La protagonista di questa prova è una moto giapponese pensata e sviluppata in Italia e prodotta in Francia, insomma, una vera e propria world bike, che in questa versione aggiunge una bella dose di tecnologia: costa 10.599 euro e si chiama Yamaha Tracer 7 Y-AMT.
Già, per la rubrica “forse non tutti sanno che” è sempre bello sapere che c’è davvero tanta Italia e tanta Europa all’interno delle Tracer 7. Tutte le moto Yamaha fino ai 700 cc sono infatti ingegnerizzate e sviluppate test compresi in Italia a Gerno di Lesmo, ingegneri e tecnici tutti italiani. Poi la moto viene assemblata negli stabilimenti di Yamaha in Francia, più europea di così…

Yamaha Tracer 7 Y-AMT: come è fatta
Parlando invece della moto, partiamo dal cambio robotizzato Y-AMT, la soluzione pensata da Yamaha per traghettare i motociclisti verso una nuova era. Che piaccia o no, di sicuro fa parecchio discutere: dopo averlo presentato sulla piattaforma CP3, ora Yamaha lo ha portato anche sul motore CP2, quello appunto che equipaggia la Tracer 7 che vedete qui con me.
Un trapianto che, devo dire, è stato quasi indolore se pensiamo che servomotori e centraline portano un aggravio di peso di solo 2,8 kg e non richiedono nessuna modifica al motore originario. Motore di cui vi abbiamo già parlato più volte è che in quest’ultima configurazione è equipaggiato con acceleratore elettronico multimappa. Vi ricordo solo i dati di potenze coppia, 73 CV e 68 Nm, in questo il CP2 non è cambiato.
A cambiare invece rispetto alla versione precedente è la ciclistica. Il forcellone si allunga portando l’interasse da 1460 a ben 1495 mm. Cambiano, di conseguenza, anche l’angolo cannotto e l’avancorsa. Più che altro tutto si aggiorna attorno all’arrivo di una nuova forcella rovesciata con steli da 41 mm e una nuova coppia di pinze radiali.
I motivi di questa crescita sono di migliorare abitabilità per pilota e passeggero e la stabilità. In compenso, per non perdere la proverbiale agilità della Tracer, Yamaha è intervenuta sull’ergonomia. Chi la guida avrà a disposizione un manubrio più largo di ben 5 cm, una leva ben più favorevole rispetto al passato.
Per la Tracer 7 sono dichiarati 206 kg in ordine di marcia. La nostra bilancia ha rilevato 208 kg con il pieno, 198 kg con 5 litri di benzina nel serbatoio.

