Prova Ducati Streetfighter V2, io ballo da sola

In sella alla supernaked di Borgo Panigale. La filosofia è quella della V4, ma per certi versi la Streetfighter V2 porta in dote una sportività ancora maggiore. Ha prestazioni quasi da maxi, peso quasi da media e in pista fa la differenza. Una moto che, di fatto, balla da sola. E balla alla grande

Ducati Streetfighter V2 è veramente “solo” una Panigale spogliata?

Da dove partiamo? Ne abbiamo già parlato qualche giorno fa nell’articolo di presentazione, quindi andrò subito al sodo e mi concentrerò sulle principali differenze rispetto alla Panigale V2. Differenze che in questo caso sono ancora meno rispetto a quelle che la Streetfighter V4 ha rispetto alla Panigale V4. Ducati ha, nel caso della Streetfighter V2, realmente trasportato quasi tutta la tecnica dalla sua “supermedia”. Arrivano da lì ruote, sospensioni, freni e motore. E arrivano da lì anche le quote ciclistiche dell’avantreno, che replicano con la carta carbone quelle della Panigale V2, ossia 24 gradi di inclinazione di sterzo e 94 mm di avancorsa. Il motivo? La minor potenza in gioco e la spinta meno impetuosa del “piccolo” Superquadro non hanno richiesto modifiche in questo senso e questo fa capire come la Ducati Streetfighter V2 sia in realtà ancora più Fighter della V4 perché la parentela con la sportiva se vogliamo è più stretta. L’unica quota a cambiare è quella relativa all’interasse, che passa da 1.436 a 1.465 mm grazie al nuovo monobraccio allungato di 16 mm. In questo caso Ducati è andata a cercare stabilità e per trovarla sulla Streetfighter V2 non sono servite nemmeno le ali (optional, in pista Ducati consiglia di usarle). La nuova Ducati Streetfighter V2 ne esce a mio parere meglio della sorellona a livello di design. Utili eh… e su questo non ci sono dubbi, ma esteticamente a me le ali non sono mai piaciute. E ora proviamola su strada e in pista.

Ducati Streetfighter V2 vista laterale

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