Prova Triumph Bonneville Bobber Black

22 dicembre 2017 - 19:12

Un anno fa eravamo in Spagna a provare quella che per Triumph era la novità più eclatante dell’anno. Una motocicletta che sembrava quasi una scommessa azzardata e che invece non solo è stata vinta, ma con un ritorno in termini di numeri ben oltre le più ottimistiche aspettative. Dopo averla guidata (leggi la prova) ci siamo resi conto che a Hinckley avevano fatto un gran lavoro: la Bonneville Bobber era bella davvero.
PERCHÉ LA BLACK?
La domanda è sorta spontanea quando Triumph l’ha prima annunciata e poi presentata (leggi l’articolo). Se la BB era già (quasi) perfetta, che bisogno c’era di andare a ritoccare un progetto ben riuscito? La risposta ci è stata data la sera prima del test e non era quella che mi sarei aspettato: quando è nato il progetto Bobber (come peraltro avviene per ogni progetto) sono state fatte ricerche di mercato e indagini su gruppi di clienti attuali e potenziali, indagini che hanno originato due esigenze tanto distinte nella sostanza quanto affini nel peso. Erano infatti due le Bobber che il pubblico avrebbe voluto, una classica, con tutti gli stilemi della specie, e una più raffinata ed efficace nella guida. Il marketing ha deciso che la prima sarebbe stata quest’ultima e in un secondo tempo sarebbe toccato a quella verace. Così, ora esistono entrambe.

TROVA LE DIFFERENZE
A dire il vero, un appunto alla BB lo avevamo fatto ed era il freno anteriore un po’ sottodimensionato quando la guida si faceva sportiva, e le eccellenti doti dinamiche della motocicletta lo permettono, eccome. Chissà se le nostre voci sono state ascoltate, fatto sta che la BBB monta un bel doppio disco da 310 mm con pinze Brembo a due pistoncini… Tutto l’avantreno è nuovo, a partire dalla forcella Showa con steli da 47 mm in luogo di quella da 41 mm, anche se il pezzo che caratterizza maggiormente il look della Bobber Black è la ruota da 16″ gommata Avon Cobra 130/90.
Salendo ecco il faro da 5″ full LED con DRL e, per quel pizzico di comfort che non guasta e per avere una chicca in più sulla cartella stampa, il cruise control, con comando a un solo tasto posizionato sul blocchetto di sinistra.

Il motore, pezzo forte della Bobber, non cambia di una virgola: è il prestante 1.200 HT, con manovellismo a 270°, da 106 Nm a 4.000 giri e 77 cv a 6.100 giri che tanto ci aveva fatto divertire un anno fa. Ride by wire, due mappature Rain e Road, ABS, controllo di trazione disinseribile, posizione della sella che può essere modificata a scelta fra indietro/bassa o avanti/alta, per meglio adattarsi alla corporatura e allo stile di guida di ciascuno. Con la Bobber, la Bobber Black condivide anche gli oltre 120 accessori con cui personalizzarla (compreso gli scarichi Vance & Hines), mentre il prezzo sale a 14.350 euro per la colorazione Jet Black a cui bisogna aggiungere 250 euro se si preferisce la versione opaca Matt Black.

Vai alla prova della Bonneville Bobber Black

Temevo che la nuova ciclistica con l’avantreno gravato da quasi dieci chili di peso e la ruota da 16″ rovinassero il giudizio con cui avevo promosso a pieni voti, un anno fa, la capostipite Bonneville Bobber. Credevo anche che se gli spagnoli dicono che ci saranno il sole e 20º si potesse lasciar l’anti pioggia in camera! Ma questa è un’altra storia…
SORELLE DIVERSE
Se per farci provare la BB ci fecero guidare su strade quasi da Motard, l’itinerario scelto per la BBB era ben differente. Si trattava della strada che sale a Ronda, un susseguirsi di veloci curvoni raccordati da brevi tratti in cui dalla terza si può passare alla quarta e anche puntare la quinta.
Un segnale che confermava l’idea di trovarmi davanti una motocicletta con diversa attitudine. E anche la sensazione trasmessa dalle prime centinaia di metri, con una rotonda e uno svincolo per immetterci sulla provinciale, mi raccontavano di un avantreno un po’ più lento. La grande coppia e l’accelerazione prepotente erano invece le stesse che mi avevano fatto scoprire di avere un animo discretamente tamarro, di cui non conoscevo l’esistenza, un anno prima.

CON LE CURVE ARRIVANO LE RISPOSTE
La curiosità con cui mi ero approcciato a questo test era legittima e le domande che avevo in testa hanno ricevuto le prime risposte non appena il faro ha cominciato a puntare in alto e la strada a piegare su se stessa. Fatto salvo che quando si tratta di infilare una serie di curve, rialzando e piegando la moto, la Black sia un po’ meno rapida e richieda un maggiore intervento fisico rispetto alla Bobber, ci è voluto ben poco per prenderci gusto, arretrare i piedi appoggiando i talloni sugli scarichi e trovarmi a desiderare una posizione delle pedane più aggressiva. La grande impronta a terra del gommone anteriore da 130 offre un buon appoggio, il bilanciamento era quello eccellente che ricordavo così come il piacere di guidare con due marce e non usare quasi mai il freno.
Dopo mezz’ora di sorrisi però, le lenti degli Ariete Feather con cui mi atteggiavo a biker hanno cominciato a imperlarsi di goccioline d’acqua e delle montagne sulle quali avevamo cominciato ad arrampicarci non si vedeva più la cima… Vabbé, ritmo calato, sorriso sparito. Non mi restava che concentrarmi sulla strada e apprezzare il feeling sul bagnato, merito anche degli Avon Cobra.

BAGNATI E CONTENTI
Dopo un paio d’ore, sosta pranzo compresa, raggiunto il secondo punto dedicato agli shooting il sole è tornato a farsi vedere e provava ad asciugarci i jeans fradici. Sbrigate il più in fretta possibile le incombenze, ci siamo rimessi in marcia verso Marbella. Mancavano solo une trentina di chilometri ma li abbiamo affrontati cercando di recuperare tutto il divertimento perso prima e guidando la Bobber Black come probabilmente le indagini di mercato non avevano previsto. Via la mappatura Rain, gomiti larghi, busto buttato dentro la curva, scalate da ruota bloccata e motore che tornava a ruggire.
Messa alla frusta, la Black non ha dato segni di insofferenza, digerendo abbastanza bene il passo allegro andante… Non nasce per questo, per cui è normale che la sorella con l’anteriore da 19″ si sarebbe comportata anche meglio, però l’avantreno è solido, preciso e infonde sicurezza. E, se fino ad allora non avevamo ancora potuto valutare il nuovo impianto a doppio disco (altra novità delle Bobber Black rispetto alla Bobber), in pochi chilometri abbiamo colmato la lacuna, strizzandoli a quattro dita per riuscire a entrare in curva senza perdere la ruota di chi stava davanti, apprezzandone la potenza e soprattutto la buona modulabilità.
Degna conclusione della giornata, un po’ per sfogare la rabbia per l’acqua, un po’ perché in fondo siamo tamarri, il drifting fra i semafori di Marbella. Qui, disabilitato il traction control e scordato un po’ di on-off (che non ricordavo sulla BB) la coppia della Bobber Black ha lasciato una firma che durerà almeno fino alla prossima estate, tanto lì non piove mai…

Abbigliamento indossato nel test
Casco Cast TR
Giacca Alpinestars Oscar Monty
Pantaloni Hevik Stone
Scarpe Stylmartin Rocket
Occhiali Ariete Feather

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