Qualità a bordo
La prima cosa che si nota salendo in sella è, ovviamente, l’assenza della frizione. Per il resto, l’impatto estetico è notevole, considerando che si tratta di una moto che, nella versione base, costa meno di 10.000 euro, con cavi messi bene, cruscottino tipico di Yamaha, presa USB-C e cruise control sulla sinistra introdotto con l’arrivo del ride-by-wire. Sempre a sinistra troviamo poi il classico joystick a cinque vie, mentre a destra troviamo il tasto mode che consente di cambiare le modalità di guida e di passare dalla modalità automatica del cambio robotizzato a quella manuale. Il cupolino è regolabile con una slitta su tutte le altezze, mentre la forcella è regolabile sullo stelo destro in precarico ed estensione.
Ergonomia aggiornata
L’ergonomia della Tracer 7 mi è piaciuta molto, il manubrio più largo di 5 centimetri ti dà un’impostazione più dominante sulla moto che risulta anche più maneggevole nonostante l’interasse più lungo. La posizione di guida è buona, piccola nota sulla distanza sella-pedane quando la sella (regolabile da 845 a 865 mm) è in posizione bassa che forza le ginocchia in un angolo un po’ chiuso. La sella ha un’imbottitura abbastanza sportiva, a riprova del fatto che questa Tracer 7 voglia essere una vera sport touring, con l’ago che tende leggermente verso lo sport.
La protezione dall’aria è buona: il cupolino regolabile protegge abbastanza bene, le ginocchia sono coperte, rimane scoperta giusto la parte bassa dello stinco.
Per quanto riguarda la vita di coppia, il passeggero non è messo male. Le maniglie sono un po’ sfuggenti, diventano più sottili andando indietro, ma ci sono delle scanalature sotto per migliorare il grip. Altra cosa positiva lo spazio tra le pedane del passeggero e quelle del pilota, un aspetto che sono solito criticare e che sulla Tracer è sufficiente anche viaggiando in punta.
Ciclistica agile e scattante
Passando alla ciclistica la moto è assolutamente agile e leggera. Ci si accorge bene di questa leggerezza con le manovre a motore spento ma in realtà si ritrova dappertutto: in frenata, accelerazione, inserimento in piega, cambio di direzione… Insomma, nonostante l’interasse lungo, l’agilità è rimasta di altissimo livello. Con tutta questa leggerezza avvertita, ci si potrebbe aspettare qualche problema di stabilità, che invece non ci sono. Rimane un filo leggera, ma non ci sono movimenti o oscillazioni che possano mettere in ansia durante la guida.
Anche l’assetto delle sospensioni rimane, a mio parere, tarato con un occhio alla sportività. C’è un buon funzionamento della forcella, un affondamento molto controllato, ma quando si incontra la serie di buche forcella e mono fanno un po’ fatica a partire e rimandano un po’ il colpo secco. Sulle basse velocità di lavoro sia mono che forcella lavorano bene.
Sono un po’ stupito della scelta di Yamaha di montare le Michelin Road 6 GT, gomma solitamente destinata a moto più pesanti, che avrei magari sostituito con una gomma un po’ più sportiva.

Motore e cambio robotizzato
Parlando del motore, iniziamo con una piccola notazione storica perché Yamaha è stata una delle prime case, se non forse la prima, a credere in una modalità di cambio robotizzato: basti pensare che la FJR 1300 AS è datata 2006. Insomma, Yamaha ci aveva già provato ai tempi, e ora con la nuova tecnologia è arrivato il cambio Y-AMT. Cambio che, devo dire, con il CP2 si sposa bene, secondo me su certe cose questa accoppiata funziona anche meglio di quella con il tre cilindri CP3 perché andando piano si ha una cambiata meno brusca mentre quando il motore sale di giri il cambio è veramente veloce.
In modalità automatica il cambio mi soddisfa nel 90% dei casi, guidando questi tipi di cambio si impara che bisogna un po’ adattarsi alla logica del cambio. Nel caso specifico dello Y-AMT, si può scalare con il pulsante a manubrio ma anche dando un colpetto di gas, non sono facendo il kick down, il cambio riconosce anche un colpo di gas come segnale per cambiare la marcia. Nelle giornate di prova ho sempre lasciato il cambio in modalità automatica, intervenendo poi nei momenti di necessità, provando a metterlo in difficoltà. A parte qualche rara occasione, il cambio fa sempre le scelte corrette.
Nella modalità manuale il cambio è effettivamente un cambio manuale, ma se la moto sente che il motore sta per stallare, allora stacca la frizione.
Una cosa non presente e che vorrei fosse implementata, è la possibilità di scegliere le mappature più aggressive anche in modalità automatica. In questo momento alla mappatura D e alla mappatura D+ sono abbinati i power mode 4 e 3, 1 e 2 si possono usare solo con il cambio in modalità manuale.
Il CP2 ormai lo conosciamo bene: vibra poco, consuma poco, ha una buona erogazione di coppia e si abbina bene con il cambio visto il buon comportamento ai bassi regimi. Funziona bene anche l’attacco della frizione, mai troppo brusco. È un motore che ormai è giunto alla completa maturazione, non credo gli manchi niente per poter essere completo su una moto come la Tracer 7. Le mappature street e sport sono differenziate ma, ovviamente, quando non si ha tantissima potenza la differenza non è abissale. Il consumo rilevato alla fine della prova è di 4,5 litri per 100 chilometri quindi stiamo sui circa 23 24 chilometri con un litro, davvero niente male.






