Prova Pirelli Diablo Rosso Corsa II Compromesso storico

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Botte piena, moglie ubriaca e il resto mancia. Questo promettono e mantengono i nuovi Pirelli Diablo Rosso Corsa II; evoluzione, anzi no rivoluzione, del pneumatico supersportivo Pirelli che in passato è stato capace di creare un segmento. Ottimi su strada, quasi impressionanti in pista sono la scelta giusta per un sacco di motociclisti sportivi

14 aprile 2018 - 11:04

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2003, Pirelli spiazzò tutti con il Diablo Corsa, versione più sportiva del già ottimo (ai tempi) Diablo. Il Diablo Corsa ha avuto il merito di creare di fatto un segmento che non c’era, era l’anello mancante, il prodotto che collegava le racing vere e proprie e le gomme sportive stradali. Era ancora una gomma stradale ma con performance in circuito superiori alla norma, che limitavano il gap a uno/due secondi al massimo rispetto alle “specialistiche”, pur assicurando buone rese chilometriche. Insomma un gran bel compromesso.


La storia continua
15 anni dopo tocca al Diablo Rosso Corsa II riproporre in salsa moderna la stessa ricetta. Nel frattempo Pirelli non è più sola. Altri hanno capito l’importanza del segmento che potremmo definire “supersport” e si vogliono spartire una fetta della torta. Per questo motivo è ancora più importante per Pirelli segnare il territorio rimarcando di essere “l’originale”. Come fare? Spingendo ancora su ricerca e tecnologia. E assecondando le moto moderne che ormai sono un mix di forza bruta, elettronica evoluta e ciclistiche evolute. Moto che “spingono” con forza sulle gomme, frenano forte, e vogliono agilità.
A chi si rivolge

Un prodotto importantissimo per Pirelli, che non a caso ha organizzato un lancio in grande stile, addirittura in Sudafrica rispolverando un circuito mitico: Kyalami.
Un prodotto che però va fatto capire, perché il motociclista (soprattutto italiano) è facile all’innamoramento per “l’estremo”. Compromesso non è una parola che ci piace molto. Ma questo è un errore. Qual è dunque l’utente a cui questo prodotto si rivolge? La stragrande maggioranza di utenti di moto sportive e maxi naked. Chi usa queste moto desidera performance sportive, profili sportivi, si butta anche in pista qualche volta per divertimento, ma nel caso in cui capiti uno scroscio di pioggia non si vuole fermare sotto il cavalcavia ad aspettare che la strada asciughi perché ha le gomme “troppo slick”. Le Diablo Rosso Corsa II fanno tutto questo: le indossate con giacca e cravatta per andare in ufficio e quando dall’ufficio ci uscite le usate con la tuta di pelle per un turno in pista. Senza cambiare niente, senza usare termo, senza nemmeno abbassare le pressioni. E ci andate forte…
Evoluzione scontata

Che una Diablo Rosso Corsa II sarebbe arrivata presto lo avevamo capito già dalla prova del Diablo Rosso III. Le prestazioni del nuovo arrivato avevano infatti avvicinato parecchio quelle del Corsa, allo stesso tempo anche il Supercorsa SP V3 ha fatto un ulteriore passo avanti. Logico quindi che il prodotto “di mezzo” dovesse evolversi. Lo ha fatto in entrambe le direzioni, migliorando il comportamento sul bagnato e le performance in pista. Allargando quindi il suo spettro di azione. Ma come hanno fatto in Pirelli? Semplice (a dirsi), hanno lavorato a tutto tondo rivedendo mescole, carcasse, profili.
Un po’ touring un po’ slick

Iniziamo dalle mescole? Si, iniziamo da loro perché sono state probabilmente il lavoro più importante. Sono ben 5 quelle impiegate nei Diablo Rosso Corsa II: tre sono utilizzate per lo pneumatico posteriore e due per quello anteriore. Il trimescola posteriore è una novità assoluta per Pirelli: le parole magiche in questo caso sono silice e carbon black, ovvero i due leganti dei polimeri che compongono la mescola e che hanno caratteristiche apparentemente antitetiche. Idrofila (ama l’acqua) rapida nel warmup e amante del “freddo” con tanto grip sul bagnato, la silice è la componente perfetta per le gomme stradali. Supermorbido con tanto grip sull’asciutto e ultraresistente alle alte temperature, il carbon black è invece il componente perfetto per gli pneumatici slick e generalmente utilizzato sui prodotti racing ad alte prestazioni.
Posteriore trimescola

