Prova Piaggio Medley – Il GT a ruota alta

11 febbraio 2020 - 12:30

Certe volte il nome racconta già molto della moto o dello scooter che lo porta. È il caso per esempio del Piaggio Medley, parola che in inglese significa miscuglio. Sin dal 2016, anno del suo lancio, il Medley mescola infatti alcune caratteristiche tipiche degli agili scooter a ruota alta da città e altre prese invece dai modelli GT. La formula ha riscosso sinora un buon successo, che ora Piaggio punta a incrementare rendendo lo scooter più dinamico, performante e tecnologico.

TANTE NOVITÀ

Gli interventi più evidenti riguardano la linea, con uno scudo totalmente ridisegnato e dominato dall’immancabile “cravatta” Piaggio, che ora ha una griglia tridimensionale a nido d’ape. La sagoma ricorda un po’ quella del fratello maggiore Beverly, ma con un taglio più atletico e filante. A completare il facelift ci sono cerchi di disegno inedito, una sella risagomata e un nuovo faro full LED, tecnologia utilizzata anche dalla luce di coda.

HI-TECH

Il ponte di comando è impreziosito da una nuova strumentazione digitale che supporta il sistema di connettività Piaggio MIA. Associando lo smartphone e lo scooter tramite Bluetooth e l’app Piaggio è possibile vedere le notifiche sulla strumentazione digitale e gestirle assieme alle chiamate attraverso i blocchetti elettrici o i comandi vocali dello smartphone. Per chi vuole essere sempre connesso è disponibile come optional un casco Jet dedicato con auricolari e interfono bluetooth inclusi.

UN PICCOLO NEO

Diavolerie elettroniche a parte, la qualità percepita è elevata. Ogni componente ha un’aria solida e gli assemblaggi sono curati. Anche i comandi sono ben disposti e si azionano in modo intuitivo. L’unico neo importante è l’assenza del pulsante di hazard. Calcolando che c’è un tasto inutilizzato sul blocchetto di destra, varrebbe la pena di valutare la sua introduzione.

A PIENI POLMONI

Sul Piaggio Medley debutta poi l’ultima generazione dei motori i-get, declinati nelle cilindrate 125 e 155 cc e rinnovati da cima a fondo. Scontata la conferma della distribuzione a quattro valvole e del raffreddamento a liquido, tra i componenti riprogettati ci sono il pistone, la testata, le valvole, l’iniettore e il corpo farfallato, maggiorato di 2 mm. Cambiano pure la scatola filtro e la marmitta, che permettono al motore di respirare meglio.

DI BENE IN MEGLIO

I risultati degli interventi si vedono al banco dinamometrico, con importanti passi avanti in termini di prestazioni. Il Medley 125 guadagna 2 kW e raggiunge ora i fatidici 11 kW (ovvero 15 cv), il limite massimo per le patenti A1 e B, con una coppia di 12 Nm. Il 150 tocca invece i 12,1 kW (16,5 cv), con un picco di coppia di 15 Nm. Entrambi sono omologati Euro 4 e hanno percorrenze medie dichiarate rispettivamente di 41,5 e 41 km/litro nel ciclo WMTC. Il consumo cresce un po’ rispetto al passato, ma visto l’incremento delle prestazioni si può anche chiudere un occhio sulla cosa.

IL GOMMONE

Sostanzialmente invariato è invece il telaio, del tipo monoculla bassa, che ha la peculiarità di ospitare il serbatoio da 7 litri nella zona della pedana. A completare la parte ciclistica ci sono una coppia di ammortizzatori regolabili e una forcella rivisti nella taratura. I freni sono entrambi a disco, da 260 e 240 mm, e l’impianto è dotato di serie di ABS. Come sulla prima serie, le ruote hanno un diametro diverso. Quella anteriore è da 16 pollici e quella posteriore da 14, che monta però ora un pneumatico 120/70 e non più da 110/80.

C’È SPAZIO PER TUTTO

L’adozione di un cerchio posteriore più piccolo consente al Medley di avere il vano sottosella più grande del segmento. La sua capacità è di ben 36 litri, sufficienti per accogliere due caschi integrali. Nel retroscudo c’è uno sportello dietro cui si trovano due piccoli spazi. Quello di sinistra ha una presa Usb per ricaricare lo smartphone.

FACCIAMO I CONTI

Il istino del Medley 125 parte dai 3.399 Euro, mentre il primo prezzo del 150 è di 3.599 euro. In entrambi i casi per avere la versione S servono 100 euro in più. Il Medley S si riconosce per una diversa gamma colori, i dischi a margherita con pinze dorate, i profili sullo scudo e le molle degli ammortizzatori rossi e monta di serie il sistema di connettività Piaggio MIA, altrimenti optional. Si tratta di cifre tutto sommato ragionevoli per portare a casa uno scooter dall’aspetto importante, costruito con cura e che se la cava benone anche su strada. Ma questo ve lo racconto nella sezione RIDE.

Il Piaggio Medley accoglie bene i piloti di tutte le taglie. La sella è ben imbottita, ha in fianchi stretti e con una seduta a 799 mm da terra permette di poggiare i piedi a terra con una certa facilità. Il manubrio ha una buona angolazione e le leve dei freni non sono troppo distanti dalle manopole. Alla fine l’unica critica può andare alla pedana, che non è piatta e limita un po’ le possibilità di movimento, anche se alla fine la posizione che si assume è comoda e corretta. Lo scooter di Pontedera si presta bene anche all’uso in coppia. Il passeggero ha una porzione di sella ampia e ben imbottita, nuove pedane a scomparsa rivestite in gomma e due pratiche maniglie integrate nel portapacchi posteriore.

BARICENTRO BASSO

Il Piaggio Medley ferma l’ago della bilancia a 136 kg a secco. Sulla carta alcuni rivali pesano meno ma il dato non deve spaventare. Il serbatoio sotto la pedana aiuta a tenere il baricentro basso e il Medley si gestisce bene anche nelle manovre da fermo. I chili non sono un problema nemmeno quando c’è da mettere lo scooter sul cavalletto centrale: il suo braccio di leva è buono e l’operazione si fa senza sforzo.

SUL VELLUTO

Una volta su strada, il Medley offre un ottimo compromesso tra maneggevolezza e stabilità. La ruota anteriore da 16 pollici regala un buon rigore direzionale e invoglia a guidare in modo tondo e pulito, pennellando le traiettorie. Il suo diametro aiuta inoltre l’assetto a digerire bene le buche, limitando gli scossoni sul pavé. Anche quando si forza il passo l’azione dello scooter di Pontedera rimane fluida e composta e il pilota ha la sensazione rassicurante di avere tutto sotto controllo. I freni, dal canto loro, sono ben modulabili, a prova di principiante. Agendo con forza sulle leve, la frenata si fa potente e gli spazi d’arresto si accorciano, sotto l’occhio vigile dell’ABS.

VOCE BASSA E POCA SETE

Promossi infine a pieni voti i nuovi motori i-get. Il 125 si fa apprezzare soprattutto per la progressione lineare, cui il 150 aggiunge un pizzico di pepe. In entrambi i casi la silenziosità è ottima e le vibrazioni sono pressoché assenti. Quanto ai consumi, nel mondo reale non è mai facile replicare le percorrenze dichiarate. Nella breve prova effettuata i due propulsori sono comunque sembrati poco assetati di benzina e non dovrebbe essere difficile fare più di 30 km con un litro nell’uso misto. Un aiuto in questo senso viene anche dal sistema Start & Stop, tanto puntuale negli interventi quanto discreto nel riavviare il motore alla minima rotazione dell’acceleratore.

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