Che Renault ami la competizione è un dato di fatto. Che le piaccia da matti crescere nuovi talenti del volante è altrettanto chiaro. In anni di attività a livello mondiale e nazionale i campionati Renault hanno sfornato una quantità di talenti (quasi tutti poi arrivati in F1) tale che nemmeno il fornaio la mattina. Quindi in tutto questo che ci faccio io a Vallelunga con un volante di una Clio Cup tra le mani? Scartata l’opzione talento in erba vista l’età, poco credibile quella del gentleman driver perché io di gentlemen ho ben poco, resta solo una risposta possibile: sono qui per vivere l’esperienza di uno dei trofei più longevi e attraenti del panorama italiano.

A1 Mon amour

Mentre cerco di districarmi tra i pullman di turisti cinesi che sembrano andare tutti a sud lungo la A1 provo a immaginarmi cosa mi aspetta. L’invito alla Clio Cup è arrivato all’improvviso, un fulmine a ciel sereno caduto pochi giorni prima della gara. Io sono ancora “caldo” della gara con la MINI al Paul Ricard e certo non mi faccio pregare a riempire la borsa con la tuta e il casco.

E così sono qui dentro l’abitacolo di questa piccola, cattiva, auto da corsa. Un’auto da corsa vera, non una Clio un po’ truccata, perché Renault con queste vetture fa sul serio. Le Clio sono, infatti, preparate direttamente da Renault Sport, che con 40.000 euro offre chiavi in mano a chi vuole correre uno strumento professionale e ready to race. La ordini da un concessionario, la paghi, ci metti la benzina e vai a correre.
La base è quella della Clio RS, il motore viene toccato poco (scarico, centralina, filtro per un totale di 222 cv) ma tutto il resto cambia eccome. Il cambio è a innesti frontali elettro assistito con paddle al volante, il differenziale autobloccante meccanico, le sospensioni racing ampiamente regolabili, cambiano i mozzi ruota, i dischi e tutto l’impianto frenante, sprovvisto di servofreno come le vere racer e con tanto di ripartitore di frenata.

Alleggerita e speciale

L’auto è ovviamente spogliata di tutto, cruscotto compreso rimpiazzato da un compattissimo cockpit digitale con tanto di led di cambiata che fa venire la bavetta appena sali in auto e non hai ancora nemmeno acceso il motore. Mentre la studio capisco che avevo preso la Clio un po’ alla leggera, pensavo di trovarmi al cospetto di un’auto di serie un po’ preparata ma non è così. La Clio Cup merita il massimo rispetto. Me lo fa capire ancor prima di entrare in pista quando parto dal box mollando la frizione come se fossi al parcheggio dell’Esselunga. Toco-toc! La frizione attacca in un millimetro la Clio fa un sobbalzo e il motore si spegne, mentre il meccanico che si prenderà cura di noi per tutto il we mi guarda con la faccia sconsolata del tipo “iniziamo bene, questo manco sa partire”. Ok, reset. Non siamo all’Esselunga siamo a fare una gara e questa è una macchina “vera”. Regoliamoci di conseguenza.

Car Sharing

Condividendo l’auto con un collega le prove libere vengono divise a metà. 7 giri + 7 giri, pochi per capire veramente tutto. Abbastanza per capire che guidare questa Clio è veramente una goduria. Conosco bene Vallelunga almeno stavolta non devo imparare la pista, quindi entro disinvolto senza dar troppo peso alle parole del mio meccanico che mi raccomanda di scaldare le gomme (soprattutto le posteriori) per almeno un paio di giri. Fa caldissimo quanto le vorrai scaldare le gomme? Parto circospetto, la Clio mi asseconda. Il cambio sequenziale è una figata pazzesca, “spara” le marce in salita e scalata e mi fa sentire tanto pilota, il motore sale di giri che è una bellezza e ha un sound davvero gasante. Trovo solo lo sterzo un po’ poco “diretto”, cosa che effettivamente mi viene confermata dal tecnico Renault presente in circuito.

Freni Racing

I freni richiedono assuefazione. Il comando senza servofreno è come si usa dire “pesante”, devi pestare duro come stessi facendo la press leg, e io fatico un po’ a percepire il limite del bloccaggio. Mi ci devo un po’ abituare. Provo a frenare con il sinistro come fanno quelli bravi ma l’avanti-indietro che deve fare il mio piede tra l’appoggio e il freno è un po’ troppo ampio per cui torno a frenare con il destro come si fa di solito. Dopo un giro e mezzo mi pare tutto a posto, inizio a spingere e vado subito in testacoda. Evidentemente non ero propriamente a posto e la Clio mi fa capire che con lei non si scherza.

In due turni di libere non mi faccio mancare niente: un paio di sorpassi, un testacoda, dei giri ben riusciti, il curvone fatto in pieno e assaggio un po’ di ghiaia alla curva del semaforo, giusto per vedere l’effetto che fa. Qui non c’è l’ABS che ti aiuta e quando perdi aderenza in frenata l’ABS devi diventare tu, ma se hai esagerato vai a giocare con paletta e secchiello… Riesco a ripartire evitando quindi l’onta del carro attrezzi e finisco il mio turno. I tempi stavolta sono dignitosi, veleggio attorno alla 16 posizione su 21 auto iscritte, la pole position è 2 secondi più veloce lontana ma non drammatica. Ma sto ancora imparando e ho usato un treno di pneumatici vecchi mentre molti montano già gomme nuove che, mi dicono, “valgono almeno un secondino”.

