Prova ABS Bosch: sulle e-bike del futuro anche la frenata sarà assistita

1 febbraio 2019 - 12:01

Se il futuro sarà questo non lo possiamo dare per certo, però non dimentichiamo che, spesso, soluzioni che sembravano poco probabili hanno invece segnato una svolta evolutiva nel mondo a pedali.
Dai freni a disco ai cambi elettronici, dal monocorona agli pneumatici da 25, dalla cassetta da 12 velocità alla pedalata assistita… la storia della bicicletta è segnata di passi epocali sui quali pochi avrebbero scommesso. Dobbiamo dunque prepararci a un futuro fatto di ABS e sistemi elettronici di assistenza alla guida? Probabilmente sì, soprattutto in certi ambiti di utilizzo, come quello urbano, per certi versi situazione in cui pericoli e imprevisti sono più frequenti e dalle conseguenze più rischiose.

PARENTI ILLUSTRI

A oggi, il sistema più evoluto e già disponibile come opzione per il primo montaggio è quello messo a punto da Bosch. Il colosso tedesco, forte della sua posizione di leader tecnologico nel mondo automotive, ha avuto vita relativamente facile nel realizzare e ingegnerizzare la versione pensata per la bicicletta. Si tratta infatti di una evoluzione del sistema a un canale utilizzato sulle motociclette di piccola cilindrata, ottimizzato per rispondere a esigenze fatte di pesi, inerzie e velocità differenti.
Noi lo abbiamo provato come equipaggiamento di una Delite Riese & Müller, e-bike da turismo con power unit in configurazione “open” e quindi assistenza fino oltre il doppio dei canonici 25 km/h. Per rendere ancora più probante il test ci si è messa l’unica settimana piovosa di dicembre, capace di trasformare il pavé e le rotaie di Milano in un terreno molto insidioso e i sentieri del Parco del Ticino in un divertente playground.

COME È FATTO

Molto simile ai sistemi che Bosch utilizza nell’automotive, l’ABS da bicicletta è composto di una centralina di controllo montata anteriormente sotto il manubrio, da una spia posizionata sull’attacco manubrio e dal sensore di velocità. Funziona in accoppiata con l’impianto Magura CMe, realizzato ad-hoc e dotato di dischi da 180 mm con pinza a quattro pistoncini. Il sistema ha un peso complessivo di poco superiore agli 800 grammi e si alimenta grazie alla batteria della bicicletta: ovviamente, la funzionalità si interrompe nel momento in cui questa si scarica completamente.
A onor del vero, con la centralina, la spia e una matassa di fili, il cockpit ha un aspetto abbastanza sovraccarico, ma auspichiamo che l’evoluzione del sistema contempli una soluzione più pulita…

COME FUNZIONA

Sono essenzialmente due le situazioni in cui l’intervento dell’ABS – che diventa operativo quando si attiva l’assistenza del motore e funziona a partire dalla velocità di 6 km/h – si rivela provvidenziale.
Su superfici scivolose, il sistema evita che la ruota anteriore perda aderenza e si “chiuda”, scongiurando la più classica delle cadute.
Su superfici con massima aderenza, invece, il sistema evita che, a causa di frenate troppo brusche e aggressive, si verifichi il sollevamenti della ruota posteriore e il conseguente ribaltamento.
Il sistema monitora costantemente la velocità di rotazione delle ruote e la pressione nel circuito frenante e, quando si accorge che la ruota anteriore sta per bloccarsi, interviene sull’idraulica riducendo la potenza della frenata: in questo modo il sistema permette la massima decelerazione possibile senza rischio di bloccaggio.
A differenza di auto e moto, nel sistema ABS che Bosch ha sviluppato per la biciclette non è presente la pompa di ritorno dell’olio dei freni, situazione che permette al sistema di lavorare per un numero di cicli limitato, il che comporta (nel caso di una situazione che richieda un intervento prolungato, come una lunga discesa off-road ad alta velocità) un progressivo avvicinamento della leva al manubrio, situazione che torna alla normalità rilasciando la leva e permettendo al circuito idraulico di ripristinare l’equilibrio.

IL VERDETTO

L’ABS di Bosch funziona bene (sulla sua efficacia non avevamo dubbi…) e soprattutto si rivela un alleato prezioso e un utile aiuto alla guida (questo era il punto sul quale non avremmo scommesso). Superato il primo momento di titubanza, in cui non sai se fidarti fino in fondo, ti ritrovi a pinzare a quattro dita. Anche chi non è smaliziato nel dosare la frenata all’anteriore, può darci dentro senza paura di finire per terra.
Quando il grip è ottimale e non ci sono problemi di aderenza, il risultato è una frenata in spazi più ridotti, condizione benedetta soprattutto in città, dove il pedone che attraversa distratto o l’automobilista che apre la portiera senza guardare sono situazioni quotidiane.
Quando invece ci si trova a pedalare su fondi sdrucciolevoli, che si tratti di pavé umido, brecciolino o sterrato, il grosso vantaggio, soprattutto per chi non ha grande sensibilità, è quello di un avantreno che non “chiude” e non perde direzionalità.
Quindi? Beh, abbiamo già detto che il futuro non lo sappiamo leggere però, dopo una settimana di pinzate senza limiti, lo scetticismo iniziale è svanito e ora un euro sulla diffusione dell’ABS lo scommetteremmo. Forse anche due…

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