Prova Suzuki Swift 1.6 VVT Sport

Suzuki Swift Sport è il cavallo di razza tra le compatte giapponesi: motore millesei benzina da 136 cavalli, carrozzeria a due porte, linea giovane e aggressiva

19 luglio 2012 - 11:07

Chi a metà degli anni ’80 era in età da patente non può che ricordare con grande piacere tutte quelle vetture, capitanate dalla Peugeot 205 GT 1.6 prima e 1.9 poi, che hanno spopolato e fatto sognare. Era un periodo in cui le prestazioni e il fascino delle competizioni si coniugavano perfettamente con l’idea di vettura dedicata a un pubblico giovane ma sportivo, desideroso di sensazioni forti alla guida: Peugeot, Renault, Fiat erano in testa alle classifiche di gradimento con motori performanti, a volte sovralimentati, e sempre con cilindrata inferiori ai due litri.

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I tempi sono cambiati, le prestazioni dichiarate in rapporto alla cubatura sono aumentate; Suzuki Swift Sport è un buon esempio, con il suo motore benzina da 1.600 centimetri cubi e 136 cavalli di potenza. La compatta giapponese è stata fin da subito identificata come una delle concorrenti più accreditate del “fenomeno” MINI. A differenza dell’antagonista inglese il prezzo d’acquisto è decisamente più abbordabile. Nel pacchetto ci sono ESP, sette airbag e una serie di accessori sportivi come i cerchi da 17 pollici e varie appendici aerodinamiche. La “Suzukina” è un ottimo esempio di come la produzione giapponese possa essere appetibile: esteticamente la sua linea ci è piaciuta fin dal debutto, come del resto i materiali nell’abitacolo, di buona qualità.

Abitacolo che denota una sportività dal carattere smussato: impunture rosse sui profili dei sedili, sul volante e nella zona del cambio ben sposano il design sobrio e le poche aree in alluminio satinato. Posizione raccolta, quella di guida, che però lascia il giusto spazio a taglie massime nell’ordine del metro e 80 centimetri di altezza… Oltre si rischia di penalizzare i posti posteriori che, nonostante le due porte, restano facilmente accessibili.

Ancora una volta ci preme sottolineare come i posti veri alla fine siano sempre e comunque quattro: inutile sperare di accogliere il quinto, il rischio di overbooking è scontato. Ciò che possiamo dire è che, a dispetto delle dimensioni compatte della Swift Sport (3 metri e 89 di lunghezza), riesce a garantire un comfort più che soddisfacente; le sospensioni che garantiscono un sano divertimento, volendo anche in circuito purché non si cerchi la performance agonistica, fanno da giusto filtro sulle strade di tutti i giorni.

Anche la vita vera, quella del commuting e del classico tragitto casa ufficio, non è problema per la Swift Sport. I cerchi da 17 pollici con pneumatici ribassati /45 – notoriamente refrattari al comfort – non mettono in crisi le sospensioni, in grado di smussare tutti gli spigoli dell’asfalto cittadino. Anche i sedili, benché avvolgenti, non sono “legnosi” nella seduta, quindi spazio al viaggio!

L’allestimento Sport si conferma convincente e non ridondante –  rischio che pure si corre sulle piccole vetture sportive –  e sono gli accessori, molti e utili, a fare la differenza, senza tuttavia far aumentare troppo il prezzo d’acquisto.

Con sette airbag di serie, compreso quello a tendina e quello specifico per le ginocchia del guidatore, nonché il pacchetto elettronico che comprende ESP – controllo elettronico di stabilità – e TCS – controllo di trazione – la Swift è pronta all’uso. Quanto costa? Meno di quanto si pensi: 17.900 euro tutto compreso!

DRIVE

Volante in mano e battistrada che corre veloce sotto i palmi: è la sensazione che comunica l’avantreno di questa Swift Sport, che per far capire il suo potenziale si tuffa in pista senza battere ciglio. 136 cavalli che divertono, che mettono in discussione la necessità di potenze superiori su strada e soprattutto su un tracciato medio corto con tratti molto tortuosi. La pista che ci ospita per questo test è il Motodromo di Castelletto di Branduzzo: curve in appoggio da terza che chiudono secche, un rettilineo sufficientemente lungo per raggiungere velocità interessanti e soprattutto decelerazioni incisive, che mettono alla prova l’impianto frenante e le gomme, sempre in appoggio.

Swift Sport che immaginiamo guidata, se non sempre comunque molto spesso, facendo “cantare” il quattro cilindri da 1.600 centimetri cubi in prossimità della zona rossa del contagiri, a quota 7mila giri. Il comportamento della piccola è ineccepibile; la potenza è buona ma non sconvolgente, e i 136 cavalli garantiscono le buone sensazioni che ogni vettura sportiva deve trasmettere.

Il cambio a sei rapporti è preciso negli innesti, con una corsa della leva tutto sommato corta, e questo aiuta anche nelle scalate “peggiori” quando, giocando, si cerca di spuntare un tempo dignitoso sul tracciato di riferimento.  Dal nostro test emerge che il motore, benché non sovralimentato, riesce a garantire un’elasticità di guida più che buona. Anche a 2mila giri indicati, “tira” fuori dalle curve e spinge deciso senza perdere brio fino alla zona rossa del contagiri.

Anche le sospensioni hanno il giusto carattere per accompagnare nella guida motore e freni. L’atteggiamento è chiaramente votato alla guida briosa ma questa scelta, contrariamente a quanto si pensi, tiene conto anche del necessario comfort stradale e autostradale. Nemmeno i cerchi da 17 pollici riescono a ridurre la qualità di vita all’interno dell’abitacolo, che guadagna buoni voti a livello di insonorizzazione lasciando però al guidatore il piacere di ascoltare gli assoli del doppio terminale di scarico cromato.

Parentesi sicurezza attiva e passiva. A disposizione della Swift Sport ci sono sette airbag, di cui uno specifico per le gambe del guidatore e ovviamente  il Traction Control e l’ESP – Electronic Stability Program – che gestisce la perdita di aderenza e l’eventuale sbandata; gli ultimi due dispositivi sono disattivabili e permettono a chi si trova dietro il volante di divertirsi nel modo giusto. La forza della Sport sta nel suo telaio e nelle sensazioni – molto buone – che comunica a chi guida; mai durante la prova abbiamo  avuto la percezione di una perdita di aderenza non gestibile; il più delle volte è bastato semplicemente alleggerire il gas o controsterzare con decisione.

Cosa le manca? Nulla, visto che anche il prezzo non spaventa, soprattutto in virtù del pacchetto di dotazioni di serie.

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