Prova Yamaha Tracer 900 GT

Yamaha Tracer 900 GT conferma i 115 cavalli e la coppia aiutati da un'elettronica che funziona davvero. Molti gli accessori per il viaggio

18 aprile 2018 - 15:04

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Nella memoria restano impressi nomi che oggi buona parte dei motociclisti moderni dicono poco o nulla. TDM per Yamaha è e rimane una pietra miliare del turismo. Lo è per il suo motore bicilindrico parallelo 850 prima e 900 poi. Una moto che ha saputo miscelare al meglio una ciclistica efficace con un motore dalla giusta potenza.

L’arrivo della Yamaha Tracer 900 tre anni fa ha ridato il giusto peso al marchio nel segmento delle touring, sostenuto nell’ultimo periodo solo dalla grande FJR 1300. La Tracer è un’altra cosa e oggi con la versione GT fa un ulteriore passo avanti proprio pensando al piacere di viaggio. Una moto importante, la Tracer, che vale il 22% delle vendite del marchio in Europa. Piace e vendte perché ha prezzo, ciclistica e motore giusti.

Le novità introdotte non sono sufficienti per definirla una moto nuova, la GT aggiunge elementi dedicati al viaggio, ma per sapere come e quanto sia cambiata vi rimando all’approfondimento tecnico che abbiamo scritto in occasione di EICMA 2017. Prezzo di partenza 10.590 euro per la Tracer, 12.190 la GT.

Se sul telaio in alluminio, materiale di cui i costruttori giapponesi detengono la maggior competenza, c’è poco da dire è proprio attorno al motore che il progetto Tracer prende forma. Il tre cilindri da 847 centimetri cubi ha il valore giusto di potenza per la guida stradale – 115 cavalli – e sposa bene il peso di 215 kg di una moto che rientra nel “magico” cerchio del equilibrio motociclistico stradale.


GT per i passisti
Il modello Gran Turismo affianca la versione standard e si distingue per un allestimento che a conti fatti non necessita di accessori aggiuntivi. Di serie borse laterali, manopole riscaldabili, cambio assistito di quick-shift, strumentazione TFT, cruise control e forcella completamente regolabile.

I due modelli condividono il nuovo forcellone più lungo di 60 mm che aumenta l’interasse fino a quota 1.500 mm, il manubrio più stretto, il nuovo parabrezza regolabile in altezza di 50 mm e il pacchetto elettronico  D-mode che gestisce la potenza su tre livelli – A, B e standard – il controllo di trazione disinseribile su due livelli e la frizione con sistema anti-saltellamento
  RIDE  
Affronto il test con la consapevolezza di trovare innanzitutto un amico caro. Il tre cilindri giapponese è un buon punto di partenza, perché ha tutti gli elementi per districarsi bene tra il turismo di coppia e la guida di buon passo da single.

Persistono vibrazioni sul manubrio e pedane accompagnate da una rumorosità meccanica e di scarico evidenti ai regimi più alti. Un scotto da pagare ricambiato da prestazioni mai sottotono. Gli innesti rapidi delle marce sono assistiti dal quick-shift in salita che annulla il leggero sforzo nell’inserire i rapporti, e il tutto va a braccetto con coppia ed elasticità.

Anche la posizione di guida conferma lo spirito del progetto. Protetti dietro al cupolino che per quanto essenziale difende egregiamente dall’aria, braccia gambe e busto sono correttamente posizionati. Lo svaso tra serbatoio e sella aiuta a toccare facilmente con entrambi i piedi a terra e anche nelle manovre da fermo il peso non si sente.
Pronti a guidare
L’aumento di 60 mm dell’interasse non ha di certo penalizzato l’agilità della Tracer 900 GT. È rotonda, morbida, scende in piega e risale senza fretta: è pensata per shakerare il meno possibile guidatore e passeggero, senza però perdere di efficacia. La taratura delle sospensioni non convince fino in fondo, troppo morbide, troppo facile sentire l’avantreno affondare pensando a un viaggio a pieno carico dove il peso può diventare un ostacolo al piacere della guida.
Meglio su misura
Preferirei una taratura più rigida, possibile lavorando sull’idraulica e precarico della forcella, e trovare un avantreno più sostenuto quando si entra in curva e o per necessità ci si deve attaccare con decisione ai freni. Anche la frenata conferma lo spirito turistico. I due dischi anteriori da 298 mm sono efficaci nelle frenate d’emergenza ma la risposta non è mai aggressiva; aggiungo che la leva del freno anteriore regolabile su cinque livelli rimane sempre un po’ lontana dal comando dell’acceleratore.

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