Prova Trek Top Fuel 9.8 SL

9 gennaio 2018 - 19:01

Trek “vende” senza mezzi termini la Top Fuel come la più efficace Mtb da XC mai progettata a Waterloo e gli ottimi risultati sui campi di gara sembrano confermarlo. Occorrono altri motivi per desiderare di pedalarci e scoprire quanta verità c’è in questa asserzione?
UNA SOSPENSIONE EVOLUTA
Erede della Super Fly 100 (in realtà solo come fascia di pubblico, ossia XC/Marathon racing), la Trek Top Fuel è nata due anni fa come un progetto del tutto nuovo, a partire dallo schema della sospensione. Il sistema è il Full Floater con ABP (Active Braking Pivot), che tradotto in linguaggio corrente significa un parallelogramma con lo snodo sui foderi concentrico al perno del mozzo… E che tradotto in comportamento sul campo significa una sospensione che promette di svincolare il comportamento della sospensione dalla frenata. La sospensione adotta anche un’altra soluzione made in Trek, che permette una variazione in termini di geometria: il Mino Link, ossia il dado reversibile nel punto di infulcro dei foderi obliqui sulla biella del monoammortizzatore. Invertendo la sua posizione si ottiene una variazione di 0,5° nell’angolo sterzo e di 10 mm nell’altezza del movimento centrale.
In ambito sospensioni, i 100 mm di escursione sono gestiti dall’accoppiata Fox Performance Float con forcella da 32 mm (offset a 51 mm) e mono con sistema RE:aktive e taratura specifica XC. Entrambi gli elementi sono regolabili su due posizioni (bloccato/aperto) con comando remoto Full Sprint.

FIBRA DI CARBONIO OCLV E COMPONENTI TOP
Sotto un vestito nero opaco (ma il m.y. 2018 è antracite opaco o rosso) si cela un pregiato telaio in fibra di carbonio OCLV con foderi bassi in lega di alluminio e protezione Carbon Armor sulla parte inferiore del tubo obliquo. Peccato che una Mtb con attitudine Marathon offra un solo attacco per il porta borraccia (da 500 ml) obbligando a trovare alternative per portarsi appresso liquidi se si prevedono lunghe uscite…
Il passaggio cavi è interno (Control Freak) e permette qualsiasi combinazione di trasmissione, anche elettronica, comando del reggisella telescopico e lock-out del mono. Il tubo sterzo è conico e i forcellini sono Boost148, il che consente di contenere la lunghezza dei foderi in 435 mm e l’interasse in 1.127 mm (nella misura 18,5″).
Tutta la componentistica è ovviamente Bontrager: le ruote Kovee Pro TLR con cerchi in fibra di carbonio e pneumatici XR1 (XR2 sulla versione 2018) Team Issue da 2.20″.
SRAM ci mette la trasmissione X1 a 11 velocità, con guarnitura da 32 e cassetta 10-42, e i freni Level TLM. Sul modello 2018 il gruppo è l’Eagle 1×12 con cassetta 10-50.

I modelli disponibili sono 5, differenti per materiale del telaio (la entry level Top Fuel 8 è in alluminio) e componentistica, con la 9.8 SL del nostro test disponibile anche in versione woman, ma c’è la possibilità di acquistare anche il solo kit telaio. Prezzi a partire da 2.869 euro per la Top Fuel 8 fino a 8.999 euro per la Top Fuel 9.9 Race Shop Limited, il telaio costa 3.299 euro. Per chi non si accontenta, esiste la possibilità di personalizzare i due modelli top 9.9 e 9.8 con il configuratore Trek Project One, scegliendo colori e componenti.

Vai alla prova della Trek Top Fuel 9.8 SL

Trek promette una bicicletta capace di abbinare prestazioni senza compromessi al comfort necessario per affrontare una gara Marathon e restare in sella molte ore e noi, per verificare, abbiamo scelto i variegati trail del Mottarone, nostro abituale campo prova.
AVANTI TUTTA
Leggendo i numeri della geometria già lo si intuisce e una volta in sella si ha la conferma: l’impostazione è caricata sull’avantreno, all’insegna dell’aggressività e della precisione, ma il feeling non ne risente, anche perché il bilanciamento è ottimale.
Compattezza del carro, mozzo Boost e qualità del telaio sono sicuramente gli artefici delle eccellenti doti di reattività e scatto della Top Fuel, che è la prima piacevole sensazione che si percepisce già dopo poche pedalate e non solo con le sospensioni bloccate… La Trek accelera e schizza fuori dalle curve senza sforzo apparente e risponde senza incertezze quando le chiedi di farti superare di slancio il classico strappone.
Sugli sterrati scorrevoli fila come un razzo, precisa e leggera, grazie anche alla scorrevolezza dei mozzi e delle gomme.
Buone anche le sensazioni in curva (e non era scontato vista l’impostazione…) perché l’avantreno lavora bene e la Top Fuel, come avevamo percepito subito, ha un bilanciamento ottimale. Efficaci anche le gomme, che danno il meglio su terreni compatti e asciutti e che hanno nella misura 2,2″ un buon compromesso fra assorbimento e scorrevolezza.

SENTIERO CHE SALE, PRIMA O POI SCENDE
Non è un antico detto cinese, ma la speranza recondita di ogni biker… Ed è soprattutto in quest’ultima situazione, cioè in discesa, che l’efficienza della sospensione è messa alla prova, perché l’azione dei freni può riflettersi sul buon lavoro del mono.
Ma cominciamo dalla salita. Grandi sorrisi. Sì perché la Trek Top Fuel ha ottime doti di scalatrice e il retrotreno trasmette tutta la potenza che si imprime ai pedali, con la ruota che copia molto bene su ogni superficie e non perde grip, sia pedalando da seduti sia in fuorisella. Merito della sospensione, naturalmente, ma anche del peso contenuto (siamo ben sotto gli 11 chili) e ho quasi mai sentito la necessità di giocare con il blocco delle sospensioni.
Sospensioni tutte aperte, non è nemmeno il caso di rimarcarlo, quando il dislivello torna a essere negativo, con la Trek che non ha paura di infilarsi dove il fondo si fa tecnico e sconnesso, al punto che i 100 mm di escursione non sono un handicap e nemmeno l’angolo di sterzo (è comunque benvenuta un po’ di malizia con gli spostamenti del corpo).
Dicevamo che è in questo frangente che si mette alla frusta l’indipendenza della sospensione e mi sento di dire, senza pensarci troppo, che il sistema ABP mantiene le promesse e quasi mai si sente il retrotreno che rimbalza perdendo il contatto con il terreno. Si guida quindi con buon feeling e si instaura con la bici quella indispensabile confidenza che permette di alzare il ritmo. Freni e trasmissione sono all’altezza delle prestazioni del telaio (ma non mi aspettavo sorprese in questo campo) e sinceramente l’upgrade allo SRAM Eagle 1×12 sul modello 2018 ha addirittura il gusto superfluo del lusso.
Una battuta per tirare le somme? A Waterloo hanno mantenuto le promesse.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Scott eRide
82 bici a pedalata assistita

Giant Glory Advanced
sfida al vulcano

#TUBIKE l’inverno non fa paura