Prova Triumph Trident 660

Triumph cerca nuovi motociclisti. Come? Proponendo una motocicletta che prima non c’era: una roadster di media cilindrata che entra a muso duro in uno dei segmenti più combattuti. Con buone possibilità di diventarne la regina.

DOUBLE FACE

Anche la voce, senza bisogno di fargliela alzare, è tipicamente Triumph. Il tre cilindri ha un sound tutto suo. Se non lo si conosce basta poco per farsi ammaliare, come basta poco per apprezzare il feeling che si instaura subito con la Trident. Guidarla è molto intuitivo, complici la posizione in sella, la leggerezza (siamo a 189 kg in ordine di marcia) e il carattere del motore.
Il triple inglese è dolce, non strappa e la tanta coppia in basso perdona gli errori di pigrizia (entrare in curva senza scalare, con una marcia di troppo). Anche la frizione e il cambio, morbida la prima e preciso il secondo, aiutano chi non è smaliziato.

L’abbiamo guidata per 200 km, sulle strade di Tenerife. A bassa velocità attraversando paesini, un po’ sopra il codice in autostrada e allegrotti sulle curve che dal livello del mare salgono ai 2.250 m sotto il cono del Teide. Con il sole e un asfalto impeccabile, con la pioggia a -2°, e anche con asfalto umido e sconnesso: mancavano solo la neve e lo sterrato, ma ci siamo andati vicini…
Il passo è andato via via aumentando al salire di quota e all’infittirsi delle curve, così ci siamo ritrovati verso metà salita a smanettare come difficilmente farebbe l’utente tipo della nuova Trident. Beh, se a livello del mare la piccola Triumph ci è piaciuta per la facilità e la maneggevolezza, a duemila metri ci siamo arrivati con il sorriso.

Quello di chi si è divertito a guidare una moto precisa, agile e potente quanto basta. Ci avevano detto che la coppia era tutta sotto, ma in realtà la spinta del tre cilindri continua fino in alto, tant’è che per percorrere il tratto più guidato delle curve che salgono al Teide ho utilizzato per lo più terza e quarta.
La Trident ha una bella ciclistica, entra bene in curva, percorre la traiettoria che si imposta e continua a restare facile da gestire. Le sospensioni non vanno in crisi, anche se il mono mi è sembrato un po’ sostenuto (ottimo nella guida sportiva, un po’ meno se si cerca il comfort) e i freni sono all’altezza, con l’anteriore che morde bene ed è potente quanto basta, e il posteriore che fa il suo dovere.

DUE SONO POCHI, QUATTRO TROPPI

TUTTO SOTTO CONTROLLO

CONCLUSIONI