Prova in pista Seat Leon Cupra TCR

Contro ogni pronostico, la Cupra TCR ha vinto il campionato italiano TCR. L'abbiamo provata tra i cordoli del circuito di Adria e abbiamo scoperto che...

31 ottobre 2018 - 12:10

  LIVE  
Brava Seat: in pochi anni l’azienda spagnola, forte anche del supporto di mamma Volkswagen, ha sfornato tanti nuovi modelli che spaziano in diversi settori. E ora spara ancora più in alto: Cupra non sarà più un allestimento sportivo, ma un vero e proprio brand a sé stante. Per capirci, un po’ quello che Abarth rappresenta per Fiat, Scrambler per Ducati e via così. Cupra inoltre racchiuderà in sé anche l’intera divisione Motorsport e racing di Seat, un settore che fino a questo momento faceva capo a SEAT Sport. Fanno sul serio: il nuovo marchio avrà uno spazio dedicato in circa 260 concessionarie della rete Seat in tutta Europa.

Fiducia di mamma
Questo è stato possibile grazie agli ottimi numeri che Seat sta facendo in tutto il mondo e che hanno convinto mamma Volkswagen a dargli fiducia. Buone vendite frutto di una gamma florida e destinata ad ampliarsi. Ma torniamo a Cupra: le auto di questo brand richiameranno sempre il modello di serie, questo è sicuro, ma sfrutteranno tecnologie e design un po’ speciali, oltre ad avere prestazioni da fuoriclasse. Un esempio? Quello più immediato è la Cupra Ateca, crossover ipervitaminizzato disponibile da questo dicembre e capace di 300 cv e 5,4 secondi nello 0-100.
Race addicted

Altro motivo di vanto per l’azienda spagnola arriva dal motorsport: quest’anno, Seat è stata protagonista nel campionato TCR Italy, trofeo dedicato ad auto derivate dal modello di serie (il regolamento prevede solo trazioni anteriori con eventuale differenziale autobloccante, non meno di 1.260 kg di peso, motore turbo benzina 4 cilindri da 1.750 o 2.000 cc). Contro tutti i pronostici la squadra Seat Motorsport Italia ha stracciato gli avversari, portata alla vittoria dal caparbio pilota Salvatore Tavano. Anche il giovanissimo Matteo Greco ha fatto ottimi piazzamenti, dimostrandosi più maturo di quanto la sua età potrebbe far pensare.
Mostri sputafuoco

Da qui nasce l’idea: far provare ad alcuni giornalisti la vettura protagonista del campionato, la Cupra TCR, nelle due versioni guidate dai rispettivi piloti. Il motore 2.0 non è stato oggetto di modifiche meccaniche, ma grazie a un sistema di respirazione più libero (scarico e aspirazione) e a modifiche elettroniche sulla centralina, la Cupra TCR eroga circa 350 cv a 6.200 giri e 420 Nm a 2.500 giri. Gli interni spariscono lasciando spazio a roll bar e pulsanterie di controllo e alla bellissima strumentazione AIM che funge anche da acquisizione dati. I freni sono marchiati AP Racing, la carrozzeria invece è tutta figlia dell’aerodinamica.


Due sorelle
Un’auto da corsa competitiva, la Cupra TCR, disponibile in due diversi allestimenti: una con cambio a doppia frizione DSG, differenziale VAQ (può limitare lo slittamento in maniera elettro-meccanica: di fatto, è un Haldex) e sospensioni Bilstein (l’auto con cui corre Matteo). L’altra invece, ancora più racing, sfrutta un cambio sequenziale Sadev a 6 rapporti e innesti frontali, accoppiato a un differenziale LSD e a sospensioni Ohlins. Se l’idea vi stuzzica, sappiate che entrambi gli allestimenti sono in vendita ma costano cari: si parla di circa 85 mila euro per la DSG, 110 mila euro invece per avere anche il cambio sequenziale.

