Ferrari F40: io sono leggenda

Brutale e sconvolgente, tanto nella linea quanto nel carattere. Nata nel 1987 ed erede di 288 GTO, era una vettura da corsa adattata all’utilizzo stradale. Un mito da 478 cv, 324 km/h, 0-100 km/h in 4,1”, 1.100 kg e, soprattutto, 162,8 cv/litro. L’elettronica? Sconosciuta

23 luglio 2017 - 10:07

Negli Anni ‘80 sconvolse il mondo dell’auto quanto un meteorite l’esistenza dei dinosauri. La “cosa”, prendendo a prestito la definizione dell’alieno protagonista del primo episodio della Trilogia dell’Apocalisse di John Carpenter, risponde al nome di Ferrari F40. Un nome, un mito. Una vettura da corsa adattata all’utilizzo stradale. Una supercar celebrativa, realizzata nel 1987 per festeggiare i 40 anni della Casa di Maranello. Un’auto sensazionale, dal successo superiore a qualsiasi aspettativa, al punto da “costringere” Ferrari a realizzarne oltre 1.300 esemplari. Un mostro forte di una potenza specifica da capogiro: 162,8 cv/litro.


L’ultima auto “firmata” dal Drake
A poco più di 30 anni dalla presentazione ufficiale, avvenuta il 21 luglio 1987 presso il Centro Civico di Maranello, dove oggi sorge il Museo Ferrari, la F40 si conferma un’auto definitiva. Massima espressione della tecnologia di allora ma, allo stesso tempo, fulgido esempio di ritorno alle origini, quando le vetture da competizione erano le stesse guidate su strada. Ultima vettura “firmata” dal Grande Vecchio, al secolo Enzo Ferrari, nonché derivazione estrema della 308 GTB e del prototipo 288 GTO Evoluzione, la Ferrari F40 divenne leggenda.


La mano di Pininfarina
Disegnata da Pininfarina, era dotata di una linea selvaggia e cattiva. Identica al carattere della berlinetta. Mossa da un V8 3.0 32V sovralimentato mediante due turbocompressori IHI, ovviamente alimentato a benzina, poteva contare su 478 cv, due intercooler e una pressione massima di sovralimentazione di 1,1 bar. La coppa dell’olio, i coperchi delle testate, i collettori di aspirazione e la campana del cambio erano realizzati in magnesio, ben più pregiato e raffinato rispetto al “comune” alluminio.

La prima Rossa stradale da oltre 320 km/h
Il passo della F40 era identico alla 288 GTO (2.450 mm), ma il telaio, tubolare in acciaio con inserti in materiali compositi fissati mediante un adesivo speciale, vantava una rigidità nettamente superiore. Fu la prima auto di serie dotata di carrozzeria in Kevlar e fibra di vetro. Pesava solamente 1.100 kg, vale a dire quanto una Fiat Punto, e poteva contare su di uno straordinario rapporto peso/potenza di 2,30 kg/cv. Valori cui conseguivano una velocità massima di 324 km/h – fu la prima Ferrari stradale a superare i 320 km/h – e uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi.

Priva di servofreno e servosterzo
I freni a disco da 330 mm di diametro, forati e ventilati, sui quali agivano pinze a 4 pistoncini erano privi di servoassistenza. L’elettronica, necessaria per contenere le prestazioni della belva di Maranello, era affare da principessine. Così come il servosterzo. E l’ESP? Inesistente. Il sistema di gestione dell’imbardata? Il piede destro del driver. Il controllo di trazione? Ecco, quello c’era. Si chiamava 335/35 R17: vale a dire i pneumatici posteriori! Se di elettronica si parlava, era solo per evocare iniezione e accensione Weber-Marelli. Tutto il resto era nelle mani del guidatore. Desiderata da tanti (facoltosi) clienti, l’F40 non si accompagnava a tutti. Anzi frequentava pochi, pochissimi, in grado di domarne la rabbia.

Cambio manuale a 5 marce
Il cambio, manuale a 5 rapporti in blocco con il motore, si accompagnava al differenziale autobloccante. A richiesta era disponibile una trasmissione sportiva priva di sincronizzatori, dedicata ai clienti che desideravano portare all’estremo il concetto di auto da corsa utilizzabile su strada. Degli eroi. Fu l’ultima vettura “battezzata” da Enzo Ferrari. Il Grande Vecchio sarebbe scomparso nell’agosto del 1988. Nel corso del periodo di produzione furono introdotte sospensioni ad altezza regolabile, munite di controllo elettronico, e la vettura restò a catalogo sino al 1992. Ebbe un’erede: l’F50. Epica anch’essa, ma non altrettanto rabbiosa. Oggi esistono supercar più performanti. Più brutali, e affascinanti, nessuna.

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