10 cose che non si fanno più in macchina

I dieci comportamenti che un tempo facevano parte della consuetudine di ogni automobilista e che oggi sono relegati nei meandri della memoria.

2 febbraio 2017 - 12:02

Telefonare da una cabina? Preistorico, dato che chiunque possiede oggi un telefono cellulare. Ascoltare un disco in vinile? A meno di essere degli appassionati, i file MP3 e la musica on demand hanno decretato la fine dei supporti fisici. Salvare dei file su floppy disk? Molto vintage, se non fosse che non esiste più nemmeno lo slot per inserirli nel pc. La tecnologia moderna ha cambiato la vita delle persone. E degli automobilisti. Ciò che un tempo costituiva la normalità, oggi sembra appartenere al Giurassico. Ecco dieci comportamenti in auto un tempo consueti e oggi dimenticati al punto che le nuove generazioni, a meno di uno sviluppato gusto rétro, potrebbero etichettarvi come dei “dinosauri”…

Fare la doppietta

Un tempo le trasmissioni non erano sincronizzate e per facilitare il passaggio alle marce inferiori era necessario realizzare in rapida sequenza una procedura che prevedeva la pressione del pedale della frizione, l’innesto della folle, il rilascio della frizione con contestuale colpo d’acceleratore, una nuova pressione della frizione e quindi la scalata. Così facendo venivano armonizzate la velocità di rotazione degli ingranaggi della marcia da inserire (legata all’andatura della vettura) e quella del manicotto scorrevole sull’albero primario (collegato al motore), scongiurando le “grattate”. I cambi di un tempo erano tutt’altro che intuitivi.

Tirare l’aria

Quando le auto ancora non sapevano cosa fosse l’iniezione elettronica, “tirare l’aria” era indispensabile per le partenze a freddo. L’operazione consisteva nell’agire su di un apposito comando per attivare un getto supplementare, definito “di avviamento”, che accresceva il richiamo di benzina compensando il naturale smagrimento a freddo della miscela aria/carburante. Dopo pochi minuti andava ripristinata la normalità, pena l’ottenimento di una carburazione irregolare e, in alcuni casi, lo spegnimento della vettura.

Aprire il deflettore

La diffusione del climatizzatore risale agli Anni ’60, ma prima di quest’epoca l’aerazione dell’abitacolo era affidata all’apertura dei finestrini e, in particolare, del deflettore. Si trattava, nel dettaglio, dell’elemento mobile – solitamente a forma di triangolo – all’estremità dei cristalli laterali anteriori, orientabile grazie a una rotazione e in funzione del flusso che si desiderava convogliare all’interno della vettura. Una dotazione oggi scomparsa.

Sudare in manovra

Le nuove generazioni non conosceranno mai la fatica necessaria per sterzare, a ruote ferme, con un’auto priva di servoassistenza. Oggi, infatti, pressoché tutte le vetture – fatta eccezione per parte delle sportive inglesi, Lotus e Caterham in primis, oltre alla coupé/spider Alfa Romeo 4C – sono dotate del servosterzo. Vale a dire di un dispositivo che tramite un circuito idraulico o un motorino elettrico riduce lo sforzo al volante e adatta l’assistenza in funzione della velocità della vettura.

Inserire una musicassetta

Persino i CD sono passati di moda, tanto da essere soppiantati dalle prese USB o AUX per la lettura dei file MP3, figurarsi le musicassette! Croce e delizia di quanti le dimenticavano in auto d’estate, così da provocarne lo scioglimento al sole, tanto le cassette a nastro quanto le autoradio compatibili sono ormai una rarità. Non a caso, le nuove generazioni non immaginano nemmeno quanto fosse utile una matita, o una biro, per riavvolgere la banda magnetica facendo ruotare le bobine.

Girare la manovella dei finestrini

I finestrini cosiddetti “manuali” altro non sono che dei cristalli azionati mediante un meccanismo a manovella che ne provoca la salita o la discesa in base al senso di rotazione. Oggi sono stati pressoché universalmente soppiantati dalle versioni elettriche, grazie alle quali è possibile ottenere il medesimo effetto premendo un pulsante. La soluzione meccanica resta comunque in voga per gli occupanti del divanetto, limitatamente alle auto meno accessoriate, oppure per tutti i passeggeri nel caso di pochi modelli; tra questi tutte le versioni base delle vetture Dacia.

Consultare una mappa

Il navigatore di un tempo? Il passeggero con la mappa in mano. Un lontano ricordo a bordo delle vetture di oggi dove, pur in assenza di un navigatore satellitare dedicato, è possibile affidarsi ai GPS after market oppure, più semplicemente, alle funzioni di navigazione integrate dagli smartphone d’ultima generazione.

Viaggiare senza cinture

Le prime cinture di sicurezza fecero la propria comparsa nel lontano 1948, per arrivare alla commercializzazione nel 1960. Nel 1973, la Francia le dichiarò obbligatorie in quanto riducevano fortemente le conseguenze in caso d’impatto, trattenendo il corpo e scongiurando il contatto con volante e parabrezza. L’Italia ha reso obbligatori gli attacchi dedicati a partire dal 1976, inclusi i sistemi di ritenuta posteriori dal 1988, mentre dal 14 aprile 2006 chiunque sia presente in abitacolo deve indossare le cinture di sicurezza. Una dotazione fondamentale, specie ora che abbinata agli air bag, ai pretensionatori e ai poggiatesta attivi che rendono remota la possibilità di lesioni un tempo all’ordine del giorno.

Cambiare una camera d’aria

Gli pneumatici tube type, vale a dire dotati di camera d’aria, sono pressoché scomparsi dal mercato e restano in vendita limitatamente ad alcune auto d’epoca dotate di cerchi a raggi di stampo rétro. Le camere, nel dettaglio, avevano il compito di mantenere in pressione il pneumatico, la cui struttura si riduceva a poco più del semplice battistrada, e potevano essere riparate o sostituite in caