Le moto del 2014, con un occhio al design

Quali modelli 2014 hanno introdotto novità nel design? Come si concilia l'economia di scala con la qualità e il look? il designer Luca Bar commenta le moto che guideremo

5 gennaio 2014 - 17:01

L'incertezza economica che ristagna in Europa, o almeno in una parte di essa, e la continua crescita delle economie del “sud del mondo” (Cina, India e Sudamerica) hanno sbilanciato l'offerta verso cilindrate e prestazioni più contenute, quindi il trend delle “piccole” pare destinato a continuare. Dal punto di vista del design purtroppo questa tendenza porta con sé un'inevitabile attenzione ai costi. Spesso ci si trova di fronte a oggetti ben disegnati e di fattura discreta, ma assemblati con componenti, se non scadenti, quanto meno datati. Rispetto a molte edizioni del passato, più “oniriche”, l'ultima EICMA, l'evento che ha visto il lancio in massa di tutte le novità 2014, è stata decisamente più "terrena", quasi pragmatica. Una MV che porta il termine “Turismo” nel proprio nome, e una Harley Davidson “Made in India” sono gli esempi più tangibili dei tempi che cambiano.

Sono apparsi, invece, come dei miraggi, alcuni nuovi “marchi” che hanno sfruttato l'EICMA come lancio delle proprie operazioni: è il caso della Brough Superior, che rispolverando il blasone del marchio si è presentata in grande stile, con una concept bike molto appariscente curata da Boxer Design. L'americana Dirico, con le sue cruiser motorizzate Harley-Davidson e un padrino d'eccezione come Steve Tyler, infine l'italianissima Tacita con le sue fuoristrada elettriche ad alto contenuto tecnologico. L'attesissima Matchless, altro brand storico inglese pronto al rilancio, invece non c'era.

 

LE ITALIANE
Regina indiscussa tra le novità è la MV Agusta Turismo Veloce. Quella che fino a pochi anni fa sarebbe stata presa come uno scherzo, oggi viene accolta come una manna dal cielo, a scongiurare i famosi mal di schiena, tipici delle moto di Schiranna più blasonate. La verità è che i motociclisti stanno invecchiando, coerente quindi la scelta di MV di allargare il proprio ventaglio di offerte, verso un mondo meno focalizzato sulla sportività pura. Adrian Morton ha saputo scolpire una turistica emozionante quanto una sportiva, bello il “vuoto” creato sotto la sella del passeggero e ottimo il family feeling con le resto della gamma. Unico personalissimo dubbio è sul cupolino, a mio parere troppo simile a quello delle sportive, ma stiamo parlando di lana caprina. Tornando al design, va ricordato che quando si fa lo stesso lavoro due volte, la seconda di solito riesce meglio. Se non capiste a cosa mi riferisco “googlate” Benelli Tre-K… Stessa architettura e stesso designer.

 

 

La Monster 1200 è la principale novità Ducati: dal punto di vista stilistico siamo alla terza serie, ma per certi versi quest'ultima riprende il concetto della progenitrice. Anche la nuda più famosa ha sposato la filosofia del motore portante: a collegare lo sterzo in questo caso è un intramontabile traliccio di tubi, imbullonato direttamente alle teste del bicilindrico. Rimane a vista il coperchio cinghia del Desmo. Una forcella da sportiva e l'immancabile monobraccio (sul Monster sì, sulla 899 no?) completano l'ingombro della moto. Le proporzioni sono un riuscito mix tra il possente avantreno della Diavel ed il tipico codino all'insù di tutte le Monster. In questo caso l'adozione di un portatarga, piazzato direttamente sul parafango a filo ruota, renderà superflua la tipica “amputazione della coda”. Infine il motore, il Testastretta che equipaggia Multistrada e Diavel: l'ottimo 4 valvole raffreddato a liquido che tutti vorrebbero sotto la propria moto… O forse no? L'aria non è morta, non ancora, e BMW lo ha dimostrato rompendo gli indugi nel “segmento” delle sport/custom, con la NineT, equipaggiata proprio con un 1200 raffreddato ad aria. Certo si potrebbe obiettare sulle prestazioni, ma per chi cerca l'adrenalina pura c'era pur sempre la Streetfighter.

 

Bimota, recentemente passata in mani svizzere, presenta la BB3, a conferma del sodalizio con BMW per la fornitura di motori e relativa elettronica. La moto di per sé merita di essere valutata soprattutto dal punto di vista tecnico; esteticamente non esalta: la carenatura molto coprente, forse troppo, nasconde la meccanica, e il faro di derivazione Honda CBR600F risulta decisamente poco esclusivo. Il paragone con la S1000RR, da cui eredita il cuore, è d'obbligo e purtroppo vede l'italiana sconfitta, almeno dal punto di vista estetico.

