Prova Honda SH125i e 150i MY2017

Costruito in Italia, disegnato a Roma: è lo scooter che vende di più, sinonimo stesso di veicolo per la città. Per il 2017 arrivano tanti miglioramenti di dettaglio, nel segno della continuità. Omologazione Euro4 e prezzi da 3.390 euro f.c. con bauletto e parabrezza di serie ne fanno il bestseller designato anche per la nuova stagione

8 febbraio 2017 - 9:02

“Democratico”: così il designer Valerio Aiello ha definito il nuovo SH. Democratico nel senso che lo scooter Honda più venduto in Italia ha il compito non certo facile di  piacere a tutti. E di essere a tutti accessibile, non solo per quanto riguarda il prezzo di vendita, che si conferma molto competitivo, ma per l’ergonomia, che significa essenzialmente comfort e funzionalità, oltre che più banalmente spazio in sella. Il lavoro dei designer, dunque, non è stato per nulla facile: cambiare si deve, stravolgere non si può.

Le novità si concentrano su tre fronti, ossia dotazione, stile e prestazioni: ecco, quindi, la Smart Key da tenere in tasca, la presa 12V nel retroscudo e le luci LED. La revisione delle linee rende ancora più armonica la vista frontale e laterale dello scooter, nella scia del “design fluido” e delle sue suggestioni; linee che lo spostamento del radiatore, avvenuto già nella precedente versione, ha liberato da vincoli progettuali, e che i gruppi ottici LED hanno permesso di enfatizzare. Non solo design: l’omologazione Euro4 ottenuta per questa versione garantisce emissioni apprezzabilmente contenute, mentre i consumi dichiarati restano da record grazie al motore eSP (enhanced Smart Power), che punta sulla riduzione degli attriti per aumentare l’efficienza. Interessante, per quanto marginale, l’incremento di potenza (+3%) e coppia (+5%) della versione 125, che tocca 12,2 cv e 11,5 Nm; confermati i 15 cv e 13,9 Nm del 150.

La Smart Key approda sull’SH, e anche questa innovazione può essere definita “democratica”. Ha la forma di un piccolo telecomando, accoppiato alla chiave vera e propria, che esiste ancora e serve, ad esempio, ad aprire il bauletto. La Smart Key funziona fino a due metri di distanza dallo scooter e permette di sbloccare la sella per accedere al vano portacasco e al serbatoio;  i due tasti hanno rispettivamente la funzione di far lampeggiare gli indicatori di direzione dello scooter, in modo da individuarlo in un parcheggio pieno, e di impedire la messa in moto da parte di una terza persona quando il guidatore non è in sella ma si trova nel raggio d’azione della chiave: in sostanza evita di farsi rubare lo scooter sotto gli occhi… Non finisce qui: la dotazione si arricchisce con il vano portaoggetti anteriore più capiente e utile grazie alla presa 12V per la ricarica di smartphone e non solo. La strumentazione guadagna il trip computer per i consumi, e intanto arrivano specchi retrovisori inediti e cerchi ruota ridisegnati, oltre alla sella con due materiali di rivestimento e cuciture a vista; nuovi il portapacchi e la pedana, che riprende nel motivo ornamentale la “V” centrale dello scudo.

I prezzi si confermano aggressivi, tali da scoraggiare, come già avvenuto in passato, la pur numerosa e qualificata concorrenza: 3.390 euro f.c. per la versione 125i ABS, 3.540 per il 150i ABS. Importi che in Italia comprende bauletto e parabrezza, quanto mai utili anche se letali per il lavoro del designer… E i colori? Quattro: nero e bianco perlacei, argento e rosso.

Michelin City Grip: difficile trovare pneumatici – qui di primo equipaggiamento – più adatti alle condizioni della prova, con Firenze avvolta dalle nubi e bagnata dalla pioggia. Se Roma è la città dove SH è sinonimo di scooter, Firenze rivaleggia con la capitale per le condizioni dell’asfalto e del lastricato in pietra: l’occasione è propizia per verificare una delle migliorie apportate allo scooter più venduto, ossia la taratura della coppia di ammortizzatori (5 posizioni di precarico molla), rivista per rendere più progressiva la risposta e quindi aumentare il comfort. Ed effettivamente, considerata anche la fascia di prezzo dello scooter Honda, è una sorpresa verificare come le buche non disturbino più di tanto l’assetto e il comfort. In sella (799 mm dal suolo), dopo aver preso confidenza con il nuovo comando rotante che richiede un minimo di assuefazione, si apprezza la relativa ampiezza della pedana piatta: permette a ciascuno di trovare la posizione più comoda, sfruttando al contempo la protezione offerta dallo scudo, particolarmente utile in caso di freddo e di pioggia. Il manubrio è dritto, i comandi quasi tutti facilmente raggiungibili, a parte il deviatore degli indicatori di direzione, disposto in basso sul lato sinistro. La chiave e il relativo comando Smart Key possono stare in tasca oppure nel vano del retroscudo: in caso di difficoltà di collegamento fra il trasponder e la centralina si accende una spia sul cruscotto.

Pronto nell’avviamento, il motore a due valvole eSP, dotato di una nuova presa d’aria laterale, fa dell’erogazione dolce e progressiva la sua ragion d’essere: nonostante il comando del gas non sia particolarmente scorrevole, non si avvertono mai incertezze né strappi. Ottimo il funzionamento dello Start&Stop, che è possibile disattivare con un apposito deviatore sul blocchetto destro: spegne il motore dopo tre secondi di inattività a scooter fermo; il sistema, poi, porta il pistone al punto morto inferiore e riduce la compressione per facilitare la messa in moto, che effettivamente è molto rapida. Con 7,5 litri di capacità del serbatoio e consumi dichiarati pari a oltre 43 chilometri per litro, l’autonomia dovrebbe essere decisamente estesa: nel corso del test, il cui chilometraggio è stato ridotto per la pioggia, non è stato possibile verificare i consumi effettivi. Sul fronte delle finiture va segnalato che sia il vano nel retroscudo, con chiusura a pressione, sia la sella, meriterebbero sistemi di ritenzione più precisi. 

In conclusione l’affinamento rispetto al modello precedente è sensibile benché concentrato sui dettagli: d’altra parte la storia di questo scooter, fatta di continue evoluzioni, rende sempre più difficile creare discontinuità. L’obiettivo dichiarato è continuare ad aggregare intorno all’SH il vasto popolo degli scooteristi che in questi anni l’hanno scelto e guidato. 

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