Test Volkswagen Golf Variant Alltrack

10 maggio 2018 - 22:05

   LIVE

A poco più di un anno dal primo contatto con la Volkswagen Golf Variant Alltrack, l’occasione di guidarla di nuovo coglie il mercato auto italiano in una fase in cui i SUV continuano a guadagnare terreno. In generale continua a crescere la fascia di clienti che cerca modelli meno tradizionali, che per funzionalità, design o entrambi gli aspetti si differenzino dalle abituali categorie. Le station wagon con potenzialità offroad possono approfittare di questo nuovo approccio all’acquisto, grazie innanzitutto alla loro estrema versatilità. Il Gruppo VW ha numerosi modelli in gamma, ad esempio l’Audi A4 allroad quattro, esempio di interpretazione di successo in questa specifica categoria. La Golf Variant Alltrack punta agli stessi obiettivi, con la sobrietà – forse addirittura eccessiva – a cui ci ha abituato. Ogni dettaglio, infatti, è studiato per essere allo stesso tempo utile e sobrio, solido e misurato, funzionale e senza fronzoli. Volkswagen in tutto e per tutto. In questo caso, però, il modello di partenza, ossia la Variant, è valorizzata dall’innesto del pacchetto Alltrack, composto da dettagli come le finiture color argento per gli specchi retrovisori esterni e gli elementi decorativi tipo la fascia in zona frontale, e soprattutto le fasce protettive laterali e posteriori, i cerchi Valley da 17″ con pneumatici 205/55.

La trazione integrale è un contenuto tecnico pressoché irrinunciabile per questo genere di auto. La Golf Alltrack attinge dall’ampio know-how del gruppo tedesco per sfoderare la solida soluzione chiamata 4Motion, affiancata da altri accorgimenti come il programma di guida Offroad e la nuova configurazione dell’assetto, con 20 millimetri di altezza in più, per affrontare senza patemi, oltre al fuoristrada leggero (la classica strada bianca), gli ostacoli tipici dei contesti cittadini, quindi marciapiedi, aiuole da utilizzare come parcheggio, spartitraffico e così via.

Il 4Motion ha un funzionamento relativamente semplice. La frizione Haldex ripartisce la trazione sui due assi: l’olio messo in movimento da un’apposita pompa chiude la frizione a lamelle sulla base di quanto rilevato e determinato dalla centralina di controllo. In pratica, nella normale marcia, la trazione è totalmente sull’asse anteriore; c’è, però, la possibilità di spostare quasi completamente al retrotreno la motricità. A supporto sono previste soluzioni come il bloccaggio elettronico del differenziale e il sistema che migliora la dinamica di guida a velocità sostenuta e in percorrenza di curva, riducendo la velocità delle ruote interne. Come detto, alle modalità di guida già presenti sulle altre Golf si affianca sulla Alltrack la Offroad: interviene sulla taratura dell’acceleratore, sulla configurazione dell’ABS e dell’ESC, oltre ad attivare l’assistenza alla frenata in discesa (Hill Holder per non superare i 30 km/h di velocità) e alle partenze in salita.

Due le motorizzazioni proposte, entrambe Diesel sulla base del noto 2.0 TDI quattro cilindri in linea, ma in configurazioni di potenza diverse, da 150 e 184 cv; l’apprezzata trasmissione DSG a sei rapporti è di serie.

Anche nell’abitacolo la Alltrack può vantare alcuni elementi distintivi: volante e cambio rivestiti in pelle, logo sui sedili anteriori, inserti di colore dedicato su plancia e porte, queste ultime dotate di illuminazione ambiente; da non dimenticare le luci di lettura LED e il nuovo sistema di infotainment Discover Pro, che permette varie modalità d’azione: tocco, comando vocale e addirittura gesti nello spazio antistante lo schermo.

Il prezzo parte da 32.700 euro, per arrivare alla versione più ricca, dotata tra l’altro del cambio DSG e del motore da 184 cv, proposta a 36.950 euro.

Foto di Simon Palfrader
   DRIVE   
La prima cosa da fare? Verificare la capienza del bagagliaio, un punto di forza della Golf Alltrack: con i suoi 605 litri in configurazione standard lo spazio è già tanto, ma per trasportare oggetti ingombranti – ad esempio una bici intera, con le ruote montate – non c’è che da abbassare il divano posteriore (frazionamento 60-40) e arrivare a 1.620 litri. Tra i gadget degni di nota c’è senza dubbio il profilo di guida: oltre a Normal, Eco, Sport e Individual, la Golf Alltrack affianca il profilo Offroad. Come detto, gli adattamenti riguardano la curva di erogazione, la risposta del servosterzo elettromeccanico, i punti di innesto dei rapporti del cambio DSG, oltre ad esempio alla climatizzazione, che nel profilo Eco è impostata in modo da ridurre al minimo i consumi. L’Adaptive Chassis Control opzionale interviene elettricamente sulla taratura degli ammortizzatori, per ottenere il miglior compromesso di assetto in funzione del profilo prescelto.

 

Proprio l’assetto è uno degli elementi caratterizzanti la Golf Variant Alltrack: comodo senza essere cedevole, mette in mostra un rollio tutto sommato contenuto, considerando anche la superiore altezza rispetto alla Alltrack standard. L’auto, del resto, è pensata per un impiego ad ampio spettro: dalla città, dove si muove con relativa disinvoltura, allo sterrato leggero, contesto che la vede a suo agio, a patto di non esagerare con i dislivelli e la velocità, pretendendo un comportamento dinamico da vera fuoristrada. La risposta dello sterzo è sempre pronta e prevedibile, al pari di quella del motore: non particolarmente vigoroso ai bassi regimi, si prende la rivincita ai medi, fornendo tutta la spinta che serve a una guida brillante anche su strade di montagna, scenario a cui la Golf Variant Alltrack si adatta particolarmente.

Il ritorno a bordo della crossover tedesca ha confermato molte delle positive impressioni del primo test: facilità di guida, comfort, consumi più che ragionevoli, spazio a bordo per passeggeri e bagagli sono i punti di forza della Golf Variant Alltrack, a cui aggiungere la piacevole caratterizzazione estetica, che distingue in positivo la Alltrack dalla Variant standard.

Foto di Simon Palfrader

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