 

Vintage e retrò sono tra le poche certezze in termini di vendite: lo dimostra la Vespa Primavera, che cambia tutto e non cambia nulla. Questo è il bello di certi miti, come la MINI o la Fiat 500. Bravi i designer Piaggio a reinterpretare il mito senza snaturarlo e senza cadere nell'amarcord. Non siamo di fronte al design esclusivo della 46, ma rispetto a tanta concorrenza è comunque l'originale.

 

Europee e americane
Peugeot, restando in tema, presenta uno scooter vintage già pronto per essere commercializzato. Il Django, questo il nome, è un mezzo sbarazzino che riprende alcuni stilemi della Casa del leone e altri tipici degli anni Cinquanta. Quasi infinite le possibilità di personalizzazione, molto curati i materiali e ben disegnati i vari accessori, in perfetto stile Vespa.

 

BMW La Casa di Monaco è molto attiva e per il 2014 ha portato la NineT, la nuova R 1200 RT e la chiacchieratissima S 1000 R. Quest'ultima (che abbiamo già provato, NdR) è in pratica la SBK di Monaco, spogliata della carena e modificata il meno possibile. BMW ha sicuramente capito molto meglio di altri il segreto del "catalogo accessori”. Non è una novità, certo, ma sempre di più noi tutti ci stiamo abituando a un'offerta di prodotti “su misura” e BMW non è stata ad aspettare.

 

 

La versione definitiva della NineT è stata ideata, sviluppata e prodotta secondo i desideri dei customizer. Pensata come una “tela bianca” su cui dipingere la propria special. Ragionando in questi termini si arriva all'essenza della moto: nessun pezzo è superfluo, ma allo stesso tempo nessun componente integra più funzioni; in questo modo si hanno più margini di modifica.

 

Triumph In tutta risposta alla Harley X, che andrà a tentare i clienti della Bonneville, la Triumph rimette mano alla sua cruiser bicilindrica, la Thunderbird. La moto riprende tutti i cliché del mondo delle cruiser americane, ma il suo accento rimane sempre molto british, nel bene e nel male.

 

Lodevole lo sforzo produttivo di Husqvarna, che ha permesso di presentare un'intera gamma di cross ed enduro, a poco più di un anno dall'acquisizione da parte del Pierer Group; tra le altre novità sono riapparsi i colori originali della bandiera svedese. Nonostante alcune inevitabili economie di scala, non si tratta di KTM colorate in giallo e azzurro. Sempre parlando di Husky, trovo molto interessante una delle pochissime concept bike presentate a EICMA, la 701: in pratica (qui possiamo dirlo), una KTM 690 motard “allestita” per l'occasione. Molto interessante lo sbilanciamento dei volumi verso la zona posteriore della moto: dopo anni di “aggressione” della ruota anteriore, segna una svolta. Per ottenere questo effetto il silenziatore è stato inglobato nei fianchetti posteriori, che per l'occasione hanno assunto dimensioni notevoli, e i fianchetti anteriori sono stati dipinti di nero per diminuirne il “volume ottico”. Bella la sella a tutta lunghezza, che va ad affiancare il serbatoio e suggerisce, già da ferma, il tipico slancio della gamba in ingesso curva. I dettagli fluo e il proiettore in stile Apple fanno il resto.

 

Passando a KTM le novità più importanti sono due stradali agli antipodi tra loro, la 1290 Super Duke R e le piccole RC. Sulla prima c'è poco da dire: già nota dallo scorso anno, già provata ed elogiata dai giornalisti, è sicuramente la nuda bicilindrica più evoluta. Il vantaggio per KTM è che questa moto, oltre a vendere di per sé, cosparge la propria aura anche sulle Duke piccole, che nonostante il loro caratterino, senza l'ammiraglia perderebbero di charme. Sfortunatamente per la concorrenza, KTM è l'unica casa europea a poter fare questo discorso di “crescita” del motociclista/cliente.

 

Riguardo le RC 125 e 390 l'estetica molto spigolosa, tipica di Kiska, è ormai un must, con dimensioni delle moto veramente contenute. Unico neo a livello estetico sono i due faretti poliellissoidali, che incorniciati così non sono bellissimi; tuttavia sono quasi certo che poche di queste motorette finiranno sulle strade. La maggior parte vivrà tra i cordoli, dove le luci non servono.

 

Harley-Davidson è il marchio che più di tutti ha stupito, presentando una moto veramente nuova, la Street X. Declinata in due cilindrate (500 e 750 cc, di cui soltanto quest'ultima sarà importata in Italia), sarà interamente realizzata nello stabilimento indiano dell'Harley. Chi fosse turbato dal “Made in India” vada a scoprire quanto sta crescendo il PIL di quel Paese e a quanto ammonta l'imposta sulle moto di importazione. La Street, lo dice il nome, è progettata per essere utilizzata principalmente in città. Il nuovo motore, ovviamente bicilindrico, ma a Vdi 60° e raffreddato a liquido, nasce per rendere sfruttabile la moto nel chiudi-apri tipico del traffico. Non è uno scooter, ma rispetto al resto della gamma è decisamente la più piccola. I “trucchi” del design sono ben giocati e celati: le ruote da 16 pollici ad esempio, permettono di far sembrare più grandi le gomme senza sacrificare la maneggevolezza; i soffietti sugli steli, insieme al cupolino, nascondono una forcella dal diametro contenuto. Il parafango posteriore piuttosto voluminoso, insieme al porta arga montato ancora sotto, contribuiscono a nascondere la parte alta della ruota, contribuendo a farla sembrare più grande. Mentre alcuni dettagli non sono esattamente al livello del marchio, il disegno del motore non lascia dubbi sul fatto che ci si trovi di fronte a un “originale”.

