Gran Fondo Squali, a Cattolica in sella alla Trek Madone

Accoglienza romagnola, percorsi spettacolari e una bici da sogno: in poche parole, ecco la mia Gran Fondo Squali 2019, un'avventura da ripetere

15 maggio 2019 - 10:13

Tre giorni in riviera, percorso collinare e panoramico, accoglienza cordiale e costi ragionevoli: cosa desiderare di più da una gran fondo? Qualcosa c’è: correrla in sella a una delle bici più desiderate dai ciclisti, la Trek Madone SLR 9 Disc. E, ciliegina sulla torta, partire in griglia Gold, quella riservata agli ospiti della Gran Fondo Squali, ideata cinque anni fa da Filippo Magnani, figura chiave dell’organizzazione.

Il numero di iscritti è cresciuto dai circa 1.500 della prima edizione ai 2.750 di quest’anno, un numero già molto rilevante che sarebbe ulteriormente aumentato fino a raggiungere il limite dei 3.000 partecipanti se le previsioni del tempo non avessero convinto gli indecisi a rinunciare. Qualche ragione per esitare a dire il vero c’era: ad esempio l’app “The Weather Channel”, tutt’altro che catastrofista, prevedeva per domenica mattina su Cattolica “possibili inondazioni”. Un messaggio non certo rassicurante per i molti ciclisti arrivati da ogni parte d’Italia e addirittura da quindici altre nazioni. Tutti pronti ad affrontare uno dei due percorsi: il “lungo” da 135 chilometri con 2.180 metri di dislivello e il “corto” da 85 con 1.365 metri di ascesa. Il tutto a cavallo tra Romagna e Marche, con partenza da Cattolica e arrivo a Gabicce Monte, passando da Tavullia, patria di Valentino Rossi, un piccolo borgo noto proprio grazie al campione di motociclismo.

Qualche riga sopra scrivevo della Trek Madone: gli amici di Trek Italia, sponsor principale della manifestazione, hanno invitato alcuni giornalisti a vivere in prima persona la Gran Fondo Squali, naturalmente in sella alle bici dell’azienda di Waterloo, Wisconsin. A me, che nei giorni precedenti la gara ho tempestato l’ufficio stampa con una raffica di domande sull’equipaggiamento tecnico che mi sarebbe stato fornito, hanno pensato – forse per zittirmi, e li capisco – di offrire il meglio della gamma.

La Trek Madone SLR 9 Disc costa 11.499 euro. Proposta in varie configurazioni di equipaggiamento, la mia compagna d’avventura, ammantata dalla livrea bicolore nero opaco-rosso vivo, monta il gruppo completo Shimano Dura Ace Di2, garanzia di prestazioni, forte di un impatto estetico ancora attuale, nonostante non sia il più recente tra i prodotti d’alta gamma arrivati sul mercato, visto l’avvento dei gruppi a 12 velocità Campagnolo e Sram.

Il telaio è realizzato in fibra di carbonio OCLV 700 Series, quanto di più esclusivo e tecnologico sia stato finora ideato da Trek nel campo delle materie composite; il profilo e le sezioni dei tubi sono modellati secondo i criteri aerodinamici chiamati Kammtail Virtual Foil. La bici è dotata dell’IsoSpeed regolabile sul tubo orizzontale, una soluzione ideata per facilitare (e modulare) l’assorbimento delle vibrazioni attraverso lo spostamento del punto di fulcro e l’interposizione di un elastomero. Il manubrio e l’attacco sono progettati per migliorare la penetrazione aerodinamica complessiva e sono regolabili separatamente, con angoli da -5° a +5°, oltre a essere prodotti in varie misure, in modo da offrire un’ampia varietà di configurazioni.

Le ruote Bontrager Aeolus XXX 6 sono la più recente evoluzione delle ruote ad alto profilo del marchio americano, anch’esso nell’orbita Trek, e montano tubolari della stessa marca. Non leggera se la confrontiamo ad esempio con l’Emonda, il modello Trek nato per la salita, è certamente la scelta giusta per un percorso come il “corto” della Gran Fondo Squali, fatto di ascese non troppo ripide e di continui rilanci.

