Ci sono nomi che, nel mondo delle moto, hanno un significato che va ben oltre la semplice denominazione commerciale. Dark, per chi ha qualche anno di motociclismo sulle spalle, è uno di questi. Non è soltanto una livrea nera, ma un pezzo della storia Monster, una delle interpretazioni più riuscite di quella filosofia che nel 1993 aveva portato Ducati a inventare, di fatto, il segmento delle naked sportive.

Per capire perché il ritorno della Ducati Monster Dark sia interessante, bisogna fare un passo indietro e tornare agli inizi degli anni Duemila. In particolare al 2002, quando arrivò la Monster 620 i.e. Dark.
Monster 620 Dark: la Ducati che ha messo in sella una generazione
La Monster era nata nel 1992, presentata al Salone di Colonia e arrivata sul mercato nel 1993. Il progetto firmato da Miguel Galluzzi aveva una ricetta tanto semplice quanto geniale: prendere un motore bicilindrico Ducati, abbinarlo a una ciclistica sportiva e togliere tutto quello che non serviva davvero. Il risultato era una moto essenziale, muscolosa, con il motore e il telaio in bella evidenza e un’identità estetica che non assomigliava a niente di quello che c’era allora sul mercato.

La famiglia si allargò rapidamente, passando dalle 900 alle 600 e alle 750, fino ad arrivare alla 620 i.e. La versione Dark, presentata alla fine del 2001 e commercializzata dal 2002, rappresentava la porta d’accesso alla gamma. Meno ricercata nelle finiture, più sobria nell’allestimento e soprattutto più conveniente, ma senza rinunciare alla sostanza tecnica della nuova 620.
Il suo bicilindrico a L di 618 centimetri cubi, raffreddato ad aria e con distribuzione desmodromica a due valvole per cilindro, sviluppava circa 60 CV. L’alimentazione era a iniezione elettronica, il telaio era il classico traliccio in tubi d’acciaio e la ciclistica aveva compiuto un bel salto in avanti rispetto alle precedenti Monster 600. La 620 Dark era una moto relativamente accessibile, divertente, facile da gestire peaca poco e aveva la sella bassa e soprattutto era desiderabile. Era una Ducati vera, con quel carattere meccanico e quel fascino un po’ anticonformista che rendevano speciale il marchio di Borgo Panigale, ma senza richiedere un investimento economico proibitivo.
È stata la Monster che ha messo in sella migliaia di motociclisti e, particolare che merita di essere ricordato, tantissime ragazze. Per molte è stata la prima Ducati, per altre la prima moto importante, per tanti ragazzi la compagna di uscite, viaggi e prime esperienze di guida sportiva. Una moto che ha contribuito a rendere il Monster un fenomeno trasversale, capace di andare oltre il tradizionale pubblico Ducati.

La Dark, insomma, non era semplicemente la versione economica. Era la dimostrazione che per divertirsi con una Ducati non serviva necessariamente scegliere la cilindrata più grande o la versione più accessoriata.
Monster Dark 2026: la filosofia resta, la tecnica cambia
A distanza di oltre vent’anni, Ducati riprende quella denominazione per una nuova interpretazione della sua naked. La Monster Dark 2027 nasce sulla base della quinta generazione del Monster, presentata nel 2026, e ne ripropone la configurazione più essenziale, puntando soprattutto sulla livrea total black. Come sulla sua antenata il nero caratterizza praticamente ogni particolare, coinvolgendo carrozzeria e cerchi, mentre la sella è rivestita in un unico tessuto. Alcuni componenti vengono lasciati volutamente a vista, senza verniciatura: è il caso del Front Frame, dei fondelli dello scarico e dello snorkel del condotto di aspirazione. Anche gli indicatori di direzione sono statici, anziché dinamici come su altre versioni.
Il risultato è una Monster dall’aspetto più sobrio, quasi industriale, che mette in evidenza le forme e i volumi della moto senza cercare di impreziosirli con dettagli decorativi. Una scelta coerente con il concetto originale di Dark: tutto quello che serve, niente di più.
Motore Ducati V2 da 890 centimetri cubi e 111 CV
La base tecnica è ovviamente in comune con quella del Monster attuale, se la Dark originale era scesa parecchio di cilindrata rispetto alla 900 da cui prendava vita e si era anche semplificata in dotazione rinunciando ad esempio al doppio disco anteriore. La nuova Monster Dark ha invece tutto in comune con la Monster “normale”. A muoverla è quindi il bicilindrico Ducati V2 di 890 centimetri cubi, con distribuzione IVT a fasatura variabile delle valvole di aspirazione. La potenza massima è di 111 CV a 9.000 giri, mentre la coppia raggiunge 91,1 Nm a 7.250 giri. Ma il dato interessante, soprattutto pensando alla destinazione d’uso di questa moto, è che oltre l’80% della coppia massima è disponibile già fra 4.000 e 10.000 giri. La distribuzione IVT contribuisce anche a contenere gli interventi di manutenzione: il controllo del gioco valvole è previsto ogni 45.000 chilometri, un intervallo particolarmente ampio.

