Prova Suzuki GSX-S1000F, hooligan turistica

Atletica e robusta, la Suzuki GSX-S1000F mette sul piatto ottime prestazioni al giusto prezzo. Non è estrema non è troppo morbida, sta perfettamente nel mezzo. Le mancano giusto un paio di accessori per essere un’ottima sport-tourer

9 aprile 2018 - 12:04

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“Il motore è parente strettissimo della GSX-R1000 K5-K6, campionessa di coppia e dolcezza di erogazione”. Questa è la premessa degli uomini Suzuki a proposito della propria naked/sport tourer, la GSX-S1000F. Una moto che fa dell’erogazione gustosa e sfruttabile il suo fiore all’occhiello. L’ho guidata a lungo durante un press test di pneumatici, i Bridgestone Battlax T31, occasione ghiotta per provare molte tra le ultime moto da turismo. Tra le tante c’era anche lei, con il suo sguardo placido e il possente 4 in linea parzialmente nascosto dalle carene filanti.
Forza quattro

Sulla meccanica della Suzuki GSX-S1000F si è già detto tutto, ma un ripasso veloce non guasta. Motore 4 cilindri in linea da 999 cc, capace di 149,6 cv a 10.000 giri ma soprattutto 108 Nm. Ha la corsa lunga (59 mm contro i 55 mm dell’attuale GSX-R1000), per favorire il tiro ai bassi/medi regimi, e il cambio posizionato in orizzontale per abbassare il baricentro. A tenere a bada la sua esuberanza ci pensano il Traction Control (3 livelli, senza piattaforma inerziale) e l’ABS Bosch.
Struttura in alluminio
Il telaio è realizzato su misura per lei ed è un perimetrale in alluminio. Il forcellone è dello stesso materiale e, assieme al telaio, genera quote stabili: 1.460 mm l’interasse, 25° l’inclinazione del cannotto. Lo sterzo è libero: significa che non è solidale con cupolino e fari (a differenza della sorella naked), proprio come le moto sportive. Le sospensioni appaiono valide: forcella KYB da 43 mm full adjustable e mono regolabile in precarico e ritorno, mentre al reparto freni ci pensa Brembo con pinze monoblocco a 4 pistoncini che lavorano dischi da 310 mm. C’è poi il cupolino, non regolabile ma abbastanza ampio, e il manubrione Renthal Fatbar. La bilancia si ferma a 215 chili in ordine di marcia, il conto invece a 13.090 euro (500 euro in più della naked). Peccato per la mancanza del cruise control, anche optional.

  RIDE  
Esiste da sempre una caratteristica che accomuna tutte le moto dell’azienda di Hamamatsu. Offrono tanta sostanza ma senza menar vanto. Parlo della consistenza delle componenti meccaniche, della qualità dei materiali, della razionalità con cui ogni leva di regolazione o registro idraulico è progettato e realizzato. Tutti aspetti spesso sottovalutati, soprattutto durante una prova-assaggio, ma alla lunga l’alta qualità di fattura è un eccellente punto di forza. E la Suzuki GSX-S1000F è un perfetto esempio pratico di questa filosofia.

Snella
Ha un girovita asciutto ed è leggera tra le cosce, la Suzuki GSX-S1000F, e al pilota offre una posizione di guida indovinata. Le pedane sono ben centrate, il manubrio Renthal è largo il giusto e il serbatoio non obbliga a posizioni ginecologiche. Ci si trova a mordere l’avantreno ma senza esasperazioni, con le gambe accovacciate. C’è una cosa però che non comprendo: il manubrio alto e il cupolino suggeriscono lunghe trasferte, anche viaggi di più giorni. Perché non prevedere, nel codone, gli svasi per un paio di borse (originali Suzuki)? La concorrenza lo fa: Kawasaki Z1000SX, Yamaha MT-10 Tourer Edition, solo per citarne un paio. Così com’è, la Suzuki appare come una naked con il cupolino, non una concreta sport tourer.
Meglio accenderla
Tutti i dubbi però vengono rapidamente spazzati via dal sontuoso sound dello scarico. È cupo e avvolge come una coperta tiepida, anche se non è particolarmente originale. S’innesta la prima, cambio e frizione ok, e si parte con facilità: il baricentro basso e il motore dolce vengono in aiuto a chi pensa che (quasi) 150 cv siano indomabili. A questo si aggiunge l’assetto scorrevole (ma non cedevole) delle sospensioni, soprattutto nella prima parte di escursione. La protezione dall’aria non è male per il busto ma paga qualcosa rispetto alla concorrenza più turistica.
Motore hooligan

In questo quadretto di facilità e feeling stona un po’ la brusca riposta dell’acceleratore, che soffre del famigerato effetto on-off, troppo. Si sente la mancanza della gestione più “raffinata” del gas offerta dai moderni sistemi Ride By Wire.
In compenso l’erogazione del 4 cilindri fa tornare il sorriso. Piena ai bassi regimi ma senza esagerazioni, offre una salita di regime entusiasmante. La curva si appiattisce leggermente a metà scala del contagiri, una piccola pausa, per poi riprendere vigore ed esplodere fino a poco prima della zona rossa, attorno agli 11.00 giri. Tutta questa esuberanza è enfatizzata dalla rapportatura corta, soprattutto le prime tre marce sono realmente aggressive.
Piegala
Bastano due curve come si deve per avere la necessaria fiducia nella ciclistica della Suzuki GSX-S1000F. L’idraulica un po’ sfrenata le dona un’agilità naturale, soprattutto quando si tratta di cambiare rapidamente direzione. Di contro, nella guida più spinta non regala quella sensazione di avantreno granitico che tanto amano gli sportivi più radicali. Nulla di grave, beninteso, una piccola sfumatura facilmente risolvibile: agendo sui registri di forcella e mono l’assetto cambia in maniera signifitcativa.
L’elettronica semplice ma vigile aiuta nella guida insidiosa, come sul classico pavé cittadino. Magari umido. Nelle altre occasioni, entra in funzione solo quando la situazione sfugge di mano. Non sarà la più potente, la più originale o esotica tra le sport-tourer, ma la GSX-F offre tanto al giusto prezzo. Squisitamente Suzuki.

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