Prova nuova HR-V. Sull’Honda del Giro

Auto, bici ed elicottero. Un weekend sulle orme degli eroi del Giro d'Italia, lungo le favolose strade delle Dolomiti, soffrendo con lo Squalo

29 maggio 2016 - 23:05

Lo ammetto: dopo essere stato testimone oculare della debacle di Nibali nel tappone dolomitico e nella successiva cronoscalata, ero fra coloro che davano per impossibile la sua rimonta. Vederlo riconquistare la maglia Rosa nella penultima tappa e trionfare sul traguardo di Torino è stata più una grande emozione che una piacevolissima sorpresa. La passione per la bicicletta fra le scrivanie di RED è grande e quando Honda (fornitrice delle auto ufficiali della Corsa Rosa) ci ha invitati a seguire la frazione che, sulla carta, avrebbe potuto decidere le sorti del Giro, è cominciata la lotta per vincere la trasferta… In realtà non c’è stata nessuna lotta poiché i miei colleghi erano già impegnati con altri lavori, quindi mi sono aggiudicato il servizio senza nemmeno versare una goccia di sangue.
L’occasione era troppo ghiotta per limitarsi a salire a Corvara per assistere alla tappa, deliziare il palato con i cibi locali e gli occhi con la bellezza di Giorgia Palmas, madrina del Giro e compagna di festeggiamenti. Ci è voluto poco per dare un senso compiuto a tutto ciò: farsi mettere a disposizione la nuova HR-V da provare in viaggio e infilare nel bagagliaio la mia bici per scalare un paio di passi nei tempi morti del weekend.

Risultato: un weekend da sogno in cui, oltre a guidare una delle due novità lanciate da Honda per il 2016 (l’altra è la Jazz), ho potuto immergermi anima e corpo nel clima del Giro. Sabato mattina salita al Passo Gardena, pedalando su una strada interdetta al traffico, poiché da lì a poche ore sarebbero transitati i corridori, in compagnia solo di altri ciclisti e in una cornice favolosa che ancora non mi era capitato di ammirare di persona. Poco meno di un’ora per scollinare, fare qualche foto fra i tifosi che dalla sera prima si erano accampati per salutare il passaggio dei campioni e tornare indietro, attraversando una Corvara che nel frattempo si era trasformata in pink hospitality, e rischiando l’infarto sul famoso Muro del Gatto, uno strappo di 350 metri con pendenze dal 13 al 19%, che si inerpica proprio davanti al nostro albergo.

Il tempo di una doccia e poi il pezzo forte dell’evento: il volo in elicottero per andare a seguire la corsa dall’alto, con i corridori che stavano per attaccare il Pordoi. Una ventina di minuti andando e venendo fra gruppetto dei fuggitivi e plotone degli inseguitori, avvicinandoci quanto bastava per riconoscere la maglia Rosa e scorgere quella azzurra con il tricolore di Nibali. A terra per il pranzo e poi di nuovo in aria, sorvolando il Falzarego, ultima asperità prima della picchiata su Corvara, dove abbiamo fatto in fretta ritorno per seguire le fasi conclusive della tappa e tifare per il rientro dello Squalo.

Emozionante l’arrivo dei corridori, dopo oltre 200 km e 5.000 metri di dislivello, con lo sprint fra Chaves e Kruijswijki (che vestirà la maglia Rosa) e un po’ di delusione per Nibali, attardato di 41″ e stanco per il tentativo di rientro affrontato in solitaria. Mentre gli atleti hanno passato le ore successive fra massaggi e nutrizione controllata, noi ci siamo lasciati andare a gozzovigli e chiacchiere fino a tarda ora, in buona compagnia.

La mattina seguente sveglia di buon’ora e salita al Passo Valparola, percorrendo a ritroso il tragitto della tappa del giorno precedente. Anche su queste strade incontro solo ciclisti, poche macchine e qualche moto con targa tedesca. In cima l’aria è fredda e il paesaggio è lunare; proseguo un paio di chilometri in falsopiano e leggera discesa e arrivo al Falzarego, dove si incrociano le due strade che salgono da Cortina e Arabba. Pausa banana, una barretta, infilo la mantellina e giro la bici. Mi aspetta una favolosa discesa, asfaltata per l’occasione, dove mi metto a ruota di un ciclista straniero molto veloce, dal quale mi separerò solo a San Cassiano per tornare a La Villa (questa volta niente Muro del Gatto…).

Le fatiche a pedali sono concluse. Un panino con lo speck e una coca placano la fame ma la voglia di tornanti è ancora tanta, così decido di apportare una variante al percorso di rientro a quattro ruote e andare alla scoperta del Passo Erbe. Una bella strada, molto lunga ma appagante sia per la guida sia per gli occhi.
Nel frattempo seguo l’andamento della cronoscalata all’Alpe di Siusi e le notizie non sono buone. Lo Squalo paga lo sforzo del giorno precedente, la gamba non gira come vorrebbe e prende 2′. Vabbè, mi metto il cuore in pace e penso che tanto un Giro lo ha già vinto.
La punizione per questa mia mancanza di fiducia sarà una coda terribile in quel di Peschiera, che mi farà arrivare a casa alle 20: il destino lo sapeva bene che Nibali avrebbe fatto l’impresa e sarebbe arrivato a Torino in Rosa…

Al lancio, nel 1999, per la HR-V (Hybrid Recreation Vehicle) era stato coniato il soprannome di Joy Machine, un’auto eclettica per una clientela giovane. Un SUV ante litteram. Qualche stagione dopo ho pensato che mi riconoscevo in quel profilo e ho deciso di comunicarlo al mondo intero mettendomene una in garage. Giallo oro, naturalmente, perché quello era IL colore. Da allora molte cose sono cambiate ma lei è sempre giù in cortile: un po’ acciaccata e smarmittata ma sempre fedele (è una Honda…), assetata e con un avantreno che è eccessivo definire preciso, ma un’arma totale sulla neve.

Scendere dalla mia e salire sulla nipotina è stato strano. Una sorta di (ovvio) salto nel futuro. Ottimamente rifinita, ricca di dotazioni, bei materiali e una sensazione di qualità diffusa. Unico neo, la bocchetta per l’aria davanti al passeggero, che sembra una “ferita” nella plancia. La versatilità è sempre una delle caratteristiche del suo DNA, con i sedili posteriori che possono essere abbattuti a livello del piano di carico, oppure sollevare le sedute per creare un ampio spazio di carico dietro i sedili anteriori, ideale per gli oggetti più alti.

Da Milano a Corvara di asfalto sotto le ruote ne è passato tanto e così ho avuto tempo e modo di approfondire la conoscenza e prendere la mano. La nuova HR-V si guida davvero bene: il 1.6 i-DTEC da 120 cv ha un bell’allungo e spinge con gusto, a patto di tenerlo un po’ su di giri… Il cambio a 6 marce è preciso e dolce (l’automatico CVT è disponibile solo per l’alternativa a benzina 1.5 i-VTEC) e il sistema di assistenza alla guida ADAS (Advanced Driver Assistance System) rende il viaggio più comodo e sicuro. Comprende il sistema di riconoscimento dei segnali stradali, con limitatore intelligente della velocità, il Lane Departure Warning, che avvisa in caso di involontaria uscita dalla corsia, il Forward Collision Warning, allarme di possibile collisione anteriore, e il sistema di frenata attiva in città, che  fra i 5 e i 32 km/h interviene in caso il guidatore non reagisca a una situazione di collisione imminente.

Autostrada fino a Bolzano e poi, finalmente, comincio a puntare il muso all’insù. Ortisei, Santa Cristina, Selva di Valgardena, Passo Gardena, picchiata su Corvara e arrivo a La Villa. La HR-V si esalta, e io con lei. Ottimo assetto, precisa e prevedibile (il sottosterzo della nonna è lontano anni luce), si può darci dentro e divertirsi ma la coppia arriva sopra i 2000 giri, per cui dimenticatevi di affrontare i tornanti con il motore che gira basso. Per non farmi mancare nulla e per fare il mio lavoro fino in fondo mi sono concesso anche una puntata sul Valparola e il Passo Erbe (sulla via del ritorno). Sensazioni confermate e divertimento prolungato. Per completare il quadro, un’ora di imbottigliamento praticamente fermo in entrata a Peschiera del Garda, con 30°C fuori dai finestrini e l’aria condizionata che fatica un po’ a tenermi fresco.

Ricorrendo per la maggior parte del tempo alla modalità Eco ma tenendo il piede pesante fra le curve delle Dolomiti, il computer di bordo alla fine del weekend ha indicato un consumo medio di 5,3 litri per 100 km, non male per uno che come termine di paragone ha quelli, tutt’altro che contenuti, del vecchio 1.600 benzina 16V, da 105 cv e trazione semintegrale permanente.
Dopo tre giorni in compagnia della nipote, l’idea di dover tornare a prendere sottobraccio la nonna mi preoccupava un pochino. Però riconoscere subito la vecchietta in mezzo a decine di auto che si somigliano tutte, senza doverla far lampeggiare con il telecomando, mi ha reso meno brusco il ritorno alla realtà. Ho deciso che la rimetto in ordine.

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