Prova Trek Madone 9.9 Project One

25 gennaio 2018 - 17:01

Foto Giovanni Mitolo/Variego

Facile innamorarsi della Trek Madone 9.9 Project One: è vistosa e allo stesso tempo elegante, fuori dagli schemi e contemporaneamente razionale. Coglie nel segno, a maggior ragione ammantata dell’azzurro che in Trek chiamano “California Sky Blue”, a ricordare il cielo dello Stato affacciato sul Pacifico, terra d’elezione dei sognatori di tutto il mondo. E in un certo senso la Madone fa sognare: di essere professionisti, innanzitutto, magari aggregati al team Trek-Segafredo, in partenza per le prime sfide dell’anno, quelle dell’australiano Tour Down Under.

Bicicletta raffinata per progetto e soluzioni tecniche, la Trek Madone è posta al vertice della gamma e rappresenta in modo emblematico la sempre più ampia categoria delle aero. Modelli, cioè, che possono vantare coefficienti di penetrazione aerodinamica più favorevoli rispetto alle bici standard. Trek ha fatto le cose per bene, prevedendo una sezione frontale molto rastremata sia per la forcella, caratterizzata da foderi larghi e piatti, sia per le sezioni del cannotto di sterzo e del tubo sella. Il primo integra in parte il freno anteriore, appositamente progettato, che in fase di curva provoca l’apertura di due piccoli sportelli simmetrici: chiusi sul dritto, per garantire la più ridotta sezione frontale possibile, si aprono appunto in curva, in modo proporzionale all’ampiezza della svolta. Alla vocazione aero non sfuggono né il manubrio integrato, che vanta il passaggio dei cavi interno e quindi invisibile, né il reggisella con micro regolazione. Tutta la bici, del resto, è progettata per essere aerodinamica in ogni dettaglio.

Le sezioni dei tubi sono decisamente generose, come si evince dal monumentale obliquo, che ospita in un apposito vano la centralina del cambio elettronico e va a inserirsi nella imponente area del movimento centrale. Eventuali dubbi sulla rigidità dell’insieme svaniscono osservando le sezioni e le forme del telaio, identificate dal costruttore tramite il riferimento KVF (Kammtail Virtual Foil). La tecnologia costruttiva è quella già nota che Trek riserva all’alta gamma: il materiale è la fibra di carbonio OCLV 600 Series (Optimum Compaction Low Void). La prima parte dell’acronimo si riferisce al rapporto tra fibra di carbonio e resina, nonché alla combinazione di calore e pressione che nello stampo vincola i materiali tra loro. La seconda (Low Void) indica che gli spazi tra gli strati di fibra di carbonio sono stati ridotti il più possibile, a beneficio della resistenza e della durata.

 

Il telaio Trek Madone può contare sul sistema IsoSpeed, che disaccoppia il tubo orizzontale dal tubo sella: così facendo, il tubo sella medesimo flette liberamente (entro i limiti di progetto) e quindi assorbe una parte delle sollecitazioni provenienti dalla strada, a beneficio del comfort. L’obiettivo è che il ciclista sia più comodo possibile, senza però ridurre la reattività del telaio o sacrificarne le chiare potenzialità agonistiche.
Introdotto sulla Domane nel 2012, l’IsoSpeed è nascosto dietro il coperchio bianco all’incrocio tra tubo orizzontale e tubo sella, e consiste essenzialmente in una serie di boccole che permettono ai tubi di rimanere vincolati tra loro, garantendo allo stesso tempo piccoli movimenti.

 

La bici in prova appartiene alla famiglia Project One, composta da esemplari personalizzati sulla base di una ricca serie di opzioni, dal colore all’equipaggiamento, passando per le grafiche. Quello di Project One è un mondo affascinante e suggestivo per gli appassionati: a patto di essere pronti ad aprire il portafoglio, perché le opzioni sono quasi tutte a pagamento, e a colpi di 500 euro il conto supera facilmente quota diecimila. Nel caso della Trek Madone 9.9 in prova il conto finale è pari a 12.499 euro. Per cosa? La colorazione Project One, il pacchetto Madone comprensivo di manubrio integrato e reggisella, il gruppo di montaggio Shimano Dura Ace Di2 elettronico, con guarnitura compact 50-34 e pacco pignoni 11-28; la sella Bontrager Montrose Pro Carbon e le ruote della stessa marca – che fa parte del gruppo Trek -, le note Aeolus 5 D3 TLR Clincher ad alto profilo per copertoncini.

