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Che cos’e’ questa MINI?

Il nome di questa MINI contiene diverse sigle che potrebbero al primo impatto confondere. Ognuna ha un significato preciso: scopriamo insieme di cosa effettivamente si tratti. Innanzitutto, è una MINI . Proprio lei, quella icona British che dagli anni 60 ha spopolato e diffuso un po’ ovunque. Certo nel tempo è cambiata, ma non ha perso quella forte identità e originalità che le ha permesso fin dai tempi che furono di affermarsi con vigore. Più precisamente, è una MINI Countryman ALL4: la versione crossover a trazione integrale che fu presentata nel 2010 per rispondere alla sempre maggiore richiesta da parte del mercato di SUV e derivati. La lettera S, come sulla sorellina minore, denota che si tratta della versione con inclinazione sportiva. Non è come al solito di colore rosso, bensì giallo. Curioso. Inoltre, manca all’appello una letterina, la E, che è forse l’elemento più distintivo. Che cosa sarà mai?

La lettera E

La livrea gialla del badge “S” e la lettera E anch’essa nella medesima colorazione hanno uno scopo ben preciso: rimandare al mondo dell’elettricità. Questa MINI  appartiene alla categoria delle ibride plug-in, quelle auto che sono mosse da un motore a combustione interna abbinato ad un’unità propulsiva elettrica con corrispettive batterie. Il termine Plug-in indica che la ricarica non avviene soltanto tramite recupero dell’energia in marcia. È, infatti, possibile “nutrire” le batterie anche sfruttando la presa di corrente domestica a 230 V oppure le apposite stazioni di ricarica. Le ruote anteriori sono mosse da un 1.5 litri 3 cilindri a benzina sovralimentato che eroga 136 cavalli a 4.400 giri al minuto e 220 Nm a soli 1.250 giri al minuto. A occuparsi delle ruote posteriori ci pensa invece un motore elettrico da 87 cavalli e 165 Nm che porta la potenza complessivamente disponibile a quota 224, un valore di tutto rispetto.

Mini Cooper Countryman SE bianca lettera E badge

Tutta elettrica!

L’unità elettrica è alimentata da batterie agli ioni di Litio da 7.6 kWh. Una volta completamente cariche sono in grado di spingere questa MINI con il solo motore elettrico (fino a 120 km/h) per 41 chilometri. Questo è un valore dichiarato dalla casa ed è calcolato attraverso una procedura che non rispecchia al 100% le situazioni di guida reali. Ci aspettiamo percorrenze nell’ordine dei 25-30 chilometri a seconda del tipo di percorso affrontato. Le batterie possono essere ricaricate in tre 3 ore e 15 minuti con la presa di casa, tempo che scende a 2 ore e un quarto se si utilizza la colonnina da 3.6 kW. Sapere che batterie e motore elettrico sono gli stessi installati da BMW sulla 330e può infondere ulteriore sicurezza. Il modello è stato infatti lanciato circa 2 anni fa ed ha avuto modo di esser collaudato e migliorato.

Ma cosa cambia?

Rispetto a una Countryman “normale”, la presenza dell’unità elettrica e delle relative batterie fa salire l’asticella della bilancia di circa 150 kg. Per avere la percezione concreta di questo dato, possiamo dire che corrisponde ad aggiungere due adulti nel bagagliaio. Non indifferente. Non solo: si perde la possibilità di far scorrere la fila di sedili posteriori presente sulla Countryman senza modulo elettrico. Di conseguenza, il bagagliaio che in origine aveva una capacità variabile tra 450 e 566 litri si riduce ora alla dimensione fissa di 405 litri. Infine, il serbatoio del carburante passa da 51 a 36 litri. Vi state chiedendo se il gioco vale la candela? Scopriamolo assieme nella prova su strada.

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Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.