Prova Volkswagen Golf VII 2017

Con il primo lifting di mezza età della sua lunga storia la Golf cambia più dentro che fuori aggiungendo tecnologia e lusso. Con lei debutta il nuovo motore 1.5 TSI da 150 cv, scelta giusta per chi non macina molti km. Leader di mercato non a caso resta il punto di riferimento del segmento C.

10 febbraio 2017 - 14:02

C’è sempre una prima volta, per tutto. Anche per la Golf. Da quando è arrivata sul mercato la media di Wolfsburg non ha, infatti, mai ricevuto un restyling di metà carriera. Si è sempre parlato di generazioni Golf III, Golf IV, Golf V eccetera. Da una generazione all’altra Golf restava invariata. La settima generazione però fa un’eccezione, per la prima volta in oltre 40 anni di vita la Golf si concede una rinfrescata prima del cambio generazionale. Doveroso, perché la tecnologia elettronica corre molto più velocemente rispetto a quanto non faccia quella dell’auto che ha tempi di ricambio generazionale che nei confronti dell’elettronica paiono ere geologiche. Pur partendo con le tecnologia più avanzate, quindi, si rischia di essere “vecchi” dopo due anni, mentre concorrenti che nel frattempo arrivano sul mercato. Situazione che nemmeno una star come la Golf si può permettere.

Ecco quindi che Volkswagen ha deciso di lanciare la Golf VII e mezzo. Dicitura giustificata dal fatto che le innovazioni introdotte (soprattutto a livello di assistenza alla guida e dotazione di bordo) sono molte e “pesanti”.

La prima ondata di arrivi (in primavera) riguarda le rinnovate varianti di carrozzeria a tre e cinque porte oltre alla versione Variant (station wagon), mentre nei mesi successivi arriveranno GTI e la GTE (ibrida Plug In). L’elettrica e-Golf è attesa invece per la fine dell’anno. Tutte le nuove Golf condividono interventi estetici di dettaglio, limitati ai gruppi ottici, ora disponibili anche in configurazione full LED, al paraurti anteriore, lievemente più prominente e corredato di un’inedita presa d’aria inferiore, e all’aspetto generale della vettura, reso più affilato. A un primo colpo d’occhio potrebbero apparire minime anche le variazioni in abitacolo, dato che, fatta eccezione per le modanature di plancia e porte, tutto richiama la nota Serie VII. Tuttavia le novità introdotte sono di “peso” e come spesso accade a Golf (che ama essere la prima tra le segmento C cosiddette “di massa” a introdurre dotazioni premium), tracciano un sentiero che poi gli altri si troveranno a dover seguire.

Queste novità alzano ulteriormente il livello di pregio della Golf, a cominciare dalla disponibilità di un alloggiamento per la ricarica wireless dello smartphone e della strumentazione integralmente digitale (optional) battezzata Active Info Display (la prima del segmento), caratterizzata da un display TFT da 12,3 pollici estremamente personalizzabile nelle informazioni. Rinnovato anche il touchscreen al centro della console, ora disponibile in tre configurazioni da, rispettivamente, 6,5, 8 e 9,2 pollici, quest’ultimo un vero e proprio monitor in alta definizione. Il top di gamma, incluso nel sistema d’infotainment Discover Pro, porta in dote i comandi vocali e – prima assoluta nel segmento – gestuali (tipo swipe), che consentono per ora solo funzioni semplificate. Muovendo la mano in orizzontale si possono cambiare le schermate o la stazione radio.
Un apparato multimediale d’ultima generazione non può ovviamente rinunciare ai protocolli di comunicazione con i device portatili Apple CarPlay e Android Auto, così come alla connessione internet (che in questo caso si chiama Car-Net) per la fruizione di servizi on-line quali le informazioni sul traffico e le previsioni meteo, la ricerca di un parcheggio (che si può anche prenotare direttamente) o la fruizione dei servizi di Google Earth. Tutte dotazioni che potenzialmente (perché fanno parte di pacchetti optional) appannaggio della nuova “Golf VII e mezzo” che cresce nettamente anche sotto il profilo della sicurezza. Debuttano infatti il cruise control adattivo corredato della funzione di marcia semiautomatica – segue il traffico, complice il controllo del mantenimento di corsia – la frenata automatica d’emergenza, il riconoscimento della segnaletica stradale e l’assistenza al parcheggio con il rimorchio.

