Test copertoncini, il 28 mm è servito: ecco il “grasso” che piace

Per qualcuno non esiste altro, per altri siamo ai limiti dell’eresia. Tutti ne parlano. Noi l'abbiamo provato in un test di durata... a sei gambe con i Michelin Pro4 Endurance

13 luglio 2015 - 10:07

19, 21, 23, 25 e 28… Non è l’estrazione serale del lotto svizzero ma la dimensione, in millimetri di sezione, degli pneumatici per le bici da strada. In mezzo ci sono i 27, i 24 e le misure meno comuni che diversi produttori hanno o avevano in catalogo. Fino agli Anni 90 la maggior parte delle bici montava gomme da 19 e 21 mm. Poi arrivarono i 23 e già sembravano un azzardo. I 25 fecero storcere più di un naso: “Al massimo vanno bene per la Roubaix!” e quando quei nasi erano appena tornati a essere dritti, ecco i 28 a far parlare e scrivere.

Come sempre il popolo del pedale si è diviso in due fazioni: chi a favore, senza la più piccola riserva; chi contro, senza nemmeno averli provati. In mezzo i tanti che, come noi, si sono incuriositi e hanno deciso che, come tutte le novità, prima di essere giudicate vadano messe alla prova. Lo abbiamo fatto per diversi mesi, affrontando situazioni e fondi stradali molto diversi. Compagni di avventura i copertoncini Michelin Pro4 Endurance nelle due misure 23 e 28 mm. Che abbiamo anche pesato: ciascun copertoncino pesa 230 grammi esatti in misura 23 mm e 290 grammi in misura 28 mm.

Carta di identità
Stefano C, 48 anni, ciclista quando può, 3.500 km/anno. Bicicletta: Cervélo R3 SL


Sono sempre stato curioso di provare le novità tecniche: che si tratti di bici, di moto o di auto la mia anima ingegneristica mi porta a cercare di capire perché chi costruisce componentistica scelga una strada piuttosto che un’altra. Nel caso delle bici da corsa l’evoluzione degli pneumatici sembra orientata verso il bigger is better. Non ci siamo ancora abituati all’idea di abbandonare lo striminzito copertoncino da 23 per il 25, che si parla già del 28 come soluzione definitiva. Un bel “gommone”, non c’è che dire, che ha come primo problema il fatto di trovare una bicicletta che lo possa ospitare.
Non occorre cercare i telai più “tirati” per non trovare lo spazio necessario a montare questi copertoncini: anche un telaio come quello della mia Cervélo R3 è al limite, non tanto nel carro posteriore quanto nella zona forcella. Basta superare di un paio di decimi di bar la pressione consigliata (6,5 bar) e la gomma inizia a toccare la zona superiore dei foderi. Tuttavia il 28 merita la promozione:  le ho usate per circa 1.500 km sia sulle disastrate strade del Pavese, teatro della maggior parte delle mie pedalate, sia sulle più lisce e scorrevoli strade costiere liguri. I vantaggi? Il comfort, innanzitutto: sarà poca cosa per gli smanettoni da 53×11 ma vi assicuro che dopo 3 ore di sella la differenza si fa sentire. La R3 non è una bici amichevole con la schiena, anzi “picchia” duro sulle vertebre del ciclista, e avere un pizzico di assorbimento in più a mio parere non è affatto male. Il 28 digerisce meglio, molto meglio, non solo i colpi duri ma anche quelle zone di asfalto particolarmente rovinato dove il 23 sembra diventare “quadrato”. È in quel frangente che ci si accorge che la stessa strada con il 28 sembra diventare più liscia e scorrevole. Me ne sono accorto perché nella mia prova ho fatto “avanti e indietro”, nel senso che non sono solo passato dal 23 al 28, ma dopo parecchi km con quest’ultimo sono tornato al 23 per riprovarlo, ripercorrendo le stesse strade. Quelle sulla minor scorrevolezza di un 28 rispetto a un 23 sono a mio parere convinzioni errate: se la strada è liscia sfido chiunque a percepire minor scorrevolezza; se la strada è rotta vince il 28. Altri vantaggi? In discesa maggior sezione significa più spalla a terra, più stabilità nelle curve, più sensazione di sicurezza per il ciclista. Per me i Michelin Pro4 Endurance 28 mm sono promossi. L’unico problema è trovare una bici che li riesca a ospitare.

