T°RED Horkokhan, stayer del XXI secolo

Capita che bellezza ed efficacia siano inversamente proporzionali, quando ogni aspetto di un progetto, dai materiali alla geometria e ai componenti è finalizzato a pedalare veloce come una moto.

17 settembre 2019 - 15:35

Non sembra, ma pedalare con il 66×15 a 72 all’ora per 100 giri, dietro una moto puzzolente e spaccatimpani è una delle più affascinanti specialità del ciclismo su pista. E altrettanto affascinante è progettare le bici con cui questi ciclisti coraggiosi (o squilibrati) pedalano nei velodromi, perché sono completamente diverse da qualsiasi altra, con misure stabilite dai regolamenti e impostazione determinata dalle dinamiche di guida.

COSA E COME. FONDAMENTI E REGOLE

Una premessa, per capire di cosa stiamo parlando… Il ciclista (lo Stayer) è guidato da un motociclista (il Pacer) e separato dalla moto da un rullo a una distanza di circa 70 centimetri. Il Pacer guida la moto stando in piedi e genera un vuoto d’aria che permette al ciclista di sfruttare la scia per aumentare la velocità ma anche di essere spinto, con una sorta di effetto vela, dal flusso generato dalla coppia motociclista/ciclista nella direzione di marcia.
Per questo motivo la posizione dell’atleta è completamente differente dalle altre discipline. Il corpo del ciclista deve essere il più vicino possibile al Pacer e la sua schiena quanto più dritta possibile per offrire più superficie alla spinta della portanza del flusso d’aria generato alle sue spalle.

Ciò detto, le regole sancite dal regolamento sono due: l’arretramento della punta della sella non può superare il centro del movimento centrale; la distanza tra movimento centrale e asse ruota anteriore non può superare i 55 cm. Per questa ragione e per avanzare il più possibile il ciclista verso la moto, si utilizza una ruota anteriore da 24″ che aumenta l’interasse virtuale anche per il rake negativo della forcella, rendendo comunque la bici stabile anche alle alte velocità. La forcella ha rake negativo in modo da non permettere alla ruota di scomporsi quando tocca il rullo della moto poiché l’asse della stessa è dietro il fulcro dello sterzo.

HORKOKHAN

Con queste poche ma essenziali regole è nata Horkokhan progettata e costruita per Alessandro Mariani, giovane azzurro di Stayer con un passato da dilettante pistard e scattofissista alla RedHook. Più che una bici, una sfida. Una di quelle sfide in cui Romolo Stanco e tutto il team di T°RED amano tuffarsi a bomba, e che ha partorito una reinterpretazione del concetto di bicicletta da Stayer.
Questi telai sono di solito realizzati in acciaio e con concezioni e geometrie consolidate ma, in questo caso, analizzando alcune potenzialità di incremento prestazionale e lavorando per migliorare sia l’efficienza complessiva (posizione, geometrie) sia la prestazione del mezzo (trazione, guidabilità, rigidezza), in T°RED hanno scelto di ricorrere a una lega di Alluminio Scandio e Zirconio. Si tratta di una soluzione già utilizzata per le bici da pista firmate da Romolo, un materiale che consente elevate prestazioni meccaniche, l’idro-formatura delle sezioni dei tubi, saldabilità elevata e possibilità di lavorare su spessori, irrigidimenti e sezioni in modo da poter controllare il comportamento di ogni centimetro del telaio.
Lo sterzo da 1.5” è realizzato a CNC, con profilo a clessidra e cuscinetti integrati per diminuire la sezione frontale, mentre l’obliquo è a “D” per pulire il flusso della ruota anteriore. Il reggisella ha un sistema di ammortizzazione sulla punta per aumentare il comfort sullo schiacciamento in curva e la forcella, realizzata a mano, è in acciaio con rake negativo. Al movimento centrale T47 è accoppiata una pedivella Origin in alluminio SRM con misuratore di potenza e corona Royce UK 66T con trattamento di ossidazione dura fatto in Italia da GPS e una catena Izumi. I rapporti utilizzati hanno sviluppi metrici vicini o superiori ai 10 m (qui è montato un 66×15, che a 120 pedalate/minuto permette di raggiungere i 72 km/h) apparentemente lunghissimi, ma nel vuoto generato dietro la moto ad Alessandro non basta mai.
Per la cronaca, il record assoluto di velocità dietro moto appartiene a Karl-Heinz Kramer, con 154,506 km/h, ed è stato ottenuto nel 1950 .

GEOMETRIE UNICHE

Il telaio ha angoli molto particolari per l’altezza sella di Alessandro Mariani, con un seat-tube a 76,8° e uno sterzo a 75°, abbinati a un orizzontale virtuale di 584 mm. Lo head tube è di 220 mm ma lo stack è comunque contenuto in 543 mm. La zona sterzo è stata irrigidita per avere grande guidabilità, i movimenti del ciclista sul rullo, in curva, sono millimetrici e importantissimi: la scia infatti si sposta verso l’esterno della traiettoria e il ciclista deve spostarsi in ingresso di curva alla destra del pacer in modo fluido e morbido così da non innescare sbandamenti e restare il più vicino possibile al rullo. La stabilità è tutto e per questo anche la zona posteriore è stata carenata per aumentare la trazione e mantenere i flussi d’aria più puliti possibile sulla ruota posteriore.

PICCOLA È MEGLIO

Brian Walker di Walker Brothers ha realizzato su specifiche T°RED una lenticolare anteriore da 24” appositamente costruita per questa bici (non utilizzata poi all’Europeo per decisione dei giudici di gara) mentre al posteriore è stata utilizzata la Ethereal SSD ruota dalla grande rigidezza laterale e trazione, doti essenziali per questa disciplina. I tubolari Vittoria, rigorosamente incollati sono poi fissati  al cerchio con una banda adesiva per assicurali anche in caso di foratura. L’attacco manubrio, che ha la funzione di alzare il più possibile la posizione dell’atleta senza superare quote di head tube che potrebbero innescare pericolose instabilità, ha una lunghezza di 185 mm e un angolo di 35°; realizzato in CNC da TOOT in collaborazione con BLKTEC, ha un’asta di rinvio sulla forcella per assicurare la stabilità anche con uno sbalzo così importante. La sella deve essere molto confortevole, in posizione molto avanzata con la punta il più possibile vicina allo zero. Si usano a volte vecchie selle oppure selle lady in gel per permettere il massimo comfort in una postura molto stressante.

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