Prova Porsche Panamera S Hybrid

Sportiva vera, ibrida iper efficiente: così la Panamera Hybrid S riesce a unire alte prestazioni e bassi consumi. Grazie al "veleggiamento" l'animo green non è solo di facciata

28 giugno 2012 - 7:06

Ci sono ibride di nome e ibride di fatto. La differenza tra queste due definizioni è molto semplice: le prime utilizzano il sistema elettrico al minimo sindacale (al massimo come boost aggiuntivo) e vantano consumi leggermente più bassi delle parenti termiche; le seconde, tra cui è logico collocare la Porsche Panamera S Hybrid, hanno elaborato un efficiente sistema di lavoro “in parallelo” che riesce – con qualche piccolo accorgimento alla guida – a ridurre drasticamente consumi ed emissioni.

Un esempio pratico? Partite da Milano in direzione Padova (250 km e spicci) con meno di una “tacca” di benzina e, viaggiando a velocità codice, provate ad arrivare a destinazione senza nemmeno vedere accendersi la spia della riserva. A noi  con la Panamera S Hybrid è successo per davvero.

LIVE

Figlia del successo che l’ondata green sta ottenendo in tutta Europa, la Porsche Panamera S Hybrid, presentata a Ginevra nel 2011, nasce con un compito tutt’altro che semplice. Dopo aver conquistato gli onori della cronaca in configurazione “classica” per la sua capacità di mantenere intatto il DNA sportivo della Casa di Zuffenhausen, sebbene celato sotto una carrozzeria da “coupettona” (quattro posti) di rappresentanza, la Panamera compie con questa versione Hybrid un passo ancora più difficile e importante. Spirito sportivo, animo ecologico, lusso e sfarzo ai massimi livelli: possibile concentrare tutto questo in una sola vettura? Pare proprio di sì.

La linea, rispetto alla versione con il solo motore termica, non cambia di una virgola; o meglio, ciò che cambia è la scritta identificativa, sistemata dietro, e gli pneumatici che, solo su richiesta, possono essere a bassa resistenza al rotolamento. Confermato il muso prominente, omaggio al family feeling, così come il posteriore abbondante e tanto discusso, almeno inizialmente. Cerchi in lega extralarge, fari bixeno e vetri posteriori rigorosamente oscurati (si sa mai che vi capiti di dare un passaggio a una celebrity) completano il quadro.

All’interno, poi, è il lusso a farla da padrone; l’impressione è di entrare in uno di quei salotti buoni che difficilmente si abbinano a ecologia e sportività: pellami pregiatissimi non rivestono solo i sedili ma anche buona parte della plancia e delle portiere. Lo spazio è abbondante (manco a dirlo) su entrambe le file e non manca un sistema di climatizzazione molto efficiente che permette di selezionare i tropici per il passeggero e il Polo Nord per chi guida.

La strumentazione è quella classica Porsche, a cinque anelli, ma con una serie di informazioni aggiuntive di cui parleremo tra qualche riga. L’unica differenza rispetto alla Panamera tradizionale riguarda il vano bagagli che, per ospitare le batterie, rinuncia inevitabilmente a parte della capienza, che scende da 445 a 335 litri. Il listino: si parte da più di 110.000 euro (circa 30.000 in più rispetto alla versione entry level 3.6 V6) ma, con un allestimento curato e con tutti gli optional del caso, è un attimo ritrovarsi a quota 130.000.

DRIVE
Le doti dinamiche della Panamera sono note e apprezzate sin dal momento del suo debutto. Replicarle totalmente su una versione ibrida come quella della nostra prova non era certo cosa facile (i pesi cambiano notevolmente così come la loro distribuzione a causa delle batterie…) ma in Porsche non si sono lasciati intimorire dalla sfida. La differenza più evidente? La Panamera S Hybrid si accende e parte nel totale silenzio.

La possibilità di viaggiare sfruttando solo il propulsore elettrico (lo spunto non è niente male) è limitata a soli 2 km: non tantissimi, ma in città possono fare la differenza. La posizione di guida, eccellente, resta immutata, così come l’abbondantissimo tunnel centrale con tutte le possibilità di regolazione (sospensioni, erogazione e molto altro).

C’è poi tutta quella serie di aspetti legati alla sportività che affiora non appena decidi di accantonare l’animo green e concentrarti sulle prestazioni: 380 cavalli complessivi non sono certo da sottovalutare. Accelerazioni brucianti, stabilità da riferimento nonostante il peso non esattamente da fantina, sterzo preciso come un bisturi e impianto frenante che permette di forzare le staccate senza mai sentirsi “eccessivi”. Insomma, ibrida sì, ma tale e quale alla Panamera tradizionale che al “Ring” aveva stupito tutti…

In più c’è tutto il funzionamento del sistema ibrido, ciò che in Porsche hanno battezzato “veleggiamento”. Ed è questo a fare la differenza. Chi pensa che la tecnologia ibrida su un’auto come la Panamera sia una cosa inutile e di facciata ne provi una, se ne ha l’occasione. Il motore termico si spegne spessissimo, appena il sistema percepisce che non si intende accelerare ma solo mantenere la velocità. L’esempio più eclatante arriva in in autostrada: lanci la Panamera fino a 130 km/h, lasci l’acceleratore e lo ripremi leggermente. Cosa succede? Il propulsore elettrico “tira la volata” e permette di percorrere interi chilometri in modalità zero emissioni semplicemente decelerando molto più gradualmente di un classico propulsore a benzina o gasolio.

“Veleggiare”, a bordo della Panamera Hybrid S diventa un piacevole gioco, anche per chi solitamente non è avvezzo al controllo dei consumi. Lo percepisci immediatamente osservando il computer di bordo, il funzionamento del sistema ibrido (ampiamente descritto in real time sulla strumentazione), il consumo medio che scende continuamente o semplicemente lasciandola scorrere nel totale silenzio, accompagnato dall’incredulità dei passeggeri. Proprio come è capitato a noi sulla Milano-Venezia. Solo perché siamo partiti con una tacca di carburante? Può essere, ma in ogni caso ci ha dato un gran gusto, quasi quanto quello che ci ha regalato nei giorni precedenti quando l’abbiamo spremuta a dovere. Quasi…

Foto di Simon Palfrader

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