Se la parte elettronica è stata fortemente evoluta, quella meccanica invece regala conferme. Invariato il pianale costruito sulla piattaforma MQB condivisa da molteplici modelli del Gruppo VW e portata al debutto proprio dalla Golf VII nel 2012 e invariate tutte le dotazioni “telaistiche” che arrivano fino all’assetto adattivo. La novità arriva invece sotto il cofano con il debutto di un nuovo quattro cilindri Turbo 1.5 TSI da 150 cv e 250 Nm di coppia, dotato della tecnologia “cylinder on demand” (COD) che in alcune situazioni di guida disattiva 2 dei 4 cilindri così da aiutare nel contenimento dei consumi. Propulsore che in futuro verrà proposto anche in configurazione BlueMotion da 130 cv e 200 Nm. Altra novità, il cambio a doppia frizione DSG a 7 marce sostituisce l’analoga unità a 6 rapporti. Confermati tutti i motori TDi, mentre arriva un po’ di pepe in più per il 2.0 Turbo Benzina che riceve in regalo 10 cv passando da 220 a 230, mentre sono ben 15 i cv in più della versione Performance (probabilmente l’unica che arriverà in Italia) che ora tocca quota 245 cv.

DRIVE
Tutti nella vita hanno avuto a che fare almeno una volta con una Golf…
Ci sali, la tocchi, la guidi e ti chiedi cosa mai potrai scrivere ancora su quest’auto che nei suoi 40 anni di vita ha senza dubbio scritto più di una pagina della storia del segmento C. Così perfetta da rischiare di essere perfino noiosa. L’articolo potrebbe anche finire qui.

Per fortuna qualcosina da scrivere ancora c’è su questo modello fondamentale per Volkswagen a cui vengono dedicate cure degne di auto di classe superiore e che nonostante tutto continua ad evolversi.
Tutto è di alta fattura all’interno dell’abitacolo, dai materiali soft touch sparsi ovunque, alla sensazione di innegabile solidità che ti regala ogni comando. Niente da dire davvero. Ora, con l’arrivo dei nuovi sistemi Golf compie un ulteriore passo avanti. L’Active Info Display offre uno scenografico punto di vista sulle informazioni di bordo oltre a molte comodità, e il display centrale da 9,2 pollici (di cui erano ovviamente dotate tutte le auto in prova) offre un impatto veramente degno di nota, e una funzionalità eccellente. Con dimensioni così generose, si possono splittare le informazioni in varie aree dello schermo seguendo quindi il navigatore mentre si cambia stazione radio, tutto senza cambiare schermata. E i comandi gestuali? Premesso che devo ancora comprenderne l’utilità (non solo sulla Golf, anche su altre auto) visto che la stazione posso cambiarla comodamente senza togliere le mani dal volante sono comunque qualcosa di cui vantarsi con gli amici. L’effetto “wow” è assicurato, anche se la funzionalità non è a mio parere ottimale, serve prenderci un minimo la mano per muoversi nell’area corretta.

Ho dedicato le mie attenzioni al nuovo motore 1.5 TSi, unità interessante (VW in questo caso non ha ceduto alla tentazione del tre cilindri) caratterizzata da una buona disponibilità di coppia fin dai regimi più bassi. Gira e spinge quasi come un Diesel garantendo però una consistente dose di allungo in più. Abbinato al nuovo DSG (sempre molto pronto e veloce nel prendere la decisione giusta anche in fase di sorpasso) offre un’accoppiata che lavora in sintonia accontentando si chi ama la guida rilassata sia chi ama la guida sportiva. Quando si viaggia tranquilli la coppia ai bassi aiuta il cambio a usare marce alte tenendo bassi i regimi di rotazione e aiutando i consumi e la disattivazione dei cilindri è pressoché inavvertibile (aumentano leggerissimamente le vibrazioni ma devi proprio impegnarti per percepirle) se non per l’avviso che compare nell’Active Info Display. Un buon motore che conferisce alla Golf spunto e vivacità quando serve ma anche grande comfort quando si viaggia da passisti.

Nonostante tutte le accortezze per renderli sempre più sobri, il tema consumi resta ancora un punto caldo per i motori turbo benzina, i 4,7 litri per 100 km dichiarati sono forse ottenibili in situazioni ottimali, in una giornata di guida normale, con qualche accelerazione per “misurare” il nuovo motore, abbiamo invece misurato valori di poco superiori ai 7 litri per 100 km. Questo motore resta quindi una buona scelta per chi non macina molti km all’anno, per gli altri il TDi (magari in versione 2.0 150 cv) resta ancora la miglior scelta. Sempre che non decidiate di cedere alle lusinghe della GTD, la Golf che vorrei nel mio garage capace di offrire un mix perfetto tra prestazioni, guida brillante, consumi e comfort. Come dite? Alla fine è la solita Golf? Si, lo è. Per fortuna.

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