Come farli convivere? Semplice applicando i vari “ingredienti” proprio dove serve. Ecco perché lo pneumatico posteriore ha una mescola con circa il 70% di silice nella fascia centrale, silice che diventa il 100% nella zona più usata sul bagnato ovvero quella “media spalla” (fino a circa 35° di piega) in cui compaiono anche la maggioranza degli intagli. Terzo step, la spalla “estrema” che è del tutto priva di intagli (praticamente slick), si utilizza praticamente solo in pista e per questo motivo abbandona la silice per utilizzare esclusivamente il carbon black. Piccola chicca vezzosa: la spalla estrema ha gli indicatori di usura a forellino “racing wear indicator” proprio come le slick.
Anteriore bimescola
Il discorso delle mescole “miste” vale anche per l’anteriore che di mescole ne ha “solo” due: full silica al centro, e full carbon sulle spalle. Grazie a un innovativo processo tecnologico battezzato Continous Compound Process e al particolare disegno degli intagli, la transizione tra le varie mescole è, secondo Pirelli, perfetta. E, in effetti, dopo la prova devo dire che il Diablo Rosso Corsa II è quello del segmento con il migliore aspetto una volta usurato.

A proposito di intagli: se abbiamo ancora dubbi sulla sportività del prodotto a toglierli pensa il rapporto tra pieni/vuoti che si ferma al 6%. Se pensiamo che il minimo legale è del 4% (la percentuale del Supercorsa) è facile capire di che tipo di gomma stiamo parlando.
Se carcassa e struttura derivano dai prodotti racing, anche sui profili Pirelli ha “mediato” alla perfezione tra esigenze stradali e pistaiole. Il profilo “dual radius” unisce senza soluzione di continuità due raggi di curvatura. Più stretto nella parte centrale per offrire più maneggevolezza e feeling, e più ampio sulle spalle per migliorare il grip. Ora non resta che provarle.
RIDE
Casa italiana, giornalisti italiani. Qualcuno potrebbe pensare che un pizzico di orgoglio patrio ci porti ad essere un po’ indulgenti con Pirelli e a “parlarne sempre bene”. In realtà basta guardare l’entusiasmo dei tester francesi/Inglesi/tedeschi quando scrivono dei prodotti della Pilunga per capire quanto l’azienda lombardo/sicula (me lo consenta Pirelli, visto che il test team ha sede a Giarre ed è sicuramente un elemento chiave nella riuscita degli pneumatici italiani) lavori bene.
Prova bagnata…

Pensate che lavora così bene, che per il Diablo Corsa II ha fatto arrivare in Sudafrica perfino la pioggia. Già, per il lancio dei nuovi Pirelli ho lasciato la Lombardia più piovosa degli ultimi anni per andare a prendere pioggia in Sudafrica. Meglio di così non si poteva, il primo giorno di test su quella che è stata eletta dai motociclisti sudafricani la strada più bella (vorrei capire cosa direbbero se venissero dalle nostre parti…) è caratterizzato da buche, un po’ di fango e asfalto bagnato. Niente di meglio per capire se la promessa di un comportamento migliorato sul bagnato risponde a verità.

Le gomme Pirelli sono come le moto Honda, appena ci percorri i primi metri ti sembra di averle guidate da sempre, servono 2 metri per fare amicizia con loro. Il bello delle Pirelli è che non fanno mai le “scontrose”, ma riescono a tirare fuori il meglio da ogni ciclistica, coprendo a volte anche qualche “magagna” di assetto. In poche parole rendono facile la vita ai piloti.
Subito feeling

Anche le Diablo Rosso Corsa II hanno ovviamente lo stesso DNA, pochi metri e hai la moto in mano. La sorpresa è che lo stesso feeling lo hai sul bagnato. Mentre guido sulle sconnesse strade Sudafricane ripenso a quel “rapporto pieni vuoti 6%” e sono abbastanza sorpreso di come queste gomme trasmettano sicurezza anche in questa situazione normalmente ostica per le gomme sportive. Esenti da quelle fastidiose micro perdite di aderenza che tolgono il piacere di guidare in queste condizioni, le Diablo Rosso Corsa II potrebbero essere scambiate per gomme turistiche se non fosse per la rigidezza delle carcasse, in particolare quella del pneumatico posteriore, che copiano meno del solito (per lo standard Pirelli) le asperità e sacrificano un pizzico di comfort. Ma giusto un pizzico eh, perché nello stesso segmento c’è chi è ben più rigido di loro. Del resto se vogliamo che le gomme reggano i carichi imposti dalle moto moderne, un pizzico di comfort lo dobbiamo pur sacrificare.
Precisione
Una cosa che mi è piaciuta su strada è stato piuttosto il grandissimo equilibrio tra i profili e la perfezione assoluta nel mantenimento della linea impostata. Un paio di curvoni bagnati con la moto che tratteggia archi di circonferenza come se fosse un compasso, mi gratificano parecchio, questa gomma è precisa come un rasoio, metti la moto esattamente dove la vuoi mettere.
In pista a Kyalami

