Prova Benelli TRK 502

13 aprile 2017 - 9:04

I dati di mercato parlano chiaro: le maxienduro sono le moto che piacciono di più. Il perché è presto detto: fanno una gran scena, sono ben equipaggiate e danno l’idea di poter raggiungere ogni meta. E poco importa che per molti loro acquirenti il massimo dell’avventura sarà andare in Viale Tunisia o in Largo Argentina. C’è però un sacco di gente per cui queste moto sono irraggiungibili, vuoi appunto perché maxi e fisicamente impegnative, vuoi perché semplicemente fuori dalla portata di molte tasche. Proprio a questo pubblico trasversale, composto tanto da giovani quanto da motociclisti di ritorno diversamente giovani, si rivolge la Benelli TRK 502, crossover dall’aria importante ma accessibile sotto tutti i punti vista.

UNISEX

In primis perché è a misura d’uomo – e di donna – con una sella alta appena 800 mm e un peso di 235 kg in ordine di marcia. In seconda battuta perché costa solo 5.990 euro franco concessionario, pur offrendo di serie ABS disinseribile, presa USB, parabrezza, deflettori, paramani, tubi paramotore (non montati sull’esemplare in prova), portapacchi e supporti per le borse Givi, che sono invece a richiesta. A scanso di equivoci, lo riscrivo, come si fa sugli assegni, perché c’è da non crederci: cinquemilanovecentonovanta euro, con la possibilità di scegliere tra tre colori, bianco, rosso scuro e grigio scuro. Con un prezzo del genere è normale che a Pesaro siano molto ottimisti e puntino a ritagliarsi un bello spazio sul mercato, in Italia come su scala mondiale, dato che la TRK sarà venduta in oltre 50 Paesi.

LIVE
Non serve essere grandi fisionomisti per ritrovare nella linea della Benelli TRK 502 qualche tratto che richiama alcune best-seller di categoria superiore, a partire dal becco frontale. Somiglianze a parte, resta comunque una sagoma gradevole e riuscita, con volumi notevoli ma non goffa e impreziosita dalle protezioni aerodinamiche e dal faro con luci diurne a LED.

Analizzando nei minimi dettaglila TRK 502 – che per la cronaca è costruita in Cina, dove si trova il quartier generale della capogruppo Qianjiang – si notano alti e bassi nelle finiture. Tra i particolari realizzati meglio spiccano il manubrio a sezione variabile, le grandi pedane in lega leggera con gommini asportabili e le belle pinze freno, che lavorano due dischi da 320 mm.

BEN DOTATA, MENO RIFINITA

Lasciano invece un po’ a desiderare per esempio certe plastiche un po’ economiche, la grafica dello strumento digitale multifunzione e alcune saldature. Sono però peccatucci veniali, che passano in secondo piano davanti a un listino che più popolare non potrebbe essere. D’altro canto, anche la dotazione tecnica fa la sua onestissima figura. La forcella upside-down ha steli da ben 50 mm, mentre il mono posteriore vanta la regolazione del precarico e del freno idraulico in estensione. In attesa di una variante più fuoristradistica, che monterà ruote e raggi da 17 e 19 pollici, i cerchi in lega sono entrambi da 17 e calzano gomme Pirelli Angel ST nelle misure 120/70 e 160/60.

Il telaio è a traliccio in tubi d’acciaio, così come il forcellone, e abbraccia un motore Euro 4 bicilindrico bialbero raffreddato ad acqua accreditato di 47 cv abbondanti a 8.500 giri (e quindi perfettamente nei limiti della patente A2) e di 46 Nm di coppia a 6.000 giri. Tra le altre voci di spicco della scheda tecnica c’è il consumo medio dichiarato di 3,9 l/100 km e a fargli da spalla c’è un immancabile cambio a sei marce.

RIDE

La Benelli TRK 502 offre al pilota una sistemazione piuttosto particolare. Con i suoi 800 mm, una quota pensata anche per i motociclisti asiatici, la sella è bassa per una tuttoterreno e ci si trova ad assumere una postura molto seduta, con le pedane leggermente avanzate, il busto eretto e le braccia allungate verso il manubrio. Anche se insolita, questa posizione assicura un buon controllo e non è affatto scomoda, neppure per chi è più alto della media (per dare un’idea, nelle foto appaio io, che sono altro 182 cm e peso 80 kg). Lo stesso vale per quella del passeggero, che ha a disposizione un cuscino comodo e leggermente rialzato, pedane alla giusta distanza e un portapacchi cui aggrapparsi.

SI ATTEGGIA DA GRANDE

Una volta a bordo, la prima impressione è di trovarsi alle prese con una moto ben stazzata, complici il massiccio serbatoio da 20 litri e il cupolino imponente, con un ampio parabrezza affiancato dai deflettori laterali. Non ci si sente però in soggezione, perché i piedi poggiano saldamente a terra e si riesce a fare inversione a U in poco spazio, con il manubrio che gira molto da entrambe le parti.

Questa Benelli continua a dimostrarsi facile anche con il salire della velocità. Non si tratta della proverbiale bicicletta, perché l’interasse di 1.525 mm è da mezzo di grossa cilindrata (e infatti in futuro dovrebbe arrivare anche una TRK di maggior cubatura), ma ogni manovra si compie in modo molto graduale e naturale, senza che al pilota sia richiesto un grande sforzo per indirizzare la moto a destra e a manca. Gli inserimenti in curva sono omogenei e la moto è stabile in traiettoria, capace di digerire senza scomporsi tanto anche buche e avvallamenti incontrati sulla strada. La guida che preferisce è quella tonda e pulita e ripaga l’uso di maniere gentili con reazioni prevedibili, anche quando il passo si fa allegro. Cercare di aggredire il misto con il coltello tra i denti in stile motard non ha invece molto senso, perché non è nelle corde della TRK 502. Lo dimostrano anche i freni, più modulabili che potenti, e il temperamento del motore.

MOTORE REGOLARE

Il bicilindrico Benelli si fa apprezzare soprattutto per la grande regolarità ai bassi e per il sound personale e gradevole. Fino ai 4.500 giri appare piuttosto tranquillo, pronto però a cambiare passo quando la lancetta del contagiri analogico varca i 5.000. Da qui fino a quota 7.500 dà il meglio ed è poi disposto a fare gli straordinari e ad avvicinarsi ai 9.000 indicati, pur se con una spinta che si affievolisce. Per divertirsi e scorrere veloci tra una curva e l’altra conviene giocare con il cambio e sfruttare la corretta spaziatura delle marce per tenere il motore nella fascia di erogazione più favorevole.

In generale, comunque, i rapporti sono piuttosto corti. Se da una parte ciò vuol dire poter utilizzare la sesta anche a meno di 50 km/h, dall’altra significa avere il motore che gira alto e si mantiene attorno a quota 7.000 quando si viaggia ai 130 km/h autostradali. Anche se le vibrazioni sono contenute e la protezione aerodinamica è eccellente (non si sentono vortici neppure indossando il casco con visierino), alla lunga viene voglia di chiudere un po’ il gas e di tenere una media un po’ più lenta.


Nel complesso si scende dalla TRK 502 con un sorriso compiaciuto. Per una cifra molto contenuta, con la quale di solito si valuterebbe un usato, ci si può portare a casa una moto nuova, con un equipaggiamento con i fiocchi e davvero versatile. Questa Benelli è difatti valida nel ruolo di commuter per l’uso quotidiano ma è pronta anche a trasformarsi in una comoda giramondo, capace di macinare chilometri con poco stress e con un’autorevolezza da grande.

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