In realtà, cominciò tutto qualche anno prima del 1948, con il progetto di una vettura popolare: la Volkswagen (da volks, popolo e wagen, auto) Maggiolino. Finché, passate le sofferenze della guerra, al figlio di Herr Porsche, Ferry, non venne in mente di ricavare un’auto sportiva dalla robusta ma tranquilla base del Maggiolino. Insieme al progettista Karl Rabe e al designer Erwin Komenda, pose le basi per la nascita della prima Porsche, la 356. Un marchio relativamente giovane Porsche, che festeggia i 70 anni più in forma che mai.

Porsche 356
In ufficio e in pista

Da lì, un successo dietro l’altro. All’inizio degli Anni ’60, quando l’iconica 911 era ancora in fase di… “gestazione”, le Porsche si erano già costruite la reputazione di auto cvincenti in gara soprattutto grazie alla loro robustezza. Come dimenticare gli anni d’oro nella 24 Ore di Le Mans? Poi, naturalmente, oltre alle competizioni, c’era e c’è il prodotto. Perché, da che Porsche è Porsche, con una 911 puoi andare tutti i giorni in ufficio (fare colazione più tardi e tornare più in fretta a casa la sera, recitava una pubblicità dell’epoca) senza rinunce, ma anche a teatro il sabato in dolce compagnia. E, la domenica mattina, puoi presentarti davanti ai cancelli di un circuito per un track day. Il tutto con la stessa auto.

Porsche 911S MY1966
“Fabbrica-vedove”

Certo, non sono sempre state rose e fiori per la 911. Prima di tutto, c’era la questione della dinamica di guida. Per risolvere i problemi di stabilità alle alte velocità delle prime 911, che ricordiamo aveva il motore montato a sbalzo, per cui oltre l’asse delle ruote posteriori il che influenzava molto la distribuzione dei pesi dell’auto, i tecnici Porsche misero delle vere e proprie zavorre nella parte anteriore, nel tentativo di tenere giù il muso. Ci pensarono poi le varie Turbo e, più recentemente, la saga delle brutali GT2, per attaccare ad alcuni modelli di 911 il cartellino di widow-maker (creatrice di vedove). Naturalmente, con il passare del tempo questi problemi – grazie anche agli enormi progressi tecnologici fatti nel campo delle sospensioni e della dinamica del veicolo – sono praticamente scomparsi.

Porsche 928
Le Transaxle

Ma Porsche non è solo 911. La famiglia delle Transaxle – il cambio in blocco con il differenziale al retrotreno, con il motore montato davanti – ne è un fulgido esempio. Le varie 924, 944, 968 e 928 fanno parte di un altro, grande capitolo della storia della Cavallina di Zuffenhausen. Vi basti un dato: la 911 ha impiegato quasi 12 anni per vendere 100.000 esemplari, la bruttina ma intelligente 924 ci è riuscita in poco più di quattro. Senza dimenticare il capitolo Cayenne e Panamera, esempi di SUV e berlina/shooting brake per viaggiare velocemente.

Porsche Carrera GT
Una storia di supercar

Se la 959 ha avuto il merito di aver sviluppato diverse soluzioni tecniche ancora valide, come la trazione integrale e la doppia sovralimentazione, la straordinaria Carrera GT del 2003 rimane comunque una delle supercar Porsche più eccitanti di tutti i tempi, con il suo V10 da 612 cv rigorosamente aspirato. In grado di farle raggiungere i 334 km/h, grazie anche ad alcuni accorgimenti (come il pomello del cambio in legno di balsa) che limitavano il peso a 1.380 kg in ordine di marcia. Quanto una compatta di oggi.

Porsche 911 991 GT3 RS
Il record sulla Nordschleife

Oggi, l’ibrido è entrato prepotentemente nella gamma Porsche. A vari livelli, anche nel Motorsport. Ma il cuore della cavallina di Stoccarda batte ancora per il nettare ottanico: è notizia di questi giorni che la nuova Porsche 911 GT3 RS, guidata dal top driver Kévin Estre, ha stabilito il nuovo record per vetture stradali sportive sul vecchio anello del Nürburgring. Il pilota francese ha infatti girato in 6:56.4 minuti, sfruttando alla perfezione i 520 cv del flat-six aspirato da 4 litri. Un bel modo per celebrare i 70 anni dell’azienda, non trovate?