Prova Triumph Trident 660

Triumph cerca nuovi motociclisti. Come? Proponendo una motocicletta che prima non c’era: una roadster di media cilindrata che entra a muso duro in uno dei segmenti più combattuti. Con buone possibilità di diventarne la regina.

Nella conferenza stampa di presentazione, prima di scioglierci le briglie, gli uomini di Hinckley ci spiegano che la nuova Triumph Trident 660 è pensata in primis per i giovani (ragazze incluse, ovviamente) che cercano la prima moto per viverla come alternativa all’auto da utilizzare tutto l’anno. Ragionamento che non fa una piega, dal momento che il modo migliore per acquisire nuovi clienti è entrare in un segmento non ancora presidiato.

FARE TUTTO, POSSIBILMENTE BENE

In realtà, accanto ai cosiddetti newcomer quale pubblico di riferimento per la nuova Trident 660, in Triumph aggiungono anche qualcun altro: sono i motociclisti di ritorno, desiderosi di ricominciare ma in sella a una moto “vera”, e quelli che non hanno mai smesso e cercano qualcosa di speciale per riempire lo spazio ancora disponibile in garage.
Praticamente, ai progettisti è stato chiesto di creare una moto che potesse soddisfare un sacco di necessità ma senza scendere a compromessi, leggi facile ma prestazionale, immediata e divertente, ricca di contenuti ma economica. Ah, doveva anche essere bella…
E basta scorrere la lista degli accessori ufficiali per capire che la versatilità è una delle caratteristiche della Trident: vi si trova dal quick-shift up&down alle manopole riscaldate, dalla borsa per il serbatoio al kit di depotenziamento per patente A2.

DUE SONO POCHI, QUATTRO TROPPI

TUTTO SOTTO CONTROLLO

DOUBLE FACE

CONCLUSIONI