Ma sarà lo stesso anche in pista, quando i ritmi si alzano sul serio? Kyalami è il banco prova in cui verificarlo. E che banco prova! Una pista d’altri tempi disegnata su una collina con salite curve cieche tanti pezzi in appoggio e un discesone che quando arrivi in fondo hai le chiappe così strette che ti vengono i crampi. Riasfaltata, rimessa a nuovo questa pista è un luna park fantastico (forse un pelo pericoloso…) in cui devi essere convinto del fatto tuo per presentare una gomma stradale, anche se sportiva.

Le Pirelli Diablo Rosso Corsa II non deludono, nemmeno quando montate su moto che sulle gomme spingono parecchio, come Yamaha R1, Aprilia Tuono 1100 o Ducati Panigale V4. Come avrete potuto capire, il parterre delle damigelle d’onore proposte da Pirelli per le nuove arrivate è di primissimo livello. La prova in pista (con pressioni 2.5 2.5) conferma le qualità della nuova Pirelli Diablo Rosso Corsa II, nella guida spinta si percepisce il gran lavoro svolto da Pirelli sui profili che sono degni di un prodotto racing. Il feeling con loro è immediato, il tempo di warmup non misurabile. Ok non faceva freddissimo, (circa 20 gradi) ma bastano veramente due curve per sentire lavorare.


Profili svelti
Sono gomme molto “svelte” sia nello scendere in piega sia nei cambi di direzione dove si percepisce come i due profili parlino esattamente la stessa lingua. E poco importa se dietro state montando il 180/55 della MV Agusta F3 o il 200/60 della Panigale, questa percezione di omogeneità non viene mai meno. La sensazione avuta su strada si ripete quindi anche in pista, a ben altre velocità e livelli di stress. La curva 5 di Kyalami è un lungo appoggio destrorso in discesa da affrontare in terza, ginocchio a terra a 150 all’ora, perfetta per misurare la capacità dell’anteriore di reggere le spinte laterali in percorrenza e la capacità di tenere la linea. In quel frangente le Diablo conquistano la lode per precisione.


Quasi una racing

La profondità con cui si riesce a staccare portando la frenata fin dentro la curva (con un effetto standup inconsistente), e la rapidità con cui si riapre il gas fanno pensare a prestazioni da gomma racing di solo qualche anno fa. Per le mani si ha sempre un manubrio squisitamente neutro, solido, capace di infondere fiducia. Si capisce di essere al cospetto di un prodotto “stradale”, quando si inizia veramente ad affondare la frenata o si esagera con la velocità di ingresso curva causando una logica deriva dell’anteriore che porta la moto a discostarsi leggermente dalla linea ideale. In quel frangente con una gomma racing tiri letteralmente moto alla corda, con questa lasci correre. Ma, come potete vedere dagli on board inseriti in questo servizio, stiamo parlando di performance davvero di alto livello.
Accelerazione no problem

Il posteriore in compenso non si tira indietro quando c’è da sopportare le bordate di coppia delle moderne 1000. “Parla” bene con l’anteriore anche in accelerazione, quando la moto resta comunque neutra e non perde il controllo anche spostandosi verso le mappature di motore piuttosto estreme. Togliendo man mano i controlli si scopre una gomma comunque in grado di gestire l’accelerazione senza patemi, i piccoli “pompaggi” in piena accelerazione fanno parte di un gioco che la Diablo Rosso Corsa II gioca ad alto livello. Così come fa parte del gioco un kickback meno “morbido” del solito soprattutto al posteriore che su qualche buca affrontata in accelerazione mi è sembrato scalciare un po’. Ma come detto, questo fa parte ormai delle caratteristiche degli pneumatici di questo segmento che devono reggere prestazioni impressionanti. Come detto prima… un gran bel compromesso. Un compromesso che per moltissimi motociclisti rappresenta la scelta ideale.

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