Prova Dacia Duster 2018

Al volante della SUV “low cost” che migliora nei contenuti e nella guida mantenendo invariato il prezzo. Dacia ha vinto di nuovo la scommessa e ora offre una Duster più appetibile che mai

12 gennaio 2018 - 23:01

Da veicolo puramente utility a “smart buy”, il passo è breve. Accade così che un progetto nato “spartano” come Dacia Duster, sia letteralmente scoppiato in mano al gruppo Renault. La Duster è diventata un fenomeno di mercato, dal 2010 è stata venduta in oltre 1.000.000 di unità in tutto il mondo. Una vera world car, che in Italia ha contribuito a far crescere il marchio Dacia fino a un ragguardevole 3% di quota di mercato. Un risultato ottenuto anche grazie a una politica di prezzi estremamente rigida e chiara. Le Dacia costano poco, per questo motivo Dacia non fa sconti. A nessuno.
SENZA FRIZZI, MA PIÙ COMPLETA

La filosofia “no frills”, quella che ha lanciato i voli low cost e app come Airbnb, ha pagato anche nell’auto ed è stato bravissimo il gruppo Renault nel capirla e cavalcarla prima di tutti. Poi, si sa, l’uomo è un tipo a cui piace star comodo, della Duster vendute la maggioranza erano quasi sempre full optional. No frills sì, quindi. Ma se, quando capita, mi aggiungi anche qualche contenuto non mi dispiace di sicuro. Parte da questo assunto la seconda generazione di Duster, lanciata allo scorso salone di Francoforte e ora pronta ad atterrare sulle strade (anche sterrate, perché questo è stato un altro dei punti di forza della SUV Dacia) di tutto il mondo.
STESSO PREZZO
Il prezzo, ovviamente, è ancora una freccia all’arco della Dacia Duster 2018, anzi lo è ancora di più, soprattutto perché non è aumentato rispetto alla vecchia versione pur con contenuti decisamente migliori. Si parte quindi ancora da 11.900 euro per la versione di accesso con motore a benzina (non a caso battezzata Access) per arrivare ai 19.300 euro della 1.5 dCi 4×4 prestige top di gamma con l’allestimento più lussuoso.
FACCIA DA DUSTER

Il lavoro di aggiornamento è stato decisamente approfondito ma altrettanto attento a non snaturare quello che della Duster è sempre piaciuto: l’impatto estetico. Di fatto non c’è nemmeno un particolare della carrozzeria che sia intercambiabile tra la Duster attuale e la precedente, ma la nuova generazione della SUV Dacia resta comunque chiaramente riconoscibile come una Duster. Le dimensioni sono le stesse (solo 2 cm in più che portano a 434 cm la lunghezza), la nuova Duster guadagna però un aspetto più muscoloso e “importante”. Il parabrezza è più inclinato e avanzato di 10 cm, la calandra è più larga, così come i fari, e cambiano anche fiancate i passaruota (più ampi che ospitano ruote di diametro maggiore) e portellone, con la nuova firma digitale posteriore che ha un certo sapore Jeep…
NUOVA DENTRO
L’estetica più “matura” fa il paio con l’evoluzione degli interni che anzi se possibile è stata ancora più evidente. Ridisegnata completamente la plancia che beneficia anche dell’avanzamento del parabrezza migliorando anche la sensazione di spazio a bordo. Riposizionato anche lo schermo dell’infotainment ora finalmente piazzato nella posizione che gli compete. I materiali sono più curati e meglio assemblati e sono davvero indovinati i pulsanti a tastiera. Rispetto al passato sono davvero di un altro livello i sedili, che migliorano come schiumato, imbottitura, seduta (allungata di 2 centimetri) più larghi e contenitivi.
PICCOLA MA GRANDE

Un C-SUV che costa come un B-SUV questo è un po’ il motto della Duster ed è vero anche se in realtà potremmo considerarlo un B-SUV “e mezzo” visto che quanto a lunghezza la Duster si piazza un po’ a metà strada tra una categoria e l’altra, mentre quanto a vano bagagli la Dacia sfida a viso aperto le C-SUV con 478 litri (467 per la 4×4) a schienali rialzati e 1.623 litri in configurazione “full cargo” con schienali abbassati.
SICUREZZA A TRE STELLE

