Prova Kawasaki Ninja 400

Bastano 6.090 euro per entrare nel mondo Ninja, la nuova 400 ha nel DNA tutte le doti delle sportive di Akashi. Più “matura”, più potente, più efficace della 300 punta a essere protagonista anche in pista nella SSP300

18 marzo 2018 - 20:03

  LIVE  

Era il 2008 quando Kawasaki, per prima iniziò a importare in Europa una sportiva di piccola cilindrata, la Ninja 250. Ai tempi sembrava crederci solo lei, sembrava un tentativo fine a se stesso. In realtà ad Akashi hanno avuto la vista lunga: le patenti A2, la crisi, il fatto che queste moto possono essere vendute, inalterate, in tutto il mondo e non ultimo i neonati campionati nazionali e mondiali dedicati alle piccole “moto A2” hanno aperto la porta a parecchie opportunità. Nel frattempo Kawasaki non è rimasta sola, sono arrivati KTM (RC390) Yamaha (R3), arriverà Honda. I campionati dedicati alle piccole Supersport sono in overbooking e le gare spettacolari.
Logica conseguenza è che queste moto crescano in prestazioni e tecnologia. Così Kawasaki, che per prima ha portato una 250 sportiva, poi cresciuta fino a 300 (nominali, perché la cilindrata vera era circa 270 cc) ora spinge ancora sulla sua piccola sportiva che diventa Ninja 400
Cilindrata piena
Piccola nelle forme e nelle dimensioni, meno piccola nella cilindrata. Ora la Ninja è una 400 “piena” il neonato bicilindrico tocca quota 399 cc, per una potenza di 45 cv a 10.000 giri e una coppia di 38 Nm a 8.000 giri. Una bella differenza rispetto alla 300 meno potente, con meno coppia e ottenuta per di più a regimi più alti. Questi valori sono stati ottenuti grazie alla riprogettazione completa del motore (che non è derivato dal precedente ma un’unità completamente nuova), ma anche a una cassa filtro di dimensioni generose (5,8 litri contro i 4,7 litri della 300) che ha ampliato il respiro dei corpi farfallati da 32 mm. Un po’ meno “frullino” e un po’ più consistente ai bassi, quindi, il bicilindrico Kawasaki promette battaglia nel segmento delle Supersport di piccola cilindrata portando in dote anche una nuova frizione antisaltellamento che riduce lo sforzo di azionamento del 20% rispetto alla precedente.
Telaio a traliccio

Ad abbracciarlo c’è un telaio che Kawasaki definisce con un po’ di fantasia “ a traliccio” progettato con lo stesso software con cui è stato progettato quello della H2R, abbinato a un forcellone di acciaio, che aziona un leveraggio progressivo (non comune nella categoria) con forcella tradizionale con steli di 41 mm di diametro (prima 37) disco anteriore da 310 mm (con pinza assiale) e posteriore da 220 mm, ovviamente non manca l’ABS a due canali, ormai obbligatorio.
Ciclistica più agile

Dimensioni compatte, dicevamo. Infatti, il lavoro dei tecnici giapponesi ha portato non solo a un aumento della cilindrata ma anche alla ricerca di maggiore guidabilità, fattore che passa attraverso un interasse decisamente più corto rispetto alla Ninja 300 (1370 mm contro 1407), a misure “corte” (24,7° di inclinazione cannotto e 92 mm di avancorsa) e a una compattazione generale del motore (che non deriva dal 300 ma è un motore nuovo) più piccolo del precedente bicilindrico. Poi, gli ingegneri di Akashi hanno messo mano alla lima scendendo con il peso di ben 8 kg fino a fermare la bilancia a 168 kg con il pieno di benzina. La ciclistica cresce anche quanto a gommatura, il posteriore è ora da 150/70-17 e si abbina al classico (per questa cilindrata, è usato anche in gara) 110/70-17. Chiudono il quadro il design molto spigoloso e ispirato alla H2R, fari LED, sella a soli 785 mm da terra. La battaglia nella Supersport 300 si fa sempre più interessante…
  RIDE  