La moto dentro

Mi accorgo comunque che in alcune situazioni sono ancora troppo motociclista, i cordoli per me sono il diavolo invece con l’auto li devi aggredire guadagni metri di pista che ti fanno abbassare il tempo, inoltre giro attorno alle curve, sono ancora un po’ troppo largo perdo tempo perché l’auto sottosterza parecchio. Il team Oregon che gestisce la mia Clio mi spiega anche il perché. Non conoscendo le capacità di guida dei giornalisti che impugnano il volante della Clio sono stati molto conservativi con l’assetto. Meglio un’auto con un retrotreno molto stabile (e poco incline a “girarsi”) e un avantreno che sottosterza un po’ che un assetto “tiratissimo” che potenzialmente ti fa sì guadagnare qualche decimo ma che se non sei esperto ti mette in condizione di parcheggiare contromano una volta su due.

Si può migliorare

Insomma c’è spazio per migliorare. Per questo attendo con ansia i 25 minuti di qualifica, minuti in cui avrò la Clio tutta per me (al collega sono dedicati gli altri 25 minuti) con gomme nuove. Entro carico due giri per scaldare bene le gomme (due giri interi stavolta) e mi lancio all’inseguimento di un paio di avversari. Un giro e il cruscotto si accende come un albero di Natale il “warning” la temperatura dell’acqua è alle stelle, inizia a uscire un fumetto dal cofano, rallento, un po’ di liquido finisce sulle ruote posteriori e a momenti mi giro. Arrivo ai box, i tecnici vergano la sentenza definitiva. Cinghia rotta, la pompa dell’acqua non gira e ovviamente con l’acqua posso cuocerci la pasta.

Un giro solo

Nonostante il meccanico faccia veramente un miracolo individuando il problema, correndo al camion e cambiando la cinghia in pochi minuti il mio turno finisce. Ho fatto praticamente solo un giro, 2 secondi più lento di quanto girassi nelle prove libere. Penultimo. Resto li, attonito. Sono come un bambino che scarta il regalo a Natale e si accorge che non ha le batterie per cui non ci può giocare. Domani parto dal fondo, ma così in fondo che invece del semaforo vedo il Colosseo.

Gara

Ma la gara è un’altra cosa. Mi schiero con un misto di convinzione e “carogna” concentrato. Giro di allineamento, schieramento. Con le Clio si parte da fermo e io un partenza non l’ho mai provata con la frizione da 1 mm di corsa una prima “lunga” lo spettro dello spegnimento aleggia nell’auto. Provo durante il giro di riscaldamento, prima dentro gas giù tutto e via. Sgommo che sembro Ken Bloc, forse è meglio modulare un pelo… Scaldo bene le gomme mi rischiero non metto la folle ma resto in prima e… faccio la mia cxxxxta. Ho l’abitudine in moto quando sono schierato per la partenza di dare un ulteriore colpetto al cambio per verificare che la prima sia innestata per bene. Lo faccio anche questa volta, solo che non sono in moto, il cambio mette la seconda e quando si spegne il gelato parto così piano che sembro un Apecar.

Battaglia tra i cordoli

Quello che succede dopo è una specie di girone infernale in cui succede di tutto. Dritti, testacoda, uscite in ghiaia. Cerco di restare concentrato di fare le linee giuste, dopo pochi giri stampo un 1.51.2 che sarà il sesto giro più veloce della gara (!), a 4 decimi dal giro più veloce in assoluto. Ho il passo rimonto, sorpasso, lotto. Mi diverto come un pazzo. A circa metà della gara le gomme iniziano a mandarmi un po’ di segnali di avvertimento, un paio di “lunghi” e un sottosterzo molto accentuato mi consigliano di alleggerire un po’ la pressione. In questo momento vorrei l’auto più “estrema” e non quella con l’assetto “da giornalista”. “Ecco, ho esagerato e ora la pago”, penso. Ma non è proprio così, l’asfalto è realmente caldo e noto dai “dritti” degli altri che siamo tutti nella stessa situazione. Io continuo a risalire percepisco di essere veloce.

 

Quando entra la safety car per consentire al carro attrezzi di recuperare un paio di Clio insabbiate e ci raggruppiamo mi rendo conto che il gruppo delle auto che mi precedono non è poi così nutrito ne conto 11 ho recuperato 10 posizioni e un paio li avevo già nel mirino. Un piccolo sorriso mi compare sotto il casco fradicio di sudore. Fosse per me ripartirei subito, ma il tempo è finito e chiudiamo la gara in fila indiana. Finirò decimo assoluto a causa delle penalizzazioni inflitte a due piloti troppo arrembanti che mi sono arrivati davanti. Al momento sono il migliore tra i giornalisti che partecipano alla Press League campionato nel campionato che ci mette tutti contro tutti. Il premio è ambito, i migliori due disputeranno la finale europea al Paul Ricard il prossimo Novembre. Mancano molte gare alla fine del campionato, ma sognare non costa nulla, no?
Sono esaltato, le gare in rimonta danno un gran gusto. Se penso che tutto questo è avvenuto con un’auto che puoi comprare dal concessionario a 40.000 euro mi vien voglia di andare a casa a rompere il salvadanaio…