A volte la vita è strana. Dopo aver conquistato oltre 21 milioni di automobilisti in quasi tutti gli angoli del globo e 80 anni di carriera, succede che qualcuno, d’improvviso, cali il sipario sulla vita di un’auto che è diventata un’icona: così, senza proclami né festeggiamenti, va in pensione la Volkswagen Maggiolino, o Beetle che dir si voglia.

UN’AUTO UNA MISSIONE

Nata nel 1938 per volere del peggior dittatore della storia, Herr Adolf Hitler, doveva essere l’auto del popolo per eccellenza: il nome Volkswagen (da volks, popolo, e wagen, macchina), poi diventato famoso nel mondo automobilistico, nacque proprio con questa auto. Il Fuhrer – dopo aver incaricato del progetto un certo Ferdinand Porsche – la volle aerodinamica, perché consumasse poco, raffreddata ad aria, perché non avesse problemi né al caldo né al freddo estremo, e semplice da riparare. Motore boxer eterno, trazione posteriore, cambio a quattro marce. Da lei, anche se può sembrare strano, discese un altro pezzo da novanta dell’automobilismo mondiale: la Porsche 356.

LUNGA VITA

Dopo aver assolto a diversi compiti bellici, la Volkswagen Maggiolino (o Kafer, scarafaggio in tedesco) diventò un’insostituibile compagna di vita per tanti automobilisti. Prima ancora di diventare un’icona hippie, guidata da gente con capelli lunghi, pantaloni a zampa e chitarra sempre a portata di mano. Figlia putativa di una cultura che – le stranezze della storia – detestava con tutto il cuore il motivo per cui il Kafer era nato. Mentre il Maggiolino originale stava per trovare la sua “dolce morte” negli impianti produttivi di Messico e Brasile, nel 1998, a Wolfsburg, si decide di riaprire il cassetto dei ricordi.

IL MAGGIOLINO DEL NUOVO MILLENNIO

Ad uscirne è una Volkswagen Maggiolino (New Beetle) che, sfruttando la razionalità del pianale e della meccanica della Golf IV, nasceva con il preciso intento di riportare su una VW i capelloni di un tempo. Ma anche ragazze e signore che volevano distinguersi. Con forme geometriche, tocchi di stile e – a dire il vero – praticità pochina. Benzina aspirati e TDI iniettore-pompa, la rivoluzione di allora del gasolio. Un’auto che ha fatto degnamente il suo percorso di vita, anche in versione Cabrio, con capote che si ripiegava elegantemente sulla coda. Sull’onda dell’entusiasmo, nel 2011, ecco il nuovo modello.

DIPARTITA LENTA

Seguito, dopo cinque anni, dall’ultimo restyling. Fino alle due edizioni speciali, le Final Edition SE e Final Edititon SEL. Preludio della fine: l’anno prossimo (2019), la Volkswagen Maggiolino uscirà definitivamente di scena. A dir la verità, dall’anno modello 2011 la VW in questione non ha mai fatto faville in termini di vendite. Strano, in un certo senso, se si pensa ad altre celebri “riedizioni” di auto del passato (vedi il caso MINI, rilanciata nel 2001 da BMW) che, invece, hanno avuto subito grande successo.

NON E’ PIU’ TEMPO PER LEI

I motivi? Tanti e non tutti razionali. C’è sicuramente da citare il fatto che la Volkswagen Maggiolino moderna ha perso di vista l’economicità del passato, a cominciare dal prezzo di listino. E poi, naturalmente, è cresciuta in un contesto socio-economico profondamente mutato, dove l’auto perde d’interesse e diventa, troppo spesso, un mero strumento per raggiungere un punto B partendo da un punto A. Quindi, meglio una più razionale Golf di un Maggiolino con bagagliaio piccolo, tre sole aperture e il padiglione spiovente. O forse, semplicemente, era finito il suo tempo. Di certo c’è che, senza di lei – non solo auto, ma anche attrice, visto il numero di pellicole in cui è comparsa – il mondo delle quattro ruote sarà diverso. E, forse, un po’ più triste.