  DRIVE  

Circuito di Adria, ore 10:30. Una nebbia carica di umidità avvolge tutta la pista e ingrigisce gli umori dei presenti. Le due Cupra TCR dal canto loro sono uno splendore di meccanica: ogni profilo alare o presa aerodinamica è figlia delle prestazioni, ed è proprio per questo che sono così attraenti e ricche di fascino. Le osservo da vicino: sono strumenti di lavoro, pensati per correre più forte possibile. Sotto al fondo piatto, che sfruttando l’effetto Venturi incolla l’auto a terra ad alta velocità, spuntano a comando quattro pistoncini, per alzare l’auto e cambiare gli pneumatici in pochi secondi.

All’interno si è accolti in una gabbia di roll bar protettivi che tra l’altro rendono molto più rigida la scocca. La strumentazione è chiara e luminosa, il sedile avvolge come un guanto di una taglia troppo piccola, grazie anche alle cinture a 4 punti. Sono a bordo della versione DSG, quindi non c’è il pedale della frizione. Tasto di massa, il potente 4 cilindri sovralimentato si sveglia con una rabbia stupefacente. Ok, sono un po’ in ansia, ma cerco di dissimulare sfoggiando un sorriso e un poco convinto pollice in su al tecnico che mi chiude la portiera. Si parte.
Bestia domabile

La Cupra TCR è una vera auto da corsa e ne ho la conferma approcciandomi alla prima frenata importante. Il comando è duro e necessita di una pressione ben superiore a qualunque auto stradale (qui non c’è l’ABS). In compenso, una volta capito quanto e dove si può frenare, si troverà un assetto molto ben bilanciato: in frenata la Cupra non si muove, rimanendo piatta e imperturbabile, anche in percorrenza di curva o salendo sui cordoli con tutte le ruote. Lo sterzo è millimetrico, diretto ma mai nervoso e regala una sensazione assolutamente naturale al pilota. Pensavo di trovare un’auto ruvida e scorbutica, invece tutto è semplice e intuitivo.
Leone dal cuore d’oro
Alla sensazione di facilità concorre anche il motore. Nonostante l’overdose di cavalleria, l’erogazione del 4 cilindri è rimasta estremamente fluida e dolce al richiamo dell’acceleratore. Si riesce a parzializzare con molta precisione e la sua coppia motrice tira con una forza mostruosa fuori dalle curve ma senza essere incontrollabile. Il cambio DSG dal canto suo è abbastanza preciso ma non particolarmente rapido. E attenzione a non pizzicare troppo il limitatore: il motore ha talmente fame di giri che in pochi decimi di secondo ci si trova in zona rossa. Meglio cambiare marcia poco prima, anche perché l’allungo si affievolisce mentre la zona più efficace è a metà scala del contagiri.
3 giri a tutta
3 giri passano in fretta, soprattutto se ci si diverte, e i miei a disposizione con la Cupra TCR DSG sono volati in un lampo. Ora però mi attende la sorella ancora più inc*****a: quella con il cambio Sadev a innesti frontali, che pilotata da Tavano ha vinto il Campionato. Le due vetture sono identiche a meno del cambio e delle sospensioni, in questo caso firmate Ohlins.
Arma di precisione

Come prima, mi stupisce il bilanciamento e la facilità della sua guida. Il motore però qui è accompagnato da cambiate feroci e istantanee: dove il DSG tentennava, indeciso se obbedire agli ordini del pilota, il Sadev obbedisce come un soldato e spara dentro le marce con la precisione di un fucile. La perdita di giri tra una cambiata e l’altra è minima, e in scalata la doppietta è estremamente rapida e precisa.

Due auto da corsa estremamente a punto grazie al lavoro di un team affiatato e competente. Le due Cupra TCR sono l’inizio di un progetto ambizioso, ancora in via di sviluppo ma con basi molto valide: a quanto pare, i modelli di serie beneficeranno di tecnologie sviluppate proprio sui campi di gara. E dopo aver assaggiato le auto da gara, non vediamo l’ora di ritrovarle su strada…

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