Nuova Renault Captur arancione in movimento

Nuova Renault Captur, più grande in tutti i sensi, prova su strada

Costruita sulla nuova piattaforma CMF-B, migliora in ogni area rispetto alla vecchia generazione

30 ottobre 2019 - 23:04

Il segmento dei SUV compatti è quello in maggior crescita nel mercato automobilistico. Non deve stupire quindi che tutti, o quasi, ci si stiano buttando, a volte con prodotti che differiscono per pochi cm di lunghezza o per il taglio del tetto. La nuova Renault Captur, uno dei primi B-SUV in assoluto, si è presa il primo posto delle vendite in Europa e in Italia. Tenendoselo a lungo, peraltro. Un’auto giunta alla sua seconda generazione, sulla base di una piattaforma nuova.

Mezza taglia in più

Metro alla mano, la nuova Captur cresce di 11 centimetri in lunghezza. 16 centimetri sono invece la misura della corsa del sedile posteriore, scorrevole appunto. 2 invece sono i centimetri di crescita del passo. Tre numeri che dicono molto della nuova Captur. Ma andiamo con ordine. La lunghezza tocca ora i 4,23 metri. Siamo al limite superiore dei “confini” della fascia dei B-SUV. Un ingombro non eccessivo, ma che supera di slancio i 4 metri. Insomma, trovare parcheggio in città non è certo impossibile, ma nemmeno la cosa più facile del mondo. Ma non deve stupire, la scelta di Renault. Quasi tutti si collocano infatti in questo ordine di grandezza. Ford con la Puma, Nissan con la nuova Juke, Peugeot con la nuova 2008, solo per citare tre fra le ultimissime rivali della Captur.

Più posto per tutto, anche per ciò che non ti aspetteresti

E poi ci sono i 2 centimetri di passo in più. La crescita si fa sentire a livello di abitabilità, che infatti migliora rispetto a prima, ma soprattutto indica un’altra cosa, anche più importante. E cioè che il già citato pianale nuovo. Un aspetto che non è solo un tecnicismo da impallinati, ma interessa anche la vita di tutti i giorni. Sì la vita, perché un pianale evoluto significa poter avere tutti gli ultimi sistemi di assistenza alla guida, che la vita, propria e altrui, la salvano davvero.

Tutto vede e prevede. O quasi

In tema di sistemi di assistenza alla guida, di serie su tutta la gamma c’è l’ormai irrinunciabile (anche per ottenere le 5 stelle EuroNCAP) frenata automatica d’emergenza e poi, compreso nel prezzo o a pagamento in base agli allestimenti, si possono avere il mantenimento automatico di corsia, il cruise control adattativo, il sistema di ausilio al sorpasso, le telecamere di parcheggio con visuale a 360° e l’Highway and Traffic Jam Companion, capace di gestire sterzo, freni e acceleratore al fine di mantenere la Captur in corsia, seguendo automaticamente il flusso del traffico.

Hi-tech quanto basta

Se fuori il cambiamento c’è, è importante, ma tutto sommato la Captur è sempre la Captur (e ci mancherebbe, visti i risultati commerciali), il colpo d’occhio dentro è decisamente diverso da prima. L’impressione – e la realtà – è che la tecnologia ha fatto passi avanti giganteschi. Al centro della plancia spicca il touchscreen verticale (da 7 o da 9,3 pollici in base agli allestimenti), soluzione che personalmente preferisco a quella in orizzontale, se non altro perché lo smartphone, per la maggior parte del tempo, lo usiamo proprio in verticale. Quanto alla strumentazione, come ormai accade su tutte le auto di ultima generazione, le lancette lasciano posto a un display digitale, tranne che sulla versione base, da 7,0” o 10,2”, sempre in base alla versione.

Il prezzo è giusto?

Il successo di un modello come questo è strettamente legato anche al listino. Per la Captur si parte dai 17.700 euro della turbobenzina da 100 cv in versione Life e si arriva ai 30.600 della turbodiesel da 115 cavalli nell’allestimento top Initiale Paris. In mezzo, i 21.900 euro della Business a GPL con motore turbo da 100 cavalli. L’ibrida? Arriverà più avanti e sarà plug-in con 45 chilometri di autonomia elettrica nell’uso misto. Ultimi ma non meno importanti i diesel, che poi è sempre uno in due livelli di potenza: 95 e 115 cavalli.

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