Prova Suzuki Jimny 2019

Ci sono voluti vent'anni perché il "Suzukino" si evolvesse di ancora e lo ha fatto in modo pesante. Nuovo motore, selettore delle ridotte manuale e nuovi interni gli danno lo spunto per continuare nella sua missione di dispensatore di divertimento

2 ottobre 2018 - 15:10

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“Un atto d’amore”… così è stato presentato da Suzuki il nuovo Jimny. Sì, perché a ben vedere si tratta di un’automobile anacronistica. Il motivo è la sua scarsa convenienza economica, fattore che normalmente determina la sopravvivenza o la cancellazione di un prodotto dai listini di un’azienda. Ma nel caso della “Suzukina”, i vertici giapponesi hanno guardato più ai desideri del proprio pubblico che alle proprie tasche e così hanno messo mano al progetto più longevo della storia del marchio (sono 50 anni che percorre asfalti e sterrati del mondo) e lo hanno rinnovato profondamente.
E, già che c’erano, hanno pensato non solo a soddisfare tutti gli appassionati che non volevano rimanerne orfani, ma anche a fare breccia nel cuore di nuovi clienti e non credo faranno fatica a raggiungere il loro obiettivo.

Il Jimny, già LJ (1970) e poi SJ (1981), diventa tale nel 1998, quando nasce la terza generazione e così rimane, praticamente immobile, fino a oggi. Un caposaldo e un’icona per Suzuki, l’unico fuoristrada compatto – sotto i 4 metri – al mondo ha avuto una vita di successi, sanciti dai 2,85 milioni di esemplari venduti nei suoi quasi cinquant’anni di onorata carriera.
La “Suzukina”, come è stata ribattezzata in tutto il mondo, si vanta di non essere un rifacimento come Mini, 500 o Maggiolino e di essere fedele a se stessa da sempre. Anche l’ultima generazione si sviluppa su quattro punti fermi, considerate caratteristiche essenziali per il fuoristrada: telaio a traliccio; motore longitudinale; sospensioni ad assale rigido a tre link e molle elicoidali; trasmissione 4WD Allgrip Pro, con marce ridotte.
MOSTRA I MUSCOLI
Esteticamente il Jimny ha cambiato pelle. Linee nette e squadrate (in stile Classe G, permettetemi l’accostamento…) che lo rendono più muscoloso e deciso, oltre che avere una reale funzionalità legata al miglioramento della visibilità e alla percezione degli ingombri in off-road. Esibisce con orgoglio alcuni degli elementi stilistici che hanno caratterizzato le versioni che lo hanno preceduto, come i fari tondi con indicatori di direzione separati, la griglia frontale a elementi verticali, le fessure orizzontali alla base dei montanti e i gruppi ottici posteriori sul paraurti (posizione che ha permesso di aumentare l’ampiezza dell’apertura del portellone posteriore). Il bordo del tetto è segnato da canaline, la linea di cintura presenta uno scalino nella parte frontale dei finestrini anteriori, i passaruota sono più larghi e i cerchi sono in lega, scuri, da 15″.

Il Jimny è disponibile in otto colori fra cui uno – Giallo Kinetic – pensato per spiccare in condizioni climatiche avverse o nei luoghi di lavoro e uno – Verde Amazzonia – pensato proprio con lo scopo opposto, ossia minimizzare l’impatto visivo sull’ambiente naturale. Per i dandy c’è la possibilità di avere il tetto nero, in contrasto.

SOTTO IL VESTITO TANTA SOSTANZA
Le novità più succose sono però quelle che non si vedono se non alzando il cofano o sdraiandosi sotto la macchina… Sempre quattro cilindri longitudinale, ma ora da 1,5 litri, il motore eroga 102 cv a 6.000 giri e 130 Nm a 4.000 giri, con un incremento delle prestazioni soprattutto ai regimi più bassi e una diminuzione di ingombri e peso rispetto al precedente 1,3 litri.

La trasmissione è a cinque marce, con l’opzione automatica a 4, e dispone di sistema 4WD inseribile e marce ridotte che torna a essere azionato (come chiedono i puristi) con un selettore manuale posizionato dietro la leva del cambio e connesso direttamente alla trasmissione. Grazie al sistema 4WD Allgrip Pro, il cambio da due a quattro ruote motrici può essere fatto con l’auto in movimento. Ad aiutare il guidatore nella guida in fuoristrada c’è anche un po’ di elettronica, con Hill hold control e Hill descend control.

