Ci sono ibride di nome e ibride di fatto. La differenza tra queste due definizioni è molto semplice: le prime utilizzano il sistema elettrico al minimo sindacale (al massimo come boost aggiuntivo) e vantano consumi leggermente più bassi delle parenti termiche; le seconde, tra cui è logico collocare la Porsche Panamera S Hybrid, hanno elaborato un efficiente sistema di lavoro “in parallelo” che riesce – con qualche piccolo accorgimento alla guida – a ridurre drasticamente consumi ed emissioni.

Un esempio pratico? Partite da Milano in direzione Padova (250 km e spicci) con meno di una “tacca” di benzina e, viaggiando a velocità codice, provate ad arrivare a destinazione senza nemmeno vedere accendersi la spia della riserva. A noi  con la Panamera S Hybrid è successo per davvero.

LIVE

Strumentazione classica Porsche quella della Panamera, ma le indicazioni riportano qualcosa di nuovo...
Strumentazione classica Porsche quella della Panamera, ma le indicazioni riportano qualcosa di nuovo…

Figlia del successo che l’ondata green sta ottenendo in tutta Europa, la Porsche Panamera S Hybrid, presentata a Ginevra nel 2011, nasce con un compito tutt’altro che semplice. Dopo aver conquistato gli onori della cronaca in configurazione “classica” per la sua capacità di mantenere intatto il DNA sportivo della Casa di Zuffenhausen, sebbene celato sotto una carrozzeria da “coupettona” (quattro posti) di rappresentanza, la Panamera compie con questa versione Hybrid un passo ancora più difficile e importante. Spirito sportivo, animo ecologico, lusso e sfarzo ai massimi livelli: possibile concentrare tutto questo in una sola vettura? Pare proprio di sì.

La linea, rispetto alla versione con il solo motore termica, non cambia di una virgola; o meglio, ciò che cambia è la scritta identificativa, sistemata dietro, e gli pneumatici che, solo su richiesta, possono essere a bassa resistenza al rotolamento. Confermato il muso prominente, omaggio al family feeling, così come il posteriore abbondante e tanto discusso, almeno inizialmente. Cerchi in lega extralarge, fari bixeno e vetri posteriori rigorosamente oscurati (si sa mai che vi capiti di dare un passaggio a una celebrity) completano il quadro.

All’interno, poi, è il lusso a farla da padrone; l’impressione è di entrare in uno di quei salotti buoni che difficilmente si abbinano a ecologia e sportività: pellami pregiatissimi non rivestono solo i sedili ma anche buona parte della plancia e delle portiere. Lo spazio è abbondante (manco a dirlo) su entrambe le file e non manca un sistema di climatizzazione molto efficiente che permette di selezionare i tropici per il passeggero e il Polo Nord per chi guida.

La strumentazione è quella classica Porsche, a cinque anelli, ma con una serie di informazioni aggiuntive di cui parleremo tra qualche riga. L’unica differenza rispetto alla Panamera tradizionale riguarda il vano bagagli che, per ospitare le batterie, rinuncia inevitabilmente a parte della capienza, che scende da 445 a 335 litri. Il listino: si parte da più di 110.000 euro (circa 30.000 in più rispetto alla versione entry level 3.6 V6) ma, con un allestimento curato e con tutti gli optional del caso, è un attimo ritrovarsi a quota 130.000.