Prova Seat Ateca 2.0 TDI 150 cv 4Drive

La Casa spagnola debutta nel segmento delle Sport Utility con una vettura concreta e dalla guida appagante. A un’ottima abitabilità e a una buona capacità di carico si accompagnano dotazioni di pregio in materia di sicurezza e infotainment.

15 giugno 2016 - 21:06

Merita il titolo di debuttante dell’anno. La nuova Seat Ateca, prima Sport Utility della storia della Casa spagnola, è realtà. Una realtà molto concreta, ben rifinita, con un bagagliaio ampio e caratterizzata da una generosa abitabilità oltre che da un sistema multimediale d’ultima generazione. Piacevole da guidare grazie all’indole sportiveggiante, può contare su dotazioni degne di vetture di categoria superiore.

Disponibile a trazione anteriore o integrale, la SUV spagnola beneficia di una ricca gamma motori che spazia dal piccolo 3 cilindri 1.0 turbo a iniezione diretta di benzina da 115 cv, comune a svariate vetture del Gruppo Volkswagen, al 2.0 TDI da 190 cv abbinato alle 4WD e al cambio a doppia frizione DSG. Il listino parte così da 20.850 euro sino ad arrivare a 35.500 euro, mentre la versione 2.0 TDI 150 cv 4Drive nell’allestimento intermedio Advance costa 30.350 euro. Un prezzo invitante a fronte della dotazione di serie completissima che include ABS, ESP, 7 air bag, cerchi in lega da 17 pollici, climatizzatore automatico bizona, frenata automatica d’emergenza, radio Mp3/Bluetooth con due prese USB, cruise control, sensori di parcheggio posteriori, telecamera in retromarcia, fari a LED, navigatore satellitare con display touchscreen da 8 pollici e connettività Full Link. Impossibile pretendere di più.

LIVE
Lunga 4,36 metri, vale a dire solo 2 cm in meno rispetto alla best seller della categoria Nissan Qashqai, è al contempo 18 cm più corta della wagon all terrain Leon ST X-Perience e può contare su di una capacità del bagagliaio di 510 litri con cinque persone a bordo, che scendono a 485 litri optando per le versioni a trazione integrale prive del sottofondo alla base del vano di carico. Valori, in ogni caso, nettamente superiori alla citata Qashqai (430 litri) e complessivamente in linea con la rivale – oltretutto più grande di 12 cm – Kia Sportage, forte di 503 litri. L’abbattimento del divanetto, frazionato 40/60, accresce le possibilità di stivare oggetti ingombranti e si rivela estremamente intuitivo, dal momento che richiede la semplice trazione delle levette al vertice degli schienali, replicate lungo le pareti del bagagliaio, senza la necessità di rimuovere preventivamente i poggiatesta così da ottenere un piano d’appoggio (quasi) perfettamente piatto.

La SUV iberica, ispirata esteticamente a Leon, condivide con la berlina/wagon Seat anche la piattaforma modulare MQB, adottata da pressoché tutti i modelli compatti dei marchi Audi, Seat, Skoda e Volkswagen. La posizione di guida, moderatamente rialzata in perfetto stile Sport Utility, porta in dote una buona visibilità e beneficia del corretto allineamento tra pedaliera, volante, generosamente adattabile in profondità e altezza, e sedile, pluriregolabile e corredato di uno schienale personalizzabile nel supporto lombare. Coerentemente con il trend del momento, l’abitacolo è stato disegnato valorizzando il display touchscreen da 8 pollici al centro della plancia che consente di gestire il sistema d’infotainment, supportato dalla tecnologia Seat Full Link compatibile con gli standard Android Auto, Apple CarPlay e MirrorLink nonché con una nutrita serie di app, inclusa quella deputata alla gestione vocale dei messaggi.

L’abitabilità è uno dei punti di forza di Ateca, sia anteriormente, complice la consolle massiccia ma non al punto da limitare la mobilità delle gambe, sia posteriormente; anche i più alti, infatti, non soffrono a livello né della testa né degli arti inferiori e il tunnel moderatamente pronunciato non penalizza il confort del passeggero centrale. Una dote che poche rivali d’analoghe dimensioni possono vantare. Tra le dotazioni di pregio spiccano i gruppi ottici full LED, di serie per gli allestimenti più ricchi, l’illuminazione interna dell’abitacolo adattabile in base a otto diversi profili, il portellone gestibile elettricamente mediante l’avvicinamento di un piede al paraurti posteriore, la ricarica wireless dello smartphone, gli interni in pelle Vienna abbinati ai sedili sportivi riscaldabili e l’assistenza al parcheggio sia in parallelo sia in perpendicolare.

