Prova Kawasaki Versys X 300

12 maggio 2017 - 21:05

Tenetelo d’occhio, perché il fenomeno delle piccole enduro potrebbe diventare interessante nei prossimi anni. Del resto anche se le moto per patente A2 con cilindrate da 250 a 500 cc non hanno ancora ottenuto di grandi numeri, il segmento sta crescendo, forte di proposte sempre più interessanti dal punto di vista estetico. Fino a poco tempo fa le Case si erano limitate a proporre sportive o al massimo naked, limitando il pubblico potenziale ai giovani. Modelli come la Versys X 300 possono, invece, estendere il bacino. Perché la 300 Kawasaki ha dimensioni “giuste”, né troppo compatte (sella a 845 mm da terra, ad esempio) né troppo grandi da diventare ridicole per la cilindrata. Bene ha fatto Kawasaki a non indicare la cilindrata da nessuna parte…
APRIPISTA
Kawasaki ha creduto per prima in questo segmento: la sua Ninja 300 è già arrivata alla terza generazione ed è stata seguita dalla Z300. La Versys X 300, quindi, chiude il cerchio. È la porta di accesso alla gamma crossover Kawasaki, ma al contrario delle sorelle maggiori con motore 650 e 1.000 ha un’anima off road ancora più marcata (sottolineata dalla lettera X nel nome) con cerchi a raggi con e ruota anteriore di 19 pollici. Una scelta voluta, anche per il fatto che la Versys X 300 è per Kawasaki una vera e propria World Bike, destinata anche a mercati dove l’asfalto è più l’eccezione che la regola. E comunque con le buche delle strade italiane una moto così viene buona anche dalle nostre parti…

In comune con le sorelline 300 c’è il motore bicilindrico in linea da 296 cc (qui Euro 4) da 40 cv di potenza a 11.500 giri e 27,5 Nm di coppia, con mappatura dedicata a offrire pronta risposta ai bassi e medi regimi; non manca la frizione con assistenza e antisaltellamento.
SOSPENSIONI LUNGHE
Le sospensioni hanno escursione estesa (130 mm la forcella, 148 la ruota posteriore); la forcella tradizionale ha steli di 41 mm di diametro e l’ammortizzatore è azionato tramite un leveraggio progressivo Uni-Track, non poco per un segmento in cui il leveraggio progressivo è una vera rarità. Può candidarsi a viaggiatrice? Sì, visto che la Versys X 300 assicura, secondo Kawasaki, 400 km di autonomia ed è equipaggiabile con top case da 30 litri oppure con due borse laterali da 17 litri, soluzioni non cumulabili che danno origine a due versioni di Versys: la Urban a 6.380 euro e la Adventure a 6.890 euro. Niente borse per voi? Spenderete 5.890 euro.

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RIDE
Ho deciso di non usare più per modelli di piccola cilindrata frasi come “sembra una moto vera”, perché le moto finte non esistono. Una moto è una moto, indipendentemente dalla cilindrata del motore. La Versys X 300 mi piacque subito quando la vidi all’EICMA. La trovo più riuscita esteticamente rispetto alle sorelle maggiori, è equilibrata nel design ed è costruita piuttosto bene.
FACILITA’ PRIMA DI TUTTO

Il bello delle moto di piccola cilindrata è che consentono di destreggiarsi con grande facilità: le giri e le inclini senza problemi. Non hai a che fare con pesi e dimensioni con cui lottare ogni volta per fare inversione di marcia o uscire da un parcheggio in retromarcia. Tutto è più facile, amichevole, la leva della frizione è così morbida da sembrare scollegata e la moto parte in prima anche con il motore al minimo. A prova di qualsiasi livello di preparazione. Anche la frase “il peso sparisce una volta in movimento” spesso abusata da chi fa il mio mestiere, in questo caso non ha senso. Perché il peso non deve sparire, non c’è davvero: 175 kg con tutti i liquidi e il pieno di benzina parlano di una moto a portata di tutti, che facilita la vita e si fa usare senza impegno.
LA PRIMA MINI-ENDURO
Un bel progetto, dunque, con Kawasaki che ancora una volta apre la pista nelle piccole cilindrate. Lo fece anni fa con la sportiva Ninja e ora sposta l’attenzione sul mondo dual purpose con la Versys, che arriva sul mercato accompagnata da BMW G310 GS e Suzuki V-Strom 250.

Va bene questa Versys X 300, il progetto è azzeccato e la ciclistica funziona molto bene. Quasi sorprendente la forcella per come copia e sostiene, anche in frenata; un po’ rigido il monoammortizzatore. Le sospensioni, comunque, lavorano in sintonia e sono tutt’altro che cedevoli, anzi consentono ritmi e angoli di piega decisamente interessanti, assistite da pneumatici IRC che su asfalto asciutto non mancano di grip e capacità di comunicare.
DIMENSIONI DA MEDIA
La Versys X 300 ha le dimensioni giuste: a vederla passare non capisci che è “solo” un trecento e questo gioca sicuramente a suo favore. Ospitale e azzeccata nell’ergonomia, positiva anche nella guida in piedi. La sella ha uno schiumato molto sostenuto, il cui effetto è solo mitigato dalla conformazione azzeccata, anche se su una moto di questo tipo mi aspetterei qualcosa di più morbido.
FRULLA MA NON SOLO

Il bicilindrico da 270 cc è un’unità ben nota, provata sulla Ninja e sulla Z; l’Euro quattro non ne ha cambiato il carattere, che anche sulla Versys riesce a rimanere soddisfacente. Cilindrata e frazionamento sono sinonimi di regimi elevati e, in effetti, il twin Kawasaki è un bel “frullino”. Non rinuncia, però, a una discreta reattività ai bassi regimi: fino a 6.000 giri quando si passeggia si gode di una buona risposta, poi la lancetta del contagiri si prende una pausa di riflessione per ripartire attorno agli 8.000, producendosi in un allungo decisamente sportivo. La zona rossa inizia a 12.000, il limitatore interviene a 13.000. Per ottenere il meglio dalla Versys X 300, quindi, il motore va fatto frullare, giocando molto con il cambio (che funziona bene) per tenerlo ai regimi giusti. E non occorre impressionarsi se in autostrada a 130 km/h la lancetta staziona attorno ai 10.000 giri, perché il motore è in grado di tenere questa velocità di crociera (e anche un po’ di più) praticamente all’infinito. Al contempo la protezione offerta da carenatura e plexiglas del cupolino è valida. I consumi oscillano tra 23 e 25 km/litro, anche spremendo la meccanica. Non è una moto specialistica, ovvio, ma quella del fuoristrada è più che una semplice velleità: la Versys X 300 si guida bene anche in piedi, la ruota da 19″ aiuta sullo sconnesso e l’erogazione del motore è così dolce che la Versys non sposta nemmeno le pietre smosse e ha ovviamente una grande trazione.
FRENI SOFT

L’anello debole della catena? La frenata, assistita dall’ABS non disinseribile e che ho trovato valido anche su sterrato, potrebbe essere più incisiva. La pinza anteriore morde con poca convinzione il disco da 290 mm, tanto che occorre tirare forte la leva, con la potenza che non aumenta proporzionalmente allo sforzo. Un problema secondo me facilmente risolvibile con l’adozione di pastiglie più “cattive” rispetto a quelle montate di serie, magari le stesse della Z650, che utilizza la stessa pinza Nissin e che dovrebbero assicurare una frenata più decisa.

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