Prova Subaru Forester D Lineartronic

Grazie all’abbinamento del boxer 2.0 td con il cambio CVT, sfodera un mix sinora sconosciuto di comfort, reattività, efficacia fuoristrada e piacere di guida. Le 4WD e il sistema X-Mode garantiscono prestazioni off road superiori alla media della categoria.

17 aprile 2015 - 17:04

“Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Virgilio l’avrebbe adorata. Forester, infatti, non segue la moda del momento che vuole le SUV sempre più addomesticate e votate all’asfalto – basti pensare al proliferare delle versioni 2WD –, puntando piuttosto su di una mobilità fuoristrada superiore alla media della categoria, sulla configurazione boxer – un must per Subaru – del 2.0 td e sulla trazione integrale permanente. Un ricetta già di per sé gustosa, arricchita da un nuovo ingrediente che dona un surplus di sapore: la trasmissione a variazione continua Lineartronic. Nulla a che vedere con i CVT della concorrenza. Un cambio piacevole su asfalto e al tempo stesso in grado di esaltare la reattività del propulsore nei passaggi off road.

Pur non replicando la raffinatezza della “sorella maggiore” Outback – con la quale condivide la meccanica – Forester è una SUV tutt’altro che rude. Confortevole, discretamente rifinita, forte di un vano di carico generoso e caratterizzata da una dotazione di sicurezza abbastanza completa – si sente la mancanza del solo arresto automatico in caso di collisione imminente, ormai un must –, vede il listino, in abbinamento al cambio Lineartronic, partire da 35.890 euro sino ad arrivare ai 40.590 euro dell’allestimento top di gamma.

LIVE
L’hanno fatto. Hanno finalmente abbinato il boxer td alla trasmissione a variazione continua Lineartronic. Senza, per questo, snaturare alcune caratteristiche distintive della SUV nipponica quali l’altezza da terra di 22 cm e gli angoli d’attacco, dosso e uscita pari rispettivamente a 25°, 23° e 26°. Valori che portano in dote una buona mobilità fuoristrada. Con la “sorella maggiore” Outback condivide gli stilemi tipici della Casa delle Pleiadi; ad esempio il frontale a griglia esagonale, i gruppi ottici affilati e la presa d’aria all’estremità inferiore del paraurti anteriore.

L’abitacolo, da tradizione, porta in dote un’abitabilità tra le migliori della categoria per guidatore e passeggero anteriore, abbinata a una posizione di guida moderatamente rialzata e al generoso spazio a disposizione degli occupanti del divanetto che, anche qualora giochino come ala grande nell’Olimpia Milano, non lamentano contatti indesiderati della testa con il padiglione della vettura. La posizione di guida può contare sul piantone dello sterzo adattabile in profondità e altezza nonché sulla possibilità di regolare elettricamente, nel caso degli allestimenti top di gamma, la seduta e l’inclinazione dello schienale. Unica smagliatura, non è prevista la possibilità di modificare il supporto lombare.

DRIVE
La base meccanica deriva dalla Outback 2015. La trazione è integrale permanente e il propulsore rispetta la configurazione boxer – vale a dire a cilindri orizzontali contrapposti – arricchita dall’iniezione diretta common rail che lavora a una pressione massima di 1.800 bar, dalla distribuzione a doppio albero a camme in testa e 4 valvole per cilindro nonché dal turbocompressore a geometria variabile collocato sotto al motore onde abbassare il baricentro della vettura e abbinato a un intercooler aria-aria. Privo di contralbero di equilibratura, in quanto l’architettura boxer non necessita di tale componente alla luce delle contenute vibrazioni, eroga 148 cv e 350 Nm di coppia a fronte di una percorrenza media, complice il cambio CVT, di 16,4 km/l. Un risultato tutt’altro che disprezzabile per una vettura pesante oltre 1.600 kg.

Più che le prestazioni pure – scatta da 0 a 100 km/h in 9,9 secondi e raggiunge i 188 km/h – la dote migliore della nuova Forester è la polivalenza, favorita dall’operato della trasmissione a variazione continua Lineartronic. L’effetto frullatore, tipico dei CVT appannaggio della concorrenza, è scongiurato: affondando il pedale dell’acceleratore il motore sale sì immediatamente di giri, ma evitando d’imitare gli scooter smarmittati e, soprattutto, con una proporzionale crescita della spinta. La terribile sensazione d’essere seduti su di un macinino da caffè è lontana anni luce dal comportamento di Forester. Il cambio, derivato dall’unità appannaggio dei 3.6 benzina in gamma, non mortifica la generosa erogazione di coppia del motore e anzi ne favorisce lo sfruttamento tanto nei passaggi fuoristrada quanto nel misto.

È possibile parlare di divertimento al volante? Sebbene le SUV moderne siano sempre più spesso coinvolgenti quanto una dotta dissertazione in lingua russa su La corazzata Potëmkin, Forester esce dal coro grazie alla reattività ai bassi regimi del 2.0 td, sottolineata da un turbo lag decisamente ridotto, e alla taratura delle sospensioni non eccessivamente cedevole, così da garantire il corretto assorbimento delle imperfezioni dell’asfalto a prezzo di un rollio non mortificante. Forzando il ritmo nel misto è possibile altresì apprezzare la tendenza al sottosterzo pressoché nulla e la precisione dell’avantreno in inserimento, così come la stabilità del retrotreno, scarsamente sensibile in rilascio e in grado d’infondere sicurezza in ogni frangente. E il comfort? Regale. Anche affrontando buche e ostacoli con la moderazione di un hooligan inglese.

Tutto oro quel che luccica? Non proprio, ma se non del prezioso metallo aureo, almeno d’argento bisogna parlare. Lo sterzo, ad esempio, sebbene non dei più pronti, ha l’indubbio merito d’essere pressoché esente da reazioni fuoristrada, anche al cospetto di solchi profondi, mentre l’opzione manuale del cambio mediante levette al volante – così da simulare la presenza di 7 rapporti – è puntuale negli interventi quanto Calisto Tanzi nel pagare le tasse. Meglio affidarsi alla gestione automatica e, in caso di passaggi off road impegnativi, mettere la propria incolumità nelle mani del sistema di trazione integrale – rapidissimo nel ripartire la coppia tra gli assali – e della tecnologia X-Mode che armonizza alle condizioni del terreno la gestione dell’erogazione, delle 4WD e dell’elettronica, nonché l’attivazione del limitatore della velocità in discesa. Fidarsi di Forester è bene, non fidarsi è… sbagliato!

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