea 1.6 BiPower: prevedeva un impianto bi-fuel sequenziale fasato, battezzato Metatron. La bombola di 88 litri trovava alloggio in bagagliaio e conteneva circa 13 kg di metano: l’autonomia si aggirava sui 250 km. Correva l’anno di grazia 1997 e la tre volumi torinese rimase a listino fino al 2001.

Dopo la Marea, al Lingotto venivano realizzate la Multipla 1.6 BiPower e la Multipla 1.6 BluPower: quest’ultima era la prima auto di serie a metano monovalente. Nessuna traccia di benzina per lei, anche per la sola accensione. Uno sforzo innovativo che vedeva impegnata, come partner di Fiat, la divisione Powertrain di Magneti Marelli per il controllo del propulsore. Di lì alla creazione di una gamma a sé stante il passo era breve. A oggi, le Fiat Natural Power sono cinque: Panda, Punto Classic, Punto, Qubo e Doblò. Anche perché non di sole Fiat vive il mercato delle auto a gas… Ma di questo parleremo a breve.

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