Il telaio continua a essere a traliccio, ma è stato irrobustito grazie a una nuova traversa a X e due trasversali che conferiscono maggior rigidità torsionale e robustezza. Anche le sospensioni mantengono lo schema ad assali rigidi con tre punti di ancoraggio, che Suzuki considera le migliori per la guida fuoristrada, poiché quando una ruota è spinta verso l’alto da un ostacolo, la ruota opposta è premuta verso il basso, fornendo un grip ottimale sui terreni irregolari.
CAMBIA ANCHE DENTRO
Abbiamo detto che, se l’utilizzatore professionale è il “bersaglio grosso”, il nuovo Jimny è stato pensato per colpire anche altrove. Questo è uno dei motivi per cui, senza venire meno a semplicità, essenzialità e funzionalità, gli interni del Suzukino sono curati e realizzati con materiali e gusto che accrescono la sensazione di qualità percepita. Il colore dominante è il nero, scelta dettata dalla convinzione che aiuti a concentrarsi completamente sulla guida senza distrazioni di colori, inserti o fronzoli superflui; inoltre, le linee orizzontali create dal pannello strumenti e quelle verticali della console centrale aiutano a percepire l’inclinazione della vettura quando si affrontano terreni particolarmente accidentati.

Il pannello strumenti e l’area circostante hanno una superficie ruvida antigraffio e antimacchia, maniglie e comandi sono a portata di mano e facili da azionare anche se si indossano i guanti o se si sta “ballando” su fondi sconnessi. Il quadro strumenti è sempre illuminato per poter essere costantemente leggibile anche quando si passa da zone in piena luce a zone in ombra. Di serie ci sono un display Touch 7’’ multimediale, Bluetooth e connettività multistandard.
Lo spazio di carico a sedili abbassati è cresciuto di 53 litri (siamo a 377 litri) rispetto alla versione precedente e il retro dei sedili posteriori e la superficie di carico sono rivestiti in materiali plastici per facilitare la pulizia. Sono ovviamente previsti sedi vite per ogni lato sotto i finestrini posteriori e sedi per ganci sul piano di carico.
COSA CHIEDERE DI PIÙ
Il nuovo Jimny è disponibile solo in una versione, che è già full optional (compreso i sedili riscaldabili) e l’unica cosa che si può chiedere oltre a ciò sono il cambio automatico (1.500 €, da gennaio) e la verniciatura bicolore, con tetto nero (400 €). Non mancano le soluzioni tecnologiche votate alla sicurezza attiva contenute nel pacchetto Suzuki Safety Support: il sistema “attentofrena”, nel momento in cui rileva una potenziale collisione può, a seconda della situazione, allertare il pilota, renderne più incisiva la frenata o frenare autonomamente. I sistemi “guidadritto” e “restasveglio” aiutano il guidatore a mantenere l’attenzione evitando involontarie deviazioni dalla corsia di marcia, mentre “nontiabbaglio” commuta automaticamente i fari tra abbaglianti e anabbaglianti. Infine, il sistema “occhioallimite” (traffic sign recognition) monitora i segnali stradali presenti sulla strada e li mostra nel quadro strumenti.
Il nuovo Jimny costa 22.500 euro.
DRIVE

Le premesse e le promesse di Suzuki nel presentare il nuovo Jimny, avevano alimentato una forte curiosità, tanto quanto la cartina con l’itinerario che avremmo percorso alla sua guida. Un anello di 90 km di cui quasi 70 di fuoristrada, con situazioni di fondo disparate, compreso una divagazione in una cava nella quale era stato allestito un percorso off-road in stile parco giochi.

BELLA FUORI BELLA DENTRO

Le dimensioni del Jimny sono mini ma lo spazio per guidatore e passeggero per nulla sacrificato; i nuovi interni sono riusciti: tanta plastica sì, ma di buona qualità e piacevole aspetto, oserei quasi l’aggettivo “elegante” per alcuni particolari come il quadro degli strumenti e il display, circondati da cornici lucide. I sedili sono comodi, contenitivi quanto basta anche nella guida fuoristrada, pulsanti grandi e ben posizionati (anche se per un po’ ho continuato a cercare l’alzacristalli alla mia sinistra, sul bracciolo della portiera…), ben dimensionato anche il volante, con la praticità dei comandi integrati e piazzato al posto giusto anche il cambio, seguito dal selettore delle quattro ruote motrici e delle ridotte (tornato a grande richiesta di nuovo manuale).

BELLA VISTA
Ottima la visuale, con il parabrezza quasi verticale e gli ampi finestrini che offrono il perfetto controllo dei confini dell’auto, grazie anche alle forme intelligentemente squadrate che danno la precisa percezione degli ingombri. In marcia si apprezza anche la silenziosità dell’abitacolo, migliore di quanto ricordassi sulla versione precedente.

