I dati di mercato parlano chiaro: le maxienduro sono le moto che piacciono di più. Il perché è presto detto: fanno una gran scena, sono ben equipaggiate e danno l’idea di poter raggiungere ogni meta. E poco importa che per molti loro acquirenti il massimo dell’avventura sarà andare in Viale Tunisia o in Largo Argentina. C’è però un sacco di gente per cui queste moto sono irraggiungibili, vuoi appunto perché maxi e fisicamente impegnative, vuoi perché semplicemente fuori dalla portata di molte tasche. Proprio a questo pubblico trasversale, composto tanto da giovani quanto da motociclisti di ritorno diversamente giovani, si rivolge la Benelli TRK 502, crossover dall’aria importante ma accessibile sotto tutti i punti vista.

UNISEX

In primis perché è a misura d’uomo – e di donna – con una sella alta appena 800 mm e un peso di 235 kg in ordine di marcia. In seconda battuta perché costa solo 5.990 euro franco concessionario, pur offrendo di serie ABS disinseribile, presa USB, parabrezza, deflettori, paramani, tubi paramotore (non montati sull’esemplare in prova), portapacchi e supporti per le borse Givi, che sono invece a richiesta. A scanso di equivoci, lo riscrivo, come si fa sugli assegni, perché c’è da non crederci: cinquemilanovecentonovanta euro, con la possibilità di scegliere tra tre colori, bianco, rosso scuro e grigio scuro. Con un prezzo del genere è normale che a Pesaro siano molto ottimisti e puntino a ritagliarsi un bello spazio sul mercato, in Italia come su scala mondiale, dato che la TRK sarà venduta in oltre 50 Paesi.

LIVE
Non serve essere grandi fisionomisti per ritrovare nella linea della Benelli TRK 502 qualche tratto che richiama alcune best-seller di categoria superiore, a partire dal becco frontale. Somiglianze a parte, resta comunque una sagoma gradevole e riuscita, con volumi notevoli ma non goffa e impreziosita dalle protezioni aerodinamiche e dal faro con luci diurne a LED.

Analizzando nei minimi dettaglila TRK 502 – che per la cronaca è costruita in Cina, dove si trova il quartier generale della capogruppo Qianjiang – si notano alti e bassi nelle finiture. Tra i particolari realizzati meglio spiccano il manubrio a sezione variabile, le grandi pedane in lega leggera con gommini asportabili e le belle pinze freno, che lavorano due dischi da 320 mm.

BEN DOTATA, MENO RIFINITA

Lasciano invece un po’ a desiderare per esempio certe plastiche un po’ economiche, la grafica dello strumento digitale multifunzione e alcune saldature. Sono però peccatucci veniali, che passano in secondo piano davanti a un listino che più popolare non potrebbe essere. D’altro canto, anche la dotazione tecnica fa la sua onestissima figura. La forcella upside-down ha steli da ben 50 mm, mentre il mono posteriore vanta la regolazione del precarico e del freno idraulico in estensione. In attesa di una variante più fuoristradistica, che monterà ruote e raggi da 17 e 19 pollici, i cerchi in lega sono entrambi da 17 e calzano gomme Pirelli Angel ST nelle misure 120/70 e 160/60.

Il telaio è a traliccio in tubi d’acciaio, così come il forcellone, e abbraccia un motore Euro 4 bicilindrico bialbero raffreddato ad acqua accreditato di 47 cv abbondanti a 8.500 giri (e quindi perfettamente nei limiti della patente A2) e di 46 Nm di coppia a 6.000 giri. Tra le altre voci di spicco della scheda tecnica c’è il consumo medio dichiarato di 3,9 l/100 km e a fargli da spalla c’è un immancabile cambio a sei marce. 

CONTINUA A LEGGERE –> VAI ALLA PROVA