Le evoluzioni sono andate anche nella direzione di una maggiore sicurezza il telaio si è irrigidito, sono nuovi gli airbag a tendina e sulle versioni più accessoriate spuntano alcune dotazioni premium (ma utili) come il Blind Spot Assist, il controllo automatico della velocità in discesa (Hill Descent Control) e 4 telecamere utili non solo facilitare le manovre di parcheggio ma anche nei passaggi più scabrosi in fuoristrada dove la telecamera anteriore viene in aiuto. Tutto questo lavoro ha consentito di mantenere le tre stelle Euro NCAP.  Arrivano anche l’avviamento Keyless, l’automatismo che attiva fari e tergicristalli e il cruise control (non adattivo) che ha il tasto di accensione piazzato nel tunnel centrale, unica collocazione un po’ irrazionale rimasta sulla Duster (ma comune alle cugine Renault).
MOTORI
Se fuori (e dentro) Dacia Duster 2018 è tutta nuova. Sotto il cofano invece troviamo solo conferme (gradite) 1.6 benzina da 115 cv (in arrivo tra un po’ anche il motore GPL) e 1.5 dCi per il Diesel disponibile in due allestimenti di potenza: 90 e 115 cv. Ovviamente Duster è disponibile sia con trazione anteriore sia con trazione integrale, il suo punto di forza.

DRIVE
Il nuovo mondo di Duster si fa apprezzare appena ci sali e inizi a guidarla, la SUV Dacia sottolinea i passi avanti del progetto raggiungendo una maturità non solo estetica, ma anche dinamica notevole. Resta un vero SUV, per lei il fuoristrada non è un’ambizione velleitaria, ma una realtà, dove spicca nettamente sulle concorrenti attuali che di SUV hanno solo l’aspetto.
VERA OFF ROAD

Angoli di attacco consistenti (21 cm di luce a terra), trazione integrale (con tre funzioni 2WD Auto e 4WD Lock), assistenza alla discesa, strumentazione completa di bussola e inclinometri (inclusi nel display centrale) con Duster si può fare il fuoristrada serio. Questo è sicuramente uno dei punti di forza della SUV Romena, quello che ha fatto sì che su di lei si posassero gli occhi di molti clienti che utilizzano l’auto in montagna in condizioni serie. Bene. Tutto questo non è cambiato, l’attitudine Off Road della Duster è rimasta intatta, non ha paura di mangiare polvere o di giocare con il fango.
SU ASFALTO
In compenso la vita su asfalto (quello che probabilmente la maggior parte delle Duster si troverà a calcare per tutta la vita) è diventata decisamente più comoda. In prova abbiamo la Duster in allestimento Prestige e con trazione integrale. Impossibile non notare i passi avanti fatti nella direzione di comfort e piacere di guida.
PIÙ REGOLAZIONI
La posizione di guida si regola meglio (perché il volante ora si muove anche in profondità oltre che in altezza) e in autostrada la silenziosità è molto maggiore, (merito di una robusta iniezione di pannelli insonorizzanti e di materiali migliori come il parabrezza più spesso di 0,3 mm). Si viaggia a velocità Tutor senza nemmeno accorgersene se non per il regime di giri piuttosto elevato.
RAPPORTI CORTI

Eh si, tenendo fede al suo ruolo di fuoristradista incallita la Duster è rapportata piuttosto corta, soprattutto nelle prime marce. La prima è quasi trialistica, a seguire seconda terza (rapporto con cui si affrontano tranquillamente i tornanti) e quarta, poi quinta e sesta si diluiscono un po’ di più pur restando tendenzialmente corte (quasi 3.000 giri a 140 indicati). Ciò non significa soffire sulle lunghe percorrenza. Il viaggio con lei può essere un buon viaggio, anche grazie ai nuovi sedili molto meglio imbottiti. E i consumi, considerata la trazione integrale (escludibile) e all’aerodinamica non certo super raffinata non sono male, attestandosi attorno ai 7 litri per 100 km.
PIÙ PRECISA
Altezza da terra, rollio e beccheggio sono rimasti invariati per cui la guida della Duster è quella di una vera SUV, lo sterzo è nettamente più preciso che in passato (merito del nuovo servosterzo elettrico), il baricentro piuttosto alto, non ci si fa il tempo nella gara in salita ma la dinamica su asfalto non è affatto male. La Duster, dunque, completa il suo processo di maturazione e ora si appresta a rilanciarsi su un mercato che nel frattempo si è fatto molto più competitivo. Anche se, a conti fatti, ben poche auto possono competere con lei se si parla di rapporto prezzo/contenuti.

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