Coronavirus, il ventilatore polmonare Ferrari è pronto

Promessa mantenuta: Ferrari e IIT presentano il ventilatore polmonare FI5, di cui sotto trovate i dettagli. Prima, però, è doveroso sottolineare come la Ferrari sia una delle aziende italiane che maggiormente si è impegnata nella lotta al Coronavirus, sia internamente sia esternamente. Da un lato, un protocollo per la salvaguardia dei suoi dipendenti di ritorno al lavoro e la tutela (economica e sanitaria) di quelli che dovessero contrarre il Covid-19. Dall’altro, il sostegno alle comunità locali.

PRODOTTO IN SERIE A COSTI RIDOTTI

Così come per le auto, anche nel campo delle attrezzature mediche progettare un prodotto che rispetti tutte le caratteristiche tecniche richieste non basta. Fondamentale è anche la sostenibilità economica de prodotto stesso, che infatti è tra i punti di forza di FI5.ventilatore polmonare FerrariIl ventilatore in questione è stato infatti progettato come un prodotto in grado di soddisfare le esigenze tipiche delle medie intensità di cura, affidabile, versatile, facile da usare e da assemblare. Inoltre, è in grado di ottimizzare il consumo di ossigeno e di essere prodotto in serie utilizzando materiali di facile reperibilità così da avere un costo di gran lunga inferiore a quello dei ventilatori polmonari attualmente sul mercato.

PROGETTO OPEN SOURCE

E se a qualcuno dovesse mai venire il sospetto (gli haters non riposano mai…) che Ferrari si sia cimentata in questo progetto per fini di lucro, è bene che sappia che chiunque potrà produrlo localmente. Le specifiche tecniche di FI5, i disegni, il firmware, il software e la lista componenti sono infatti a disposizione come “open source project”.ventilatore polmonare FerrariPer il bene di tutti. E con la speranza che non sia proprio l’Italia a non sfruttare questa tecnologia a causa dei ben noti ritardi e cavilli burocratici che il Covid-19 non si è portato via.

CURIOSITÀ: L’ORIGINE DEL NOME

Vi state chiedendo il perché del nome FI5? Ecco la risposta. Le lettere sono le iniziali, rispettivamente, della Casa di Maranello e dell’istituto di ricerca che ha sede a Genova mentre la cifra indica il numero delle settimane che ci sono volute per arrivare all’accensione del prototipo partendo da un foglio bianco.