 

LE GIAPPONESI

 

La Honda CBR650F è esteticamente una delle novità più proporzionate e curate che ho visto, tuttavia rispetto al modello che l'ha preceduta (CBR600F) porta in dote un cuore meno sportivo, un telaio più povero e una forcella decisamente meno appariscente; infine le grafiche molto semplici ne sminuiscono le forme anziché esaltarle. C'è da sperare che almeno costi poco.

 

Un rientro a sorpresa è quello della VFR 800, con una veste estetica molto azzeccata, anche se strizza forse un po' troppo l'occhio al design di Borgo Panigale. Tecnicamente porta una consistente diminuzione di peso rispetto alla moto che l'ha preceduta. Il risultato è una Sport Touring da 230 kg in ordine di marcia, con potenza di 106 cv. Non posso fare a meno di notare che siano pochi meno della Triumph Sprint del '99 (che ho posseduto), che stazzava allo stesso modo e già ai tempi era considerata pesante…

 

Kawasaki ha ceduto alla tentazione di assaggiare la ricca torta del mercato degli scooter: insieme alla taiwanese Kymco ha sviluppato il suo J300. Dal punto di vista del design è un buon lavoro di proporzioni, lo stile tuttavia ha poco da spartire con il resto della gamma. Tutt'altra storia per la Z1000, che si rinnova all'insegna dell'esagerazione: non che prima fosse una moto anonima, ma adesso è inconfondibile. Il limite tra il bello e il brutto sta esclusivamente nell'occhio di chi guarda: la scelta è chiara, meglio “pochi” clienti, innamorati e fedeli.

 

Suzuki si presenta con meno enfasi rispetto alla concorrenza: le novità sono la versione definitiva della V-Strom 1000, già vista come “concept” un anno fa, e un riuscito restyling dei Burgman di piccola cilindrata. Pur essendo un estimatore del marchio, sulla Enduro/Tourer non posso esprimere un giudizio totalmente positivo: seppur migliorata tecnicamente, rispetto alla concorrenza appare già datata. Il design morbido, che sulla 650 è un esempio di forme originali e pulite, qui non convince. A differenza di Kawasaki, che della scomposizione in mille parti ha fatto una vera e propria arte, qui traspare l'idea che le plastiche siano coperchi per nascondere ciò che c'è sotto. Peccato perché sotto di sostanza ce n'è tanta! Immancabile la diatriba sul becco, inventato da Suzuki sul DR800 (portato in fiera a ricordarlo) e ripreso da altri. Storicamente verissimo ed indiscutibile. Ma, come spesso accade, sono i numeri a fare la storia.

 

Per concludere con le giapponesi arriviamo a Yamaha: la Casa dei tre diapason sta cavalcando l'onda meglio di chiunque altro. Nel 2013 ha presentato la MT-09, tanto emozionante da non sembrare giapponese (cit.). Ora tocca alla MT07, una bicilindrica 750 tutta coppia e dai "facili costumi", poiché annunciata in vendita sotto i 6000 euro. Il design è simile a quello della MT-09, ma le parti in comune si fermano alle ruote. Le proporzioni non sono così innovative come sulla tre cilindri, il serbatoio raccordato con i fianchetti non è certo una novità, né tantomeno le prese d'aria sui lati, ma il mix è riuscito e la scelta della componentistica è coerente. Tanto basta.

 

L'inedito scooter 3 ruote Tricity non è una novità in assoluto, ma è decisamente interessante in quanto motorizzato 125. Rappresenta la via d'accesso di quel mondo ed è un chiarissimo invito al gentil sesso o agli automobilisti in generale a salire in sella. In apparente contrasto con tutte queste novità, è stata annunciata la ripresa dell'importazione della SR400. Non che ci siano tutti questi motociclisti bramosi di una monocilindrica anni '80 da 27 cv e kickstarter, tuttavia questa moto è introvabile tra l'usato, tanto da far decidere alla Casa di rinfoltire le fila con il nuovo. 

Chi è Luca Bar
Luca Bar, è un giovane designer specializzato in motociclette e ha maturato esperienza in diversi settori del design: prodotto, grafica, automotive e della moda. Dal 2007 è membro della Motorcycle Design Association (MDA). Da sempre appassionato di moto, ha una formazione professionale in Industrial Design. Per seguire i lavori di Luca Bar ecco il sito: www.bar-design.net

 

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