Il quattro cilindri benzina da 1.500 cc e 102 cv non è male, ha un discreto tiro e marce spaziate bene, il che non ti obbliga a continuare a giocare con il cambio.
Leggero, agile e rigoroso, il Jimny su asfalto si guida bene, facile e molto prevedibile. Il telaio più rigido ne aumenta la stabilità e la precisione (quando si alza un po’ il ritmo, lo stridore delle gomme è compagno di curve, ma senza fastidiose imbarcate), mentre le sospensioni regalano un buon comfort.

Preciso anche il navigatore ed efficace il climatizzatore, anche perché per raffreddare un abitacolo di dimensioni così contenute non ci vuole grande fatica…
Ho trovato invece poco efficace il lane assistant (“guidadritto” lo chiamano in Suzuki) che trasmette alle mani una quasi impercettibile vibrazione accompagnata da un altrettanto timido lampeggio della spia sul quadro strumenti.

4WD, RIDOTTE E TANTI SALUTI ALLA COMPAGNIA…

Ma veniamo al divertente… Inserire le 4WD è semplice e può essere fatto in movimento, mentre per le ridotte ci si deve fermare. Sugli sterrati, purché non ripidi e con un fondo consistente, le 2WD sono comunque più che sufficienti, anche se con le 4 ruote motrici diventa divertente schiacciare il gas già a centro curva e schizzarne fuori alzando terra sia davanti sia dietro…
Dai primi sterrati scorrevoli e poco più che ondulati, per prendere confidenza con le reazioni dell’auto, a qualche rampa utile a saggiare i sistemi elettronici di assistenza, per poi dirigerci finalmente verso il Monte Pinu e cominciare la scalata ai suoi 700 metri, che ne fanno la cima più alta della zona, un balcone da cui ammirare la costa e persino scorgere la Corsica. Ordinaria amministrazione per il Jimny, che fino a un terzo di salita quasi si vergogna se proviamo a inserire le ridotte…

RIDOTTE
Poi la strada si fa più tortuosa, i tornanti diventano ravvicinati, ripidi e il fondo eroso dalle piogge è segnato da profondi canali e costellato da pietre via via più grosse e dense. Ora le ridotte servono davvero, così da evitare giochi di frizione e permettere di salire con un filo di gas, affrontando gli ostacoli con autorevole dolcezza. Delle due sezioni “Hard” previste dalle nostre guide, una era diventata quasi impraticabile a causa del fango formatosi nei giorni precedenti, così ci siamo concentrati su quella hard in tutti i sensi, poiché caratterizzata da grosse pietre smosse. Un tratto di una ventina di metri sul quale ci siamo davvero resi conto di quanto sia percepibile la posizione dei Jimny sul terreno e del buon lavoro di telaio e sospensioni.

I suo angoli sono ancora migliori che in passato: 37° attacco, 49° uscita, 28° dosso e permettono di guidare con sicurezza anche su terreni davvero impervi, ma è stato in cava che abbiamo avuto modo di apprezzarli al meglio.
Nel nostro play-ground erano state ricreate delle situazioni miste, con le classiche figure tipiche della guida off-road: cambi di direzione a U, curve a gomito, rampe in salita e discesa, twist e contropendenze… Qui abbiamo avuto la conferma di come il Suzukino sia votato al fuoristrada: lo si gira in un fazzoletto, trazione e capacità di arrampicarsi sono eccellenti e proprio questo aspetto gli istruttori volevano che apprezzassimo, chiedendoci di percorrere tutto il giro senza spostarci dalla prima ridotta. Sui twist, in particolare, protagonista è stato il sistema di controllo di trazione LSD, che frena le ruote che slittano e ridistribuisce la coppia a quelle in trazione. Molto efficace anche il sistema di controllo della discesa (hill descent control) che, per chi non lo conoscesse, gestisce in autonomia la frenata per avere il perfetto controllo di direzionalità e grip.

Prima di affrontare la parte meno piacevole del test drive, ossia riconsegnare le chiavi del Jimny, ho dato un’occhiata ai consumi, preparato al peggio. Invece la temuta sincope non c’è stata: l’indicatore segnava 8,3 litri/100 km, non male come risultato se si pensa che avevamo percorso circa 70 km di off-road, senza peraltro risparmiare né in trazione integrale né in ridotte.
Ora non resta che trovare una buona scusa per tornare ad averlo fra le mani, ma le idee non mancano…

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