RIDE

Innanzitutto alcune considerazioni sul peso della bici: in taglia 52, senza pedali e con ruote Bontrager, la Madone 9.9 pesa 6,980 kg netti. Per una fortunata coincidenza – o per l’attenzione dello staff di Trek Italia – non ho nemmeno dovuto cambiare l’altezza della sella: la bici sembrava mia. Pronto a pedalare.

 

L’altezza del manubrio è abbastanza conservativa, con tutti gli spessori in basso. Di conseguenza il dislivello con la sella è relativamente contenuto, tale da non affaticare un ciclista ben allenato. L’impugnatura della zona con profilo alare è comoda, priva di spigoli; la larghezza ideale per la mia taglia. Funzionale ed ergonomico, infine, il punto di appoggio dei comandi Dura Ace Di2, con l’estremità piacevolmente compatta.

I primi chilometri evidenziano caratteristiche dinamiche improntate alla stabilità, frutto di quote evidentemente studiate per garantire facilità di guida e sicurezza. La Madone, infatti, non è una bici nervosa, impegnativa da guidare, faticosa da gestire o destinata a ciclisti particolarmente abili. Al contrario è rassicurante, prevedibile, non troppo rapida nelle reazioni, e solida anche in discesa. L’avantreno offre coerenza direzionale assoluta, un bel valore aggiunto quando si viaggia in gruppo ad alta velocità, oppure si affrontano tratti bagnati (l’abbiamo fatto) o asfalti a ridotta aderenza. Anche il carro non punta a impressionare con un’estrema reattività. Qui entra in gioco, probabilmente, l’IsoSpeed: non è facile, in realtà, capire quanto siano il carro e le ruote ad assorbire vibrazioni e colpi provenienti dall’asfalto, oppure se il tubo reggisella “disaccoppiato” dall’orizzontale dia un contributo sostanziale. Va detto, peraltro, che la rigidità statica del carro appare notevole, come ho verificato montando la bici sul mio rullo Elite Drivo e constatandone il comportamento durante la spinta di lunghi rapporti.

Su strada la Trek Madone trasmette molto bene la spinta impressa sui pedali, come si sperimenta soprattutto utilizzando la corona grande (50), lungo salite di pendenza moderata (5-6%) oppure durante la classica bagarre del gruppo. Non si tratta di una bici progettata per dare il meglio nello scatto secco con rapporto agile, come fa molto bene, per restare in casa Trek, la Emonda SLR. Qui la percezione è diversa, per quanto non meno gratificante. Molto dipende da ciò che si cerca e da qual è il principale contesto d’azione: nelle gare in linea, magari a circuito, quelle da 60-80 chilometri con velocità medie superiori a 40 km/h, la Madone aiuta un buon ciclista a fare la differenza, perché ha molte caratteristiche positive, in primis la facilità d’approccio e di gestione.

Dato che le ruote influiscono molto sulle prestazioni della bici e sul giudizio del ciclista, ho provato la Trek Madone 9.9 in due configurazioni, con le ruote di serie e con quelle che uso abitualmente, ossia le Lightweight Meilenstein per tubolari. Le principali differenze tra l’allestimento con ruote Bontrager e Lightweight riguarda la reattività della Trek Madone: nel primo caso le Aeolus assecondano le caratteristiche intrinseche della bici, enfatizzandone stabilità e scorrevolezza. Viceversa le Lightweight rendono questa “aero” più scattante (mai nervosa), a beneficio di chi ama l’agonismo estremo. Non manca, poi, un consistente risparmio di peso (-200 grammi circa) grazie alle ruote tedesche.

 

La prova della Madone si è estesa oltre i 1.000 chilometri, molti per un test. I laghi lombardi sono stati il principale contesto d’azione, in particolare il lago di Como, che lungo le sue sponde offre una grande varietà di scenari ciclistici: salite leggere, di media pendenza oppure decisamente dure, tratti scorrevoli, spesso in compagnia di gruppi che affrontano l’allenamento con la stessa aggressività della gara. In ogni condizione il gruppo Shimano Dura Ace Di2 ha dato sfoggio di precisione e rapidità d’innesto, non disgiunte da una apprezzabilissima pastosità d’azione. Insomma una garanzia, come sempre.

Un cenno al peso, fattore non decisivo per una aero ma comunque importante, considerata la fascia di prezzo: la Madone in taglia 52 e senza pedali ha inchiodato la bilancia su 6.980 grammi. Il prezzo è alto come si conviene a una ammiraglia dai colori Project One: 12.499 euro.

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