Telaio monoscocca e 175 kg: la leggerezza resta una priorità
Se il Monster originale aveva nel telaio a traliccio uno dei suoi elementi distintivi, la nuova generazione ha completamente cambiato impostazione. La Monster Dark utilizza infatti un telaio monoscocca in alluminio, con il motore che svolge anche una funzione strutturale.
Al posteriore troviamo un forcellone bibraccio in alluminio e un telaietto misto, realizzato in tecnopolimero e traliccio. Una soluzione che contribuisce a contenere il peso e a mantenere compatto l’insieme. La bilancia dichiara 175 kg in ordine di marcia senza carburante, quattro chilogrammi in meno rispetto alla precedente generazione. Un valore interessante per una naked con questa cilindrata e potenza, soprattutto considerando l’obiettivo di rendere la Monster facile e intuitiva anche per chi non ha una grande esperienza.

La posizione di guida è stata studiata per favorire il controllo e l’accessibilità. La sella si trova a 815 mm da terra e i fianchi relativamente stretti della moto aiutano a raggiungere il terreno con i piedi. Un aspetto che, insieme al peso contenuto, rende la Monster interessante anche per chi si avvicina per la prima volta a una Ducati.
Elettronica completa, ma senza complicazioni
La Monster Dark 2026 è naturalmente molto lontana, anche sotto questo aspetto, dalla semplicità meccanica della 620. La piattaforma inerziale a sei assi gestisce un pacchetto elettronico che comprende ABS Cornering, Ducati Traction Control, Ducati Wheelie Control ed Engine Brake Control, tutti regolabili su diversi livelli di intervento.
I Riding Mode sono quattro: Sport, Road, Urban e Wet. Permettono di modificare il comportamento della moto in funzione del percorso e delle condizioni di aderenza, rendendo più semplice adattarne la risposta alle diverse situazioni. Il Ducati Quick Shift, il Cruise Control e il Ducati Power Launch sono invece disponibili come accessori, così come il cupolino e il coprisella passeggero.

Ovviamente come per tutte le moto della nuova piattaforma V2 anche la Monster è disponibile in versione depotenziata per patente A2, soluzione che mantiene il legame con quella vocazione da moto d’accesso che aveva reso celebre proprio la vecchia 620 Dark.
Prezzo e disponibilità: la Dark torna a novembre
La nuova Ducati Monster Dark sarà disponibile nelle concessionarie a partire da novembre 2026, anche in versione depotenziata per patente A2.
Il prezzo di partenza per il mercato italiano è di 11.990 euro. Per le versioni A2 Ducati prevede un prezzo inferiore di 500 euro.

Rispetto alla vecchia 620 Dark, naturalmente, siamo davanti a una moto completamente diversa per prestazioni, tecnologia e contenuti. Ma il senso dell’operazione Dark è proprio quello di recuperare una filosofia che ha accompagnato una parte importante della storia Ducati.
La Monster Dark del 2002 era una delle strade più semplici e convenienti per entrare nel mondo Ducati. Quella del 2026 lo fa con un bicilindrico da 111 CV, una ciclistica moderna e un’elettronica che allora sarebbe sembrata fantascienza.
Eppure, guardandole una accanto all’altra, il concetto è ancora lo stesso. Una moto essenziale, riconoscibile, divertente e con una personalità che non ha bisogno di troppi fronzoli per farsi notare. Perché, in fondo, il Monster è nato proprio così.