Costruita nella fabbrica Skoda di Kvasiny, in Repubblica Ceca, condivide con Seat Leon tutte le soluzioni in materia di sicurezza. A tal proposito, la dotazione di serie appare completa, dato che agli immancabili ABS, ESP e 7 air bag si aggiungono, di serie per tutti gli allestimenti, il rilevamento della stanchezza del conducente, la frenata automatica d’emergenza in caso di collisione imminente e l’avviso di superamento involontario della linea di corsia. Funzioni alle quali si possono affiancare il cruise control adattivo, l’allarme d’ostacolo in corrispondenza dell’angolo di visuale cieco, il riconoscimento della segnaletica stradale, le telecamere a visuale perimetrica e la gestione automatica dei fari abbaglianti.

DRIVE
Il downsizing è una cosa seria. Almeno a Martorell. Il propulsore entry level è infatti un 3 cilindri 1.0 EcoTSI – turbo a iniezione diretta di benzina – da 115 cv, cui si affiancano un 1.4 TSI da 150 cv a gestione attiva dei cilindri (ACT), un 1.6 TDI da 115 cv e un 2.0 TDI proposto negli step da 150 e 190 cv. Nello specifico, il 4 cilindri in linea 16V di 1.968 cc protagonista della nostra prova, accreditato di 150 cv e 340 Nm di coppia, sovralimentato mediante turbocompressore a geometria variabile e forte dell’iniezione diretta del gasolio mediante iniettori piezoelettrici a 8 fori, ha un carattere tutt’altro che “esplosivo”: reattivo sin dai regimi più bassi (1.700 giri/min), progressivo nell’erogazione e scarsamente afflitto da turbo lag, è però poco propenso all’allungo, tanto che la zona rossa del contagiri, collocata a 5.000 giri/min, resta un miraggio causa il marcato scemare della spinta sin da 4.000 giri. Non è una forza della natura.

Nonostante il carattere sornione del 2.0 TDI da 150 cv, Ateca 4Drive scatta da 0 a 100 km/h in 9,0 secondi. Un tempo degno della massima considerazione, specie a fronte della percorrenza media dichiarata di 20 km/l, reso possibile dal cambio manuale a 6 rapporti preciso negli innesti e dalla corsa abbastanza corta nonché dal peso della vettura contenuto in 1.473 kg. Un valore inferiore alla rivale Nissan Qashqai 1.6 dCi 4WD (1.518 kg). La leggerezza, del resto, è uno dei principali pregi della SUV spagnola e influisce positivamente anche sul comportamento dinamico. Ateca non teme il misto stretto, non è eccessivamente incline al rollio – sebbene le sospensioni (anteriori McPherson, posteriori Multilink) assorbano con precisione le imperfezioni dell’asfalto, a tutto vantaggio del comfort – e può contare su di una buona agilità. Una sensazione di dinamismo rafforzata dallo sterzo abbastanza comunicativo, dall’avantreno rapido in inserimento, oltre che limitatamente propenso al sottosterzo, e dal retrotreno stabile anche in caso di brusco rilascio dell’acceleratore in percorrenza.

In abbinamento alla trazione integrale 4Drive, Ateca si avvale di serie della tecnologia Driving Profile – di derivazione Volkswagen Tiguan e gestibile mediante un pomello lungo il tunnel – che permette di optare per diversi setup (Eco, Normal, Sport, Individual, Offroad e Snow) che armonizzano l’erogazione del propulsore, gli interventi dell’elettronica, la ripartizione della coppia tra gli assali e la logica di gestione del cambio a doppia frizione DSG (qualora presente) in funzione del programma selezionato. Ricorrendo a tale dispositivo, sebbene l’estrazione stradale di Ateca sia preponderante rispetto alla vocazione off road, la SUV spagnola può contare su di una buona mobilità fuoristrada.

Lungo i fondi a ridotta aderenza si apprezza in particolar modo l’operato della frizione a lamelle Haldex di quinta generazione, identica a quanto adottato dai modelli Volkswagen 4Motion: non è necessario attendere lo slittamento delle ruote anteriori per provocare la ripartizione della coppia verso il retrotreno. Grazie a una specifica pompa elettrica che genera la variazione di pressione dell’olio necessaria per agire sulla frizione, la distribuzione dei kgm avviene preventivamente alla perdita d’aderenza delle ruote anteriori. In aggiunta, tanto lontano dall’asfalto quanto su strada donano sicurezza la limitazione della velocità in discesa e l’assistenza alla partenza in salita. Se il segmento delle SUV appare ogni giorno di più come una torta invitante che tutti i costruttori vorrebbero spartirsi, Ateca può senza dubbio ambire a conquistare una bella fetta.

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