Ormai è storia
Esistono almeno due modi diversi di intendere le due ruote a motore. La motocicletta è considerata la più autentica dai suoi sostenitori. Probabilmente perché è progettata principalmente con lo scopo di emozionare, a volte a discapito della razionalità. Lo scooter, invece, fa della razionalità il suo scopo esistenziale. E’ l’essenza dell’utilità e benché razionale fino al midollo, non essendo specialistico, è riuscito a penetrare l’immaginario collettivo molto più profondamente di qualsiasi motocicletta. Vedi Vespe e Lambrette.
Non bisogna commettere l’errore di pensare solo al passato. Anche nel 2026 gli scooter possono rivelarsi un fenomeno al di là del loro intrinseco valore meccanico. Basti pensare all’Honda SH, vero best seller e quindi grande protagonista delle nostre città.
E se per avvalorare questa posizione bisogna snocciolare dei freddi numeri è presto fatto: 1984, esce il primo Scoopy Honda (SH), in questi 42 anni ne sono stati prodotti ben oltre il 1.200.000 esemplari in diverse cilindrate. Della sola versione 125, dal 2001, anno della sua introduzione, ne sono stati prodotti più di 500.000 esemplari.

2001: l’SH Made in Italy

13 settembre 1971. Ad Atessa inizia la storia tutta italiana di Honda. Questo vuol dire che da 55 anni si producono moto e scooter Honda nel nostro paese. Se risultasse difficile comprendere la straordinarietà di questo lasso di tempo, si dovrebbe ripensare alle molte crisi che hanno attraversato (e che attraversano) il nostro paese: crisi energetiche, politiche, occupazionali, sanitarie. Guardare Honda Italia oggi ci dice che fare industria competitiva in Italia è ancora possibile. Nonostante l’Asia, nonostante un mondo sul punto di impazzire, nonostante la sfida sia tutt’altro che facile. E il fatto che a riuscirci sia una multinazionale globale come Honda dovrebbe renderci orgogliosi. Forse vuol dire che siamo bravi, nonostante tutto.

Se lo stabilimento di Atessa è uno dei più importanti nel mondo, nonché il punto di riferimento europeo per il gigante giapponese, il merito è anche dell’SH 125, un modello che da 25 anni è disegnato, industrializzato e prodotto in Italia. Un modello così importante a cui bisognerebbe dedicare una statua. (lo hanno fatto davvero! Grazie alla collaborazione con l’artista Filippo Tincolini, per celebrare il venticinquesimo compleanno).

Iconico a modo suo

Scegliete il vostro fotogramma: una signora che si reca al mercato, un manager che va in ufficio, una studentessa universitaria, un ragazzo tra i vicoli della città. Tutti loro potrebbero essere alla guida di un SH. La cosa più interessante, ciò che definisce il fenomeno SH, è che questo successo non è imputabile a una forma iconica. L’SH non appartiene a quel gruppo di prodotti che si evolvono senza stravolgersi nella forma, l’SH cambia senza stravolgersi nello spirito, nei contenuti. E’ iconico nel suo modo di essere pur essendo uno scooter, una caratteristica tipica di molti veicoli della casa dell’ala dorata.
Squadrato e razionale negli anni 80, arrotondato nei 90, poi ancora più elegante e funzionale da quanto è iniziata la produzione in Italia dal 2001, oggi è anche stilisticamente sofisticato e tecnologico, con quella linea dinamica che “corre” dal muso alla coda con un solo tratto. Dimostra di essere affidabile e attento ai consumi. Le sue ruote alte sono perfette per le nostre città, la pedana piatta è una delle sue caratteristiche storiche. Honda, ancora una volta, si dimostra attenta anche a tematiche di tipo ambientale, non solo nel prodotto ma anche nel processo per costruirlo. Esteticamente però, nel suo insieme, è stato capace di adattarsi a una clientela e a un mondo che cambiano sempre più velocemente.
La sua diffusione e la sua rinomata affidabilità gli permettono di mantenere il valore nel tempo rendendolo anche facile da rivendere, metteteci poi il lavoro dei concessionari Honda ed ecco spiegato il successo dello scooter italo-giapponese. I numeri raccontano una storia precisa: 25 anni di produzione italiana, oltre 500.000 esemplari venduti, un mercato europeo dominato, un modello che ha ormai una bella storia da raccontare.




