Prova Renault Alaskan dCi 190 4WD

4 luglio 2018 - 20:07

  LIVE  
Se ti immagini alla guida di un bestione da 5 metri e 40 di lunghezza, quasi 1 e 90 di larghezza e 2 tonnellate di peso, qual è lo scenario in cui ambienti la fotografia?
Se ti vedi a cavallo del marciapiedi davanti alla scuola dei figli, beh allora smetti pure di leggere dopo il punto. Se invece immagini spazi aperti, un cassone sempre pieno e un paio di amici in cabina, allora continua pure…
Che tu faccia il taglialegna, il giardiniere, l’imbianchino o sia appassionato di sport che necessitano di attrezzature voluminose, fa poca differenza. Il pick-up potrebbe essere una delle soluzioni da considerare quando decidi di cambiare macchina. Con cabina singola se si tratta di un mezzo professionale, con doppia cabina se dedicato ad assecondare hobby e passioni da tempo libero.
LA PRIMA VOLTA DI RENAULT

Renault ha scelto la seconda soluzione per il suo ingresso in questa fascia di prodotto. In realtà, però,  più che una prima si tratta di una replica, perché l’Alaskan è il fratello gemello del Navara firmato Nissan (Casa che fa parte dello stesso gruppo), nel senso che la piattaforma è la medesima e se ne discosta solo per alcune soluzione estetiche, come la massiccia calandra. A dire il vero se ne discosta anche per la copertura della garanzia (3 anni o 100.000 km contro i 5 anni o 160.000 km di Nissan).
Le motorizzazioni scelte per muovere cotanta presenza sono le due versioni del quattro cilindri 2.3 dCi da 160 e 190 cv dotate rispettivamente di 403 e 450 Nm di coppia a 1.500 giri, con la possibilità, per la configurazione più performante, di scegliere l’opzione cambio automatico sequenziale a sette rapporti. La trazione è integrale inseribile e le sospensioni posteriori sono Multilink.
Tre sono gli allestimenti in cui è proposta la versione da 160 cv, a partire da poco meno di 35 mila euro, mentre è unico quello riservato alla versione da 190 cv, che costa quasi 45 mila euro.
BENVENUTI A BORDO
Con questa nuova generazione di pick-up, il confine con il mondo dei SUV è sempre più labile. Interni curati, materiali raffinati, finiture di qualità, dotazioni ricche e prezzi che crescono di pari passo… Un trend che non può accontentare tutti e, se appaga chi vuole un mezzo versatile, alternativo e dalla forte presenza scenica, lascia con più di un interrogativo chi è alla ricerca di un “vero” mezzo da lavoro e in cima alla lista delle priorità mette voci come praticità ed economicità di acquisto e utilizzo.

