Prova Triumph Street Cup e Street Scrambler

Ora la famiglia Street Twin, le Bonnie con motore 900 cc, è completa. Sportiva la prima e poliedrica la seconda, le sensazioni che offrono sono molto differenti ma in comune hanno il piacere di guida e un carattere unico.

21 gennaio 2017 - 13:01

Viste ai Saloni e già svelate nei loro aspetti più evidenti, non restava che aspettare il momento in cui Triumph avrebbe deciso di accendere i loro motori e farci sedere sopra. Street Cup e Street Scrambler sono le Sorelle della Street Twin, capostipite della nuova generazione di Bonneville presentata a fine 2015 e primogenita di una famiglia, quella motorizzata 900 HT, che si sapeva destinata a crescere in tempi piuttosto brevi e che ha decretato un +64% nelle vendite delle Bonneville.

Anche se la Street Cup non è facile immaginarla come una motocicletta nuova piuttosto che come una variazione sul tema, il management inglese ci tiene molto a sottolinearne l’unicità, spiegando che si tratta della Urban Sport fra le Bonneville e che sta alla Street Twin come la Thruxton sta alla T120. Non è il risultato di un maquillage ottenuto pescando fra gli oltre 150 accessori del catalogo dedicato ai feticisti della Bonnie, ma nasce da un lavoro organico e mirato a cambiarne proprio l’indole. Cominciando dall’assetto, più caricato sull’avantreno grazie all’utilizzo di ammortizzatori più lunghi (ma dalla medesima escursione di 120 mm) che modificano la geometria chiudendo lo sterzo (24,3° contro 25,1°) e accorciando l’avancorsa (98,7 mm contro 102,4 mm). Alla nuova impostazione contribuisce anche l’utilizzo di un Ace bar, più basso e avanzato rispetto al manubrio montato sulla Street Twin e perfettamente in linea con il look café racer esaltato anche dal flyscreen e dal guscio monoposto che copre la porzione di sella riservata al passeggero. Abbiamo prima citato la Thruxton ed è proprio da questa che la Street Cup mutua la strumentazione con i due elementi analogici, le pedane e i supporti del faro anteriore. Esteticamente le differenze continuano con gli scarichi più corti, leggeri e satinati nero, con il disco anteriore che diventa flottante e la nuova pinza a doppio pistoncino.
Per quanto riguarda il motore, si tratta naturalmente dello stesso 900 High Torque con manovellismo a 270° che equipaggia la Street Twin, da 55 cv/5.900 giri e 80 Nm di coppia a 3.230 giri. Anche il corredo di elettronica è lo stesso, con acceleratore Ride by Wire e Traction Control disinseribile. Le colorazioni sono due, Racing Yellow/Silver Ice e Jet Black/Silver Ice entrambe con filetti fatti a mano ed è già disponibile, con un prezzo di 10.600 euro. Confermata anche per la Street Cup la variante depotenziata per le patenti A2.

La Street Scrambler è invece l’evoluzione di un modello che viveva già una vita propria e parallela rispetto alla vecchia Bonnie, da una costola della quale era nata. Il suo arrivo era solo questione di tempo e, quando ho chiesto a Stuart Wood, capo degli ingegneri Triumph, perché non avessero pensato di realizzare la nuova Scrambler utilizzando la piattaforma T120, mi ha risposto che il pacchetto Street Twin è più accessibile sia in termini di capacità di guida, sia di dimensioni del porcellino, inoltre si tratta di prodotti più vicini alle nuove generazioni e, particolare importante, permette di offrire anche la versione depotenziata.
Sebbene mantenga la silhouette e i caratteri distintivi tipici delle Bonnie, le novità rispetto sia alla Scrambler del passato, sia alla Street Twin sono sostanziali a cominciare dal telaio, che ha ora i supporti delle pedane del passeggero amovibili e il telaietto posteriore con attacchi differenti per permettere di fissare il sellino posteriore o il portapacchi, entrambi accessori di serie. Sono nuovi anche i supporti del faro anteriore in alluminio, gli attacchi del parafango, le pedane da off-road con gommini staccabili, la tabella portanumero sul lato sinistro e, soprattutto, il pezzo che più caratterizza l’estetica, ossia lo scarico che corre sempre alto ma con un nuovo giro e forme più compatte e pulite. L’attitudine fuoristradistica è sottolineata anche dall’ampia piastra che avviluppa la parte inferiore del telaio e protegge il basamento del motore (peccato sia realizzata in una plastica un po’ povera). Oltre alla ruota da 19″ e al manubrio alto, le differenze meno scontate con la Street Twin sono da ricercare nelle pedane, posizionate un po’ più avanti e in basso, nella lunghezza della forcella (che mantiene i 120 mm di corsa ma apre lo sterzo di 0,5° e allunga l’avancorsa a 109 mm) e nella pinza freno anteriore.
La differenza più gustosa con le altre due Street è relativa al motore, in particolare all’erogazione della coppia, che abbassa il regime del picco massimo a 2.850 giri e alla possibilità di disinserire anche l’ABS, opzione esclusiva della Scrambler senza dubbio apprezzabile nella guida fuori strada. Anche in questo caso è disponibile la versione per patente A2. La Street Scrambler arriverà a fine febbraio in tre varianti cromatiche: Jet Black, Matt Khaki Green e Korosi Green/Frozen Silver con filetti dipinti a mano, che costeranno rispettivamente 10.800 euro, 10.925 euro e 11.050 euro.

 

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