Prova Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-G 6AT

Elegante e personale nel design, convince grazie al comfort generale, all’ampiezza dell’abitacolo e alla dotazione di serie. Migliorabili l’insonorizzazione e le assistenze alla guida

21 maggio 2019 - 8:30

La Mazda CX-5 è stata arricchita nel 2019 da due allestimenti inediti, che si aggiungono ai tre già disponibili, per arrivare a un totale di cinque. L’Executive punta sul rapporto qualità-prezzo, offrendo una ottima combinazione di caratteristiche. Il Signature, invece, si pone direttamente al vertice della gamma. Lo si nota immediatamente dall’abitacolo, che sfoggia rivestimenti in pelle nappa Brown con finiture Deep Red, oltre al cielo in tessuto nero con illuminazione a LED. Gli inserti sulla plancia e lungo i pannelli delle portiere sono in vero legno, mentre il volante e i sedili anteriori e posteriori sono riscaldabili. Gli anteriori sono anche regolabili elettricamente, con il sedile del guidatore che dispone di tre memorie. Fuori i cerchi da 19 pollici con pneumatici 225/55 vantano un disegno dedicato.

L’auto in prova è la versione 2.2 litri a gasolio da 184 cavalli di potenza e 445 Nm di coppia, con omologazione Euro 6d temp. La trazione è affidata al sistema i-Activ AWD sulle quattro ruote. L’allestimento più completo della gamma in questo caso può contare su due optional: la verniciatura in un bel rosso profondo, ottenuto con la tecnica definita Takumi Nuri, prende il nome di Soul Red Crystal. Valorizza il design già molto personale della CX-5, esaltandone l’originalità. Il secondo optional è un efficiente cambio automatico a 6 rapporti.

Per il 2019 è stato aggiornato il sistema MZD Connect, che ora dispone di serie dell’interfaccia Apple Car Play e Android Auto, molto utile per utilizzare al meglio e senza distrazioni lo smartphone. Il monitor TFT da 7 pollici, che oltre a essere touch si gestisce anche tramite la manopola al centro della plancia, appare piccolo in rapporto alla classe dell’auto e considerata la tendenza più che consolidata a valorizzare gli elementi visuali nell’interazione. Ma è davvero l’unica critica che ci sentiamo di portare perché la qualità e il benessere assoluto che troviamo all’interno della Mazda sono proverbiali.

Per migliorare la dinamica di guida i tecnici Mazda hanno deciso di equipaggiare la CX-5 con il G-Vectoring Plus di seconda generazione: si tratta di un sistema di controllo del veicolo, che da quest’anno sfrutta anche i freni per ridurre l’imbardata in uscita di curva. È di serie e secondo il costruttore aiuta anche nella guida su fondi scivolosi e nei cambi di corsia in autostrada.

Del resto tutte le versioni della Mazda CX-5 propongono di serie una lunga lista di supporti dedicati alla sicurezza. Dal sistema per il monitoraggio posteriore del veicolo con avviso di pericolo in uscita dal parcheggio, al controllo automatico degli abbaglianti. Non mancano l’assistenza per mantenere la carreggiata e la frenata di emergenza in città con rilevamento dei pedoni.

La dinamica di guida è quella consueta per questo genere di auto: solida in inserimento di curva, può contare su un assetto equilibrato anche se non sportivo. Inutile, quindi, esagerare o guidare in modo nervoso: è meglio sfruttare l’equilibrio della Mazda CX-5 per garantirsi un viaggio all’insegna del comfort e del relax assoluto. È di aiuto l’head up display, che insieme al Cruise Control adattivo è di serie sull’allestimento di punta, al pari del sistema di frenata intelligente in autostrada (SBS), che si è però rivelato un po’ brusco e fin troppo solerte nell’intervento. Quanto all’assistenza nel mantenere la corsia di marcia, ci saremmo aspettati maggior progressività d’azione. Ottimi i consumi, specialmente nei lunghi tratti autostradali che sono terreno di caccia di questa Mazda. Funzionale ed efficiente il cambio automatico a 6 rapporti.

Nel complesso la Mazda CX-5 convince per il comfort, a cui dà un notevole contributo la spaziosità dell’abitacolo. Sia davanti sia dietro, guidatore e passeggeri possono contare su volumi molto generosi, che mettono a proprio agio. Anche il bagagliaio è capiente, a maggior ragione quando, in pochi secondi, vengono abbassati i sedili posteriori. Fatto 30 manca l’ultimo passettino per la perfezione, che riguarda l’insonorizzazione non tanto quella dell’abitacolo, ottima anche grazie ai doppi vetri, quanto quella del vano motore. Il quattro cilindri, si fa un po’ sentire sia a freddo, quando appare anche un po’ ruvido, sia nella marcia autostradale.

Al prezzo di listino di 43.150 euro vanno aggiunti sull’auto in prova la verniciatura, che costa 1.300 euro, e il cambio automatico, quotato 2.000 euro. Tutto il resto è di serie sull’allestimento Signature. Il totale? 46.450 euro chiavi in mano.

Pro

  • Comfort
  • Consumi
  • Dotazione di serie

Contro

  • Funzionalità assistenze alla guida
  • Motore un po' ruvido

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