La partenza in griglia Gold è quanto di meglio possa capitare: davanti ci sono soltanto le auto apripista, dietro gli altri 2.750 concorrenti. Nei primi tre chilometri le due Porsche mantengono un ritmo alto, per evitare che il gruppo si compatti troppo. Dall’acquario di Cattolica fino alla SS16 Adriatica e poi lungo questa strada larghissima l’asfalto corre veloce sotto le ruote, ben oltre i 50 km/h. Poi, con una secca curva a destra, si comincia a ballare. Prima un cavalcavia, poi un tratto rettilineo a pendenza costante, successivamente una insidiosa discesa. E ancora salita, falsopiano, discesa. Così fino al bivio tra percorso corto e lungo, a circa 25 chilometri dal via, quando ancora speravo di poter tenere il ritmo del gruppo di testa. E invece… Invece, superato il tratto ondulato dopo il bivio, inizia la salita di Saludecio, la più lunga del percorso corto, e sembra che i primi pedalino in pianura, considerata la loro velocità. Purtroppo mi stacco e sono costretto ad attendere che qualcuno rientri da dietro. Passa qualche chilometro e un gruppo si avvicina: diventiamo quindici, con qualcuno che mi dà una mano a tirare, consapevole che non si può lasciare terreno ai tantissimi inseguitori. La salita di Tavullia non fa selezione, al pari delle insidiose discese successive, rese ancora più difficili dalle chiazze d’umido, lascito di una notte di diluvio, e dall’asfalto oggettivamente martoriato da anni di incuria.

Gli organizzatori della Gran Fondo Squali, che prende il nome dai famelici ospiti del bellissimo acquario in zona partenza, hanno fatto di tutto per limitare i rischi: il personale volontario presidiava ogni incrocio, le curve pericolose erano segnalate con precisione, al pari delle strade dissestate. Non solo: hanno pensato alle Shark Ladies, simpatiche e gentilissime, che hanno pedalato con i concorrenti, accompagnando chi ne ha aveva bisogno o semplicemente rispondendo a curiosità e dubbi.

Gli ultimi 15 chilometri sono quelli della “Panoramica” che porta a Gabicce Monte, tra boschi verdissimi e scorci sul mare: alterna tratti di media pendenza a falsopiani, senza risparmiare discese con curve insidiose, per l’occasione umide se non addirittura bagnate. Ed è proprio nel tratto in discesa a 3.000 metri dal traguardo che perdo una parte del gruppo: mi lascio intimidire da un paio di perdite di aderenza del tubolare posteriore, pur prudenzialmente gonfiato a 7 bar. Forse è lo scotto che paga chi non conosce il percorso. Fatto sta che chiudo settantesimo, quattordicesimo nella categoria V2, a 7 minuti e 40 secondi dal primo assoluto.

Al traguardo i concorrenti sono accolti da un ricchissimo ristoro, dalla medaglia commemorativa e da tanti sorrisi: quelli dei volontari e degli organizzatori, sollevati per lo scampato pericolo, visto che il cielo non ha rovesciato nulla più che poche gocce sulle migliaia di ciclisti iscritti alla Gran Fondo Squali. Un colpo di fortuna di cui non hanno beneficiato i più lenti, soprattutto tra coloro che hanno affrontato il percorso lungo.

Per me è giunto il momento di riconsegnare la Madone. L’ho provata per circa 150 chilometri, tra la ricognizione del sabato, su e giù per i colli del bellissimo entroterra, e l’emozionante gara di domenica. Sull’asciutto e sul bagnato. Lo staff Trek ha fedelmente riportato le misure della mia bici su quella in prova, in modo da mettermi nelle migliori condizioni per pedalare. Alcune differenze, però, sono rimaste: la lunghezza delle pedivelle (170 mm sulla Madone, 172.5 sulla mia), e i rapporti del cambio, in particolare il numero di denti delle corone (50-34 invece che 52-36). Ciò non mi ha impedito di confermare alcune delle impressioni raccolte pedalando sulla precedente Madone, con freni tradizionali. La bici è reattiva, per quanto non così rigida come le sezioni del telaio farebbero ipotizzare. Per questo può contare anche su un relativo comfort, che aiuta sulle strade dissestate e in generale nelle uscite lunghe. Grazie a geometrie ben armonizzate, che hanno nell’avantreno un evidente punto di forza, la Madone garantisce un rigore direzionale assoluto, che rende più facile affrontare le discese, soprattutto le più veloci, dove l’unico eventuale problema può essere rappresentato dalle folate di vento laterale, tradizionalmente nemiche delle ruote ad alto profilo. A proposito di ruote, le Bontrager Aeolus XXX compiono un passo avanti significativo rispetto ai modelli top di gamma del recente passato, nel segno di una maggior rigidità laterale, decisiva per valorizzare le doti del telaio. Impeccabile come sempre il funzionamento del gruppo Shimano Dura Ace Di2, una certezza a cui diventa difficile rinunciare.

Torno a casa dalla Gran Fondo Squali con il desiderio di essere al via per la terza volta il 17 maggio 2020, quando andrà in scena la sesta edizione di questa corsa, ben organizzata in tutti i dettagli e forte di percorsi (lungo e corto, non fa differenza) ricchissimi di suggestioni, sia tecniche sia paesaggistiche.

Grazie a Trek Italia, Carlo Brena e Leonardo Zeduri di LDLCOMeta: hanno reso piacevoli e divertenti questi tre giorni insieme. Foto P.A. Communication

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