Carta d’identità
Stefano M, 51 anni, biker per scelta e stradista all’occorrenza, 3.500 km/anno. Bicicletta: Trek Emonda SLR

Come stradista sono molto giovane, al punto che una gommina da 19 non l’ho mai provata. Per me il 23 è già una misura quasi estrema, da pro, anche se il 50% degli atleti professionisti pedalano ormai sui 25 mm. Sarà che sulla MTB questa stessa evoluzione l’ho già vissuta anni fa e oggi non ci si stupisce di bici da cross-country che montino gomme da 2,25″, ma trovo che sezioni maggiori abbiano la loro ragion d’essere proprio nella capacità di abbinare comfort a ottima scorrevolezza ed elevate prestazioni. Anche per questo motivo quando Michelin e Vittoria mi hanno spiegato il perché delle loro gommone, le motivazioni mi hanno convinto a provarle. Il momento propizio è stata una trasferta in Umbria insieme ad altri colleghi ciclisti, alla scoperta di alcuni itinerari delle stupende colline e montagne del Centro Italia. Anche su una bici a elevate prestazioni come la Trek Emonda SLR (sulla quale alloggiano comodamente) il 28 appare indicato, persino in situazioni che non ci si attenderebbe di dover affrontare. Non solo asfalti rotti e gibbosi, ma addirittura strade bianche che a dargli della mulattiera non si offenderebbero. La scorrevolezza è ottima e il comfort nettamente superiore ai copertoncini di sezione inferiore: ciò significa capacità di pedalare senza interruzioni e un’azione più fluida e redditizia. Grazie al maggior volume d’aria e alla pressione che può essere mantenuta più bassa rispettivamente di 2 e 1 bar rispetto alle sezioni da 23 e 25, il Michelin Pro4 Endurance 28 è polivalente, non paga dazio quanto a resistenza al rotolamento e quindi richiede meno watt per essere pedalato alla stessa velocità dei fratelli più smilzi. Un’affermazione che mi sento di fare senza timore di smentita: ho verificato di persona, su una discesa di oltre dieci chilometri percorsa quasi senza frenare insieme a due amici ben più pesanti di me che montavano copertoncini da 23 su ruote di ottima fattura, che non sono riusciti a staccarmi; in alcune occasioni ho messo addirittura la ruota davanti alla loro. L’unico problema è che sulla nuova bici che ritirerò a breve, una Colnago C60, pare non ci stiano!

Carta d’identità
Max, 33 anni, ex professionista, tester con i colori di Bike Channel, accompagnatore e meccanico, 10.000 km/anno. Bicicletta: Colnago C60 e Colnago V1r

Ricordo ancora quando mi fecero provare una coppia di Continental da 23. A me, che ero abituato a pedalare sui 19, fecero lo stesso effetto di una fat bike per un biker! La strana sensazione durò molto poco perché cominciai presto ad apprezzare le performance di questi nuovi pneumatici. Da lì ai 25 il passo è stato breve e ora le uso per la maggior parte della stagione, anche se ogni tanto, quando esco per allenarmi, mi piace montare i 28, con cui ho percorso circa 1.000 km.

La prima cosa che si apprezza dei Michelin Pro4 Endurance 28 è la comodità. Non c’è grande differenza quanto a superficie d’appoggio, ma è il volume d’aria che si fa sentire. Uso cerchi un po’ più larghi, quindi la spalla sporge meno e la gomma ammortizza ancora di più. Non pensiate che maggior comfort significa minori prestazioni: la scorrevolezza è paragonabile a quella garantita dalle gomme da 23, con la differenza che resta ottima anche quando i fondi diventano brutti. Io le gonfio a 7 bar, il che abbassa le probabilità di pizzicare rispetto a una gomma a 6/6,5. Non sono d’accordo con chi ritiene che queste sezioni possano compensare la rigidità di alcuni telai racing, rendendoli più digeribili anche da chi non è allenato o non ha la struttura fisica per utilizzarli. Credo comunque che il futuro vada in questa direzione e che le Case si metteranno a disegnare telai con maggiore spazio fra i foderi e più luce sotto il ponticello dei freni (problema che con i dual pivot non esiste) proprio per dare modo di utilizzare anche copertoni di queste sezioni. Poi, come capita nella moda, fra cinque anni saremo qui a parlare di nuovo di gomme strette.

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