Prova: Yamaha NMax 125

Prestazioni, piacere di guida ed economicità di esercizio fanno della new entry nella famiglia dei Max il compagno ideale per affrontare la vita di tutti i giorni

8 giugno 2015 - 8:06

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Dopo avercelo raccontato, ce lo hanno fatto finalmente provare. Per chi si fosse perso la prima puntata, riepiloghiamo: il nuovo arrivato della famiglia dei Max si chiama N e va a riempire la casella “Sporty” nel segmento degli scooter Urban con il logo Yamaha; è un centoventicinque sportivo che offre look azzeccato e, nelle premesse, molto succo. Il prezzo è aggressivo, e la promessa di contenerlo al di sotto dei 3.000 euro è stata mantenuta: lo si porta a casa con 2.890 euro f.c.

Il concetto alla base del progetto era realizzare uno scooter che rispondesse a chiare richieste del pubblico in termini di prestazioni, comfort ed economicità di utilizzo. Praticamente un difficile bilanciamento di fattori contrastanti come accelerazione e consumi contenuti, dimensioni compatte e abitabilità, agilità e stabilità, design sportivo e particolari eleganti.

Il pezzo pregiato del nuovo NMax è senza dubbio il motore, un propulsore completamente nuovo realizzato guardando a tre macro obiettivi quali prestazioni, leggerezza/compattezza, sete contenuta, e perseguendo le strade della massima efficienza in termini di combustione, raffreddamento e assorbimento di potenza. Il dato dichiarato relativo alla percorrenza con un litro di carburante è pari a 45,7 km/l. Risultato ottenuto con quella che può essere definita una vera e propria chicca tecnica: la VVA (Variabile Valve Actuation), in pratica una fasatura variabile all’aspirazione, che consente di unire le doti di coppia e allungo dei motori e di pari passo diminuire i consumi. Questa è una soluzione finora è stata utilizzata solo da moto “premium” (Honda VFR 800, Kawasaki GTR 1400, Ducati Multistrada), e per la prima volta utilizzata su uno scooter, che tra l’altro ha un prezzo così aggressivo.

Originale anche il telaio, sviluppato espressamente per il baby Max, semplice ed efficace al tempo stesso. Leggero e rigido, realizzato in tubi di acciaio, è il responsabile di una piacevole sensazione di agile stabilità. L’idea di controllo e sicurezza arriva invece dall’impianto frenante con ABS, forte di due dischi da 230 mm e dalle ruote da 13” che calzano pneumatici da 110/70 all’anteriore e 130/70 dietro. Una nota che stride un po’ nel risultato finale viene dallo spartito delle sospensioni: al posteriore vi sono due ammortizzatori da 90 mm di escursione, non regolabili (ci saremmo accontentati del solo precarico…), che sono a mio avviso l’unico neo del pacchetto poiché non filtrano adeguatamente le asperità del terreno e alla fine mettono in imbarazzo anche il lavoro della forcella.

La dotazione di serie è completa e comprende anche il faro anteriore a LED e l’ABS. Fra gli accessori dedicati ci sono invece portapacchi, bauletto, parabrezza maggiorato, supporto per il GPS e copertina, pensati per un utilizzo da vero commuter; deflettori al manubrio, rivestimento per la pedana e sella di design per chi vuole far risaltare il suo animo più sportivo. Per i più fashion, anche un giaccone e il casco Momodesign dedicati.
Quattro i colori, che snocciolo in ordine di apprezzamento… Midnight Black, Frozen Titanium, Milky White e Power Red.

RIDE
Il claim che Yamaha ha scelto per promuovere la sua new entry è “Everyday life included”, a significare che oltre a tutto ciò che offre, l’NMax è il compagno ideale per affrontare i nostri impegni quotidiani. Per dimostrarlo, Yamaha ha deciso di organizzare un test originale, portando differenti gruppi di giornalisti a seguire la propria guida in quelle che sono le sue attività quotidiane, dal lavoro allo svago. Teatro della prova una città meravigliosa, Lisbona, che è anche l’incubo delle notti insonni di ogni scooter: pavé e rotaie peggio che a Milano, asfalto scivoloso peggio che a Genova, traffico congestionato peggio che a Napoli, saliscendi ripidi e tortuosi peggio che a Roma.
Appena seduti in sella si apprezzano la posizione di guida, centrale ed equilibrata, e l’abitabilità, ottimale anche per uno spilungone come me, che ha spazio a sufficienza per mettere le gambe come vuole, a seconda dello stile di guida e dalla situazione.

Altra conferma di quanto anticipato in fase di presentazione, la sensazione di leggerezza e maneggevolezza, che guardando l’NMax sul cavalletto ti aspetti meno evidente. Il suo aspetto è infatti da scooter di cilindrata superiore, anche per gli elementi stilistici che richiamano i fratelli maggiori, come i “boomerang” sui lati del tunnel e il faro anteriore che ti guarda con due occhi.
Bastano poche centinaia di metri per capire che i motoristi Yamaha hanno fatto davvero un buon lavoro. A ogni movimento del polso corrisponde una pronta risposta alla ruota e il baby Max scatta e spinge senza incertezze, anche sulle salite più marcate.

Il telaio è all’altezza del propulsore e la sua semplicità è proporzionale alla sua efficacia: leggero e preciso, per metterlo alla frusta bisogna percorrere gli svincoli della superstrada a manetta… È invece meno difficile mettere in luce l’eccessiva rigidità delle sospensioni posteriori, che mal digeriscono i “cobblestone” delle strade di Lisbona (per completezza di informazione, preciso che io sono un peso leggero e solo dopo il cenone di Natale supero i 65 chili). La bontà della ciclistica è frutto anche delle ruote e degli pneumatici, che danno confidenza e permettono ai più zarri di fare anche qualche scintilla.

Quando ci si ferma per entrare in un caffè a fare colazione o si parcheggia per salire in ufficio, un pensiero va sempre ai progettisti Yamaha, che nel vano sotto sella hanno ricavato spazio a sufficienza per riporre un casco integrale in taglia XL o, nel mio caso, un jet in taglia M è uno zainetto con il classico kit di sopravvivenza urbana…
L’NMax è uno scooter che va veloce (ho raggiunto i 116 di tachimetro) ma frena bene e i due dischi assistiti dall’ABS fanno il loro dovere, tant’è che non sono riuscito a far scivolare la gomma nemmeno sulla sabbia  della spiaggia.

Anche con il plexiglas minimal di serie l’aria non dà fastidio: personalmente preferisco sentire il flusso sulla parte superiore del busto che non un fastidioso vortice solo sulla testa. Più probabile, invece, che chi utilizza lo scooter come vero commuter per la propria everyday life apprezzi il riparo offerto dal parabrezza maggiorato, disponibile come accessorio.

Che il suo habitat siano le città, nel caso qualcuno non ne fosse ancora convinto, lo rimarca l’agilità con cui abbiamo affrontato il feroce traffico lisbonese delle 18, e che nel suo DNA ci siano i geni sportivi degli altri Max lo conferma il sorriso che nascondevo sotto la visiera ogni volta che aprivo il gas o mi infilavo in una rotonda.
La domanda sorge spontanea: a mezzi così cosa si aspetta a consentire l’ingresso dai caselli autostradali?

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