MINI, i 60 anni di un’icona ai tempi della Brexit

Per celebrare le 60 primavere arriva la speciale 60 Years Edition. L'occasione per ripercorrere la storia di questa piccola quanto geniale auto che ha segnato un'epoca

17 gennaio 2019 - 12:01

Al posto della Brexit, la Crisi di Suez. Di Ed Sheeran, i Beatles. Ma lei, una piccola auto che ha letteralmente fatto la storia, è stata capace di superare i segni del tempo. Tirata in ballo anche nella moda: Mary Quant si è ispirata proprio a lei per inventare la mini-gonna. Sia come sia, sono passati 60 anni esatti da quando Sir Alec Issigonis ha ricevuto l’incarico di progettare una minuscola vettura, che massimizzasse lo spazio interno e consumasse niente: insomma, la MINI.
Intuizione geniale

L’ingegnere nato a Smirne ebbe l’intuizione di collocare il quattro cilindri da 848 cc con albero a camme laterale in posizione anteriore trasversale, con il cambio – che usava lo stesso lubrificante del motore – in blocco, sotto di esso. Così, in poco più di 3 metri di lunghezza, si liberava un sacco di spazio per i passeggeri e pure un discreto bagagliaio. In quest’ottica arrivarono anche ruote da 10 pollici, attaccate ad originali e granitiche sospensioni con elementi in gomma.

Le MINI al Montecarlo

Qualcosa di più che un’auto prettamente cittadina, nel tempo la MINI diventò famosa per le sue doti di agilità e tenuta di strada: un kart a ruote coperte, praticamente. Con un rapporto peso-potenza quasi da supercar (poco più di 600 kg sulla bilancia) e il baricentro basso, era una base perfetta per le elaborazioni. La prima – e celeberrima – fu quella, lanciata nel 1961, di John Cooper, titolare dell’omonima scuderia di Formula 1. Nacque così un vero e proprio mito, capace di vincere nel 1964, 1965 e 1967 il Rally di Montecarlo.
L’era Rover

Certo, negli anni ci sono stati momenti bui: dall’exploit dei Sixties e dei Seventies, la MINI ha dovuto anche sopportare un certo periodo di oblio dopo la difficile gestione Rover. Che, detto tra noi, ha generato anche “perle” come la MINI Cooper Sports Pack da 63 cv per 740 kg, della seconda metà degli Anni ’90: fari di profondità aggiuntivi, cerchi da 13”, parafanghi allargati e assetto sportivo Koni. Oggi è molto ricercata dagli appassionati.
L’arrivo di BMW

Poi, nel 2001, il colpo di genio di BMW, che aveva rilevato la Rover nel 1994. Una piccola auto chic, ma con il sangue sportivo. Occhi tondi, cofano che abbraccia anche passaruota e gruppi ottici anteriori, terminale di scarico stile “lattina di Coca Cola”. E una guida schietta, con assetto stile “tavola da surf” e retrotreno allegro (specie dalla Cooper S in su), grazie alle sospensioni a tre bracci. Un successo.
La 60 Years Edition

La terza serie della MINI – nome in codice F56 – è un filo più edulcorata, vuole rivolgersi ad un pubblico più vasto, anche grazie alla versione cinque porte. Per una gamma che, già in passato, si era arricchita di Clubman e Countryman. Oggi, i 60 anni sono l’occasione per lanciare la MINI 60 Years Edition, edizione speciale disponibile da marzo 2019. Da scegliere, Cooper o Cooper S, in British Racing Green, per esorcizzare la famigerata Brexit. Anche con loghi specifici sparsi qua e là (perfino proiettati sul pavimento). E, mi raccomando, rigorosamente tre porte. Per tenere alto l’onore del mito.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO

Prova nuova BMW Serie 3, con la Giulia nel mirino

Multispazio: le 10 migliori auto per gli sportivi

MINI Swind E, quando la storica ha la coscienza pulita