Prova Triumph Street Triple RS 2020

10 ottobre 2019 - 8:23

È un lavoro difficile il nostro ultimamente, e lo sarà ancora di più quest’anno in cui alcune moto stanno cambiando in piccole sfumature per rientrare nei limiti Euro5. Sfumature che spesso è difficile raccontare perché i cambiamenti arrivano più per mantenere lo status quo che per aumentare le performance. Uno sforzo che non va sottovalutato, perché alla fine siamo viziati, abituati che ogni modello nuovo ha qualcosa in più del precedente in termini di cavalli e coppia. Ci dovremo abituare a piccoli passi avanti, perché mantenere intatte le prestazioni con moto sempre più “castrate” dalla normativa è già un gran lavoro.

EQUILIBRIO PERFETTO

Per fortuna nel caso della Street Triple di cavalli ne abbiamo. Il lavoro dei tecnici si è concentrato sul carattere del Triple, che era già uno dei migliori del segmento e tale è rimasto. Ci vuol poco a rovinare il giocattolo, a “sporcare” un equilibrio che nel caso della Street triple è quasi perfetto. Bravi in Triumph a mantenerlo, cercando di smussare ancora di più gli spigoli. Così è bello ritrovare su strada la Street che conosco in tutte le sue sfaccettature. Unica, piccola variazione è il motore, che ha perso anche quel piccolo flesso di erogazione che avevo segnalato nella prova della precedente attorno agli 8.000 giri, ma tira dritto fino ai 12.500 del limitatore (anche se la cambiata ideale, soprattutto in pista, arriva a 12.000), assistito da un cambio velocissimo e preciso in salita e ora anche in scalata, uno dei migliori elettronici del segmento.

LEVA LONTANA

A rimanere sono gli stessi piccoli “nei” che avevo notato nella moto precedente: la sella è ben imbottita, ottima per la strada ma un po’ troppo morbida per “sentire” veramente cosa accade sotto la ruota posteriore quando guidi in pista; la leva del freno (il comando ha interasse variabile, un unicum in questo segmento) è troppo lontana anche nella posizione più vicina e questo per me che ho mani piccole è un limite; c’è qualche vibrazione (niente di fastidioso) attorno agli 8.000 giri. Aggiungo che a mio parere la grafica della strumentazione ha fatto un passo indietro:il contagiri si vede poco, qualsiasi configurazione di schermata si decida di adottare, e anche le indicazioni secondarie (tipo temperatura aria oppure orologio) sono piccole e poco visibili.

PRECISA COME UN BISTURI

Leggerezza, precisione e prontezza nel rispondere ai comandi, capacità di “raccontare” al pilota per filo e per segno tutto quello che accade sotto gli pneumatici. Questa è in breve la Street Triple RS. Ne consegue una grande confidenza di guida, che arriva da una ciclistica molto reattiva, ma mai nervosa o ipercinetica. La Street Triple su strada resta sempre una moto rassicurante, efficace, sfuttabile. Fa quello che vuoi quando lo vuoi, grazie a un motore straordinario per carattere e qualità dell’erogazione. Ora anche migliore che in passato.

ASSETTO

La moto è davvero leggera, reattiva, cambia direzione in un amen e una volta impostata la traiettoria è in grado di seguirla chirurgicamente, come di cambiare rapidamente in corso d’opera. Merito anche delle sospensioni, di indubbia qualità, che ti seguono quando spingi, offrendo una discreta miscela tra comfort e sportività, anche se forse su strada si potrebbe fare anche un piccolo passo indietro dal punto di vista del setting per avere una moto più malleabile tra le mani. Così com’è la RS è acuminata come uno stiletto e se il fondo è perfetto non si batte. Sullo sconnesso qualche colpo lo rimanda. Ecco perché magari si potrebbe cercare un assetto leggermente più scorrevole.

IN PISTA

Un assetto che mostra di gradire particolarmente la pista, se è vero che con pochi click ti butti tra i cordoli con soddisfazione. La bontà ciclistica della Street Triple RS è evidente anche quando la guida si fa aggressiva. Sempre rapidissima nell’esecuzione dei comandi, sempre precisa, stabile e rassicurante con lo sterzo che non fa mai scherzi, nemmeno sul veloce. E questo, per una naked, non è scontato.

ABS UN PO’ INVASIVO NELLA GUIDA AL LIMITE

Scherzi che arrivano dall’ABS, che ora “grazie” alla normativa Euro 5 non è possibile disattivare. Un limite che in pista a Cartagena a volte si è fatto sentire. La Street Triple RS quanto a freni è davvero ben messa, ma in qualche staccata l’ABS interviene in modo un po’ invasivo, sporcando la traiettoria. Alla fine con questo limite occorre un po’ conviverci, ci si abitua a frenare in modo meno aggressivo e più progressivo, ricordandoci che siamo pur sempre in sella a una moto stradale. Sportiva sì, ma pur sempre stradale. Durante le sessioni a Cartagena avrei aumentato leggermente il sostegno del monoammortizzatore, così da far sedere un po’ meno la moto in accelerazione e seguire la forcella che offre un validissimo supporto in frenata, ma tende a restare un pelo “alta” davanti. Non c’è stato tempo, ma il range di regolazione è molto ampio e davvero con le sospensioni potrete giocare come vorrete.

VALUE FOR MONEY

Chiudo con una piccola digressione su quello che gli inglesi chiamano “value for money”, il valore di quel che si acquista. Bene, il consiglio che vi do è di guardare sempre molto attentamente le Triumph, che sono spesso le meglio dotate a qualsiasi livello. Nessuna moto nel segmento della Street ad esempio offre la medesima dotazione di serie con tanti elementi insieme (pinze M50, pompa interasse variabile, quick shifter bidirezionale, sospensioni premium, luci LED, TFT che si interfaccia con Bluetooth). Insomma in cambio degli 11.900 euro richiesti, questa Triumph vi ripaga con una media che per certi versi è quasi una maxi. E si guida alla grande.

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