Mi piace questa evoluzione delle piccole moto sportive. Un’evoluzione che va di pari passo con quella dei motociclisti a cui queste moto sono principalmente destinate e anche a quella dei campionati in cui le SSP300 si stanno dando battaglia. Kawasaki ha fatto le cose per bene, la Ninja 400 è una moto decisamente più matura rispetto alla 300 che rimpiazza. Solida, ben fatta e ben rifinita non lascia buchi neri per quel che riguarda allestimenti e qualità costruttiva, l’unica cosa che manca e su cui non transigo, nemmeno sulle piccole ormai, è la leva del freno regolabile nella distanza.
Piccola stradale
Compattata, alleggerita, più sportiva ma anche attenta all’utilizzo stradale, la piccola sportiva Kawa riesce a convincere. La posizione di guida è sportiva ma non estrema, quasi da sport touring mi viene da dire: la sella è bassa, le pedane non troppo arretrate (anzi per la guida sportiva direi che sono perfino un po’ avanzate) e i semimanubri sono correttamente inclinati e piazzati sopra la piastra di sterzo. La Ninja 400 è compatta ma non poco abitabile, ci si trova bene e su strada è una moto molto godibile. Anche perché il nuovo bicilindrico ha una curva di coppia decisamente più favorevole che in passato, il che abbinato a una rapportatura azzeccata rende la Ninja 400 più “morbida” e meno appuntita rispetto alla 300. La curva di coppia più piena ai bassi e medi regimi, consente di guidare con maggiore “relax” senza dover per forza tirare le marce a regimi siderali. L’erogazione è lineare e ben più “piatta”, il bicilindrico non ha perso il vizio di girare alto ma ora apprezza anche i medi regimi. Al punto che viene da chiedersi come mai Kawasaki non lo abbia montato sulla Versys 300
Più coppia meno cambiate

Il risultato è che si viaggia spediti con meno affanno e senza continuare a chiamare in causa il cambio che comunque funziona bene. Ovviamente leggera, ovviamente ipermaneggevole, ovviamente facilissima, la Kawa è anche ben assettata. Non c’è nulla di esoterico nel comparto sospensioni (anche se il leveraggio progressivo in questa categoria è ormai una vera rarità), ma fa piacere constatare come l’assetto sia centrato, più sostenuto che confortevole su strada, ma questo fa parte dello spirito Ninja della 400.
In pista diverte

Se porti il nome Ninja, però, non puoi pensare di star lontana dalla pista. Infatti la Ninja 400 sarà una delle nuove protagoniste nel campionato SSP300. Nel nostro caso al test stradale è seguito quello in pista. Tolti specchietti e portatarga, rimpiazzati i Dunlop GPR 300 con le scarpe del mondiale -Pirelli Supercorsa- la Kawasaki mostra di gradire molto anche i cordoli. Ipermaneggevole ma anche precisa, la Ninja 400 si destreggia bene anche in pista. Nonostante le sospensioni non siano certo nate per questo riescono a digerire anche la guida al limite. Soprattutto la forcella mostra un limite piuttosto alto, mentre il monoammortizzatore tende a muoversi un po’, ma direi che siamo ampiamente dentro limiti accettabili.
ABS Promosso
Anche in frenata la Ninja 400 non delude: ben gestito dal grip delle Pirelli Supercorsa l’ABS (Nissin) mostra una soglia d’intervento molto alta, anche guidando al limite sono davvero poche le occasioni in cui se ne percepisce l’intervento. In pista è apprezzabile anche il funzionamento della nuova frizione antisaltellamento, che concede staccate all’ultimo metro gestendo bene il grip del pneumatico posteriore.
Meno allungo ma più coppia

Anche il motore convince: meno propenso ad allungare rispetto al 300 (il regime di cambiata ottimale è attorno ai 10.000 giri) compensa però con la maggiore forza ai medi che aiuta non poco a uscire lesti dalle curve. La compattezza dimensionale, e il peso ridotto hanno reso la piccola Ninja più efficace che in passato. Fatela scorrere e la Kawasaki non vi deluderà. Il compromesso per avere una moto usabile su strada ha la sua influenza tra i cordoli. In pista si vorrebbe una posizione di guida un po’ più aggressiva, con un manubrio meno rialzato e pedane più arretrate. Situazione che ci la userà per correre comunque non faticherà a sistemare.

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