Sull’Alaskan non manca nulla, dai sedili riscaldati alla telecamera a 360° (peraltro utile nelle manovre in spazi ostici), allo schermo touch da 7″, al climatizzatore bizona, al volante multifunzione con microfono, sistema keyless, all’opzione selleria in pelle.
La dotazione di sicurezza e di assistenza alla guida è altrettanto ricca: ai “classici” controllo di trazione e controllo dinamico e della stabilità si accompagnano assistenza alla frenata di emergenza (aiuta a ridurre lo spazio d’arresto in caso di frenata decisa), Hill Start Assist (assistenza nelle partenze in salita), Hill Descend Control (gestisce in autonomia la frenata nelle discese più ripide), Parking Camera, sensori di parcheggio, fari LED…
DIETRO CI STA QUASI TUTTO
Capiente il cassone, un quadrotto di 158 x 156 cm con una capacità di carico di 950 kg, dotato di sistema di ancoraggio C-Channel con cinque ganci di metallo scorrevoli. Pescando fra gli accessori, lo si può allestire con rivestimento termoformato del piano, hard-top con finestrini e lunotto, copricassone scorrevole, baule con serratura…
Può essere anche completato con gancio di traino, il che garantisce altre tre tonnellate e mezzo di carico extra.
  DRIVE  
Quando ho ricevuto il messaggio del Livio che diceva “Il vento ha spezzato un pino ma la casa e i tori sono salvi!!!” ho subito pensato che la quasi sventura cascava a fagiuolo.
A RED era appena arrivata l’Alaskan e ci si chiedeva chi e come l’avrebbe provata. Ecco…
Giusto il tempo di una telefonata a Cirio per chiedergli in prestito la motosega, una puntata a casa per recuperare la camicia a scacchi e poi giro il muso della Renault verso Mordor.
UNA PIACEVOLE SORPRESA
Salito a bordo mi accoglie un ambiente ben diverso da quello a cui mi aveva abituato l’Hi-Lux del ’96 del mio amico Alberto, che è l’ultimo pick-up che ho frequentato…
L’aggettivo “spartano” andava sostituito con “opulento”. Gli abbondanti spazi sono rivestiti con plastiche e materiali che trasmettono qualità e, se fingo di non sedere al primo piano, potrei essere al volante di una berlina o un SUV.
La posizione di guida aiuta a gestire le dimensioni importanti dell’Alaskan, anche se muoversi nel traffico della città non è troppo rilassante, a causa anche di uno sterzo piuttosto duro. Al contrario, motore e cambio (automatico, sulla mia versione) sono eccellenti, per elasticità e tiro il primo, per rapidità e precisione il secondo.
Sensazione confermata dal trasferimento in autostrada, dove si viaggia nel comfort (anche acustico) e dove puoi permetterti medie ben oltre ciò che impone il codice.

LONTANO DALLA CITTÀ
L’autostrada si trasforma prima in statale, poi in provinciale e comincia anche a salire torcendosi un po’. Il passo dell’Alaskan è notevole (siamo a 315 cm) e del peso ho già detto, ma la configurazione Multilink della sospensione posteriore, invece della classica balestra che caratterizza la maggior parte dei concorrenti, gli conferisce comportamento e reazioni più automobilistiche, con un accettabile trasferimento di carico e un buon rigore in curva.
Il passo successivo è la deviazione verso casa, un fuoristrada leggero e con fondo abbastanza compatto, con qualche passaggio un po’ ripido reso viscido dalle piogge dei giorni precedenti. È la scusa per inserire il 4×4 e provare anche il controllo elettronico in discesa (comodo non toccare i pedali e lasciar fare alla macchina…).
Dubito che meno del 99% dei possibili clienti dell’Alaskan si imbatta in situazioni più scabrose e per tutti loro la buona notizia è che le gestisce senza alcun tentennamento. Certo, gomme più off-road garantirebbero più grip, ma a scapito di una maggiore rumorosità di marcia.

SPORCHI E CONTENTI
Arrivato a casa mi rendo conto del rischio corso dal tetto e dai tori: trenta metri di pino schiantato in mezzo alla radura e un melo piegato dallo spavento e dallo spostamento d’aria… Il lavoro grosso lo hanno già sbrigato il Livio e la sua Husqvarna da un metro, però è rimasto ancora molto da fare, così, indossata la camicia a scacchi d’ordinanza e fatta miscela alla motosega comincio a darci dentro anch’io, con la direzione lavori di Alarico e Teodorico (i ragazzotti con le corna).
La sequenza, ripetuta per un intero pomeriggio, è taglia, carica, trasporta e scarica. Mi sembra quasi di trattarla male, l’Alaskan, a riempirle il cassone di tronchi nodosi, prima, e sedermi alla guida con le scarpe infangate e i vestiti pieni di segatura, poi.
Ma lei non fa una piega, non si lamenta del rumore assordante del 2T delle motoseghe, non si scompone sotto il tonfo dei ceppi e neppure dopo una terribile testata di Alarico.
Mi viene un dubbio… Chissà, magari, le ho regalato un momento di gloria ed esaltazione, facendole vivere qualche ora di quella vita che si era illusa sarebbe stata la sua, quando le avevano detto che da grande sarebbe diventata un pick-up…

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