Presentata per la prima volta nel 2007, la Peugeot 308 ha subito un restyling nel giugno 2017. Dal punto di vista meccanico la novità preponderante era stata la sostituzione del cambio automatico a 6 rapporti in favore di un nuovo 8 rapporti. Un cambio più evoluto sviluppato dalla giapponese Aisin capace di rubare sulla bilancia due chilogrammi al predecessore.

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Progettato per trasmettere coppie di grande entità (fino a 430 Nm) ha inizialmente debuttato sul motore diesel 2.0 BlueHDi da 180 cavalli. Il desiderio di Peugeot di portare questa valida trasmissione sulle altre motorizzazioni di Peugeot 308 oggi si concretizza. Le maggiormente apprezzate unità PureTech 130, PureTech 225 e BlueHDi 130 ricevono infatti il cambio automatico EAT8 a beneficio di efficienza e fluidità di marcia. Il cambio è progettato per dialogare con motori rispettosi della più recente normativa euro 6 e promette una riduzione di carburante del 7% rispetto al precedente EAT6. Il comando di azionamento by wire richiede al guidatore il minimo sforzo di azionamento ed essendo stato ampiamente collaudato (su 3008 e 5008) vi farà dormire sonni tranquilli.

ANCHE SPORTIVO

La Casa francese dichiara che non è nemmeno necessario sostituirne l’olio poiché è garantito di durare per l’intera vita dell’auto. Abbinato alla motorizzazione sportiva PureTech 225 sa inseguire le richieste più sportive regalando cambiate con velocità dell’ordine dei 500 millisecondi quando si attiva modalità sport. L’aggiunta di questa nuova trasmissione va a completare un quadro che era già tecnologicamente avanzato e punta quindi ad affermarsi ulteriormente nella guerra del mercato. La Peugeot 308 PureTech 130 S&S EAT8 viene venduta in allestimento Allure e GT Line mentre la BlueHDi 130 S&S EAT8 negli allestimenti Active, Business, Allure e GT Line. La sportiva PureTech 225 è venduta esclusivamente nell’allestimento GT Line. Queste nuove versioni sono ordinabili da subito nelle carrozzerie berlina e station wagon eccezion fatta per la PureTech 130 per la quale bisogna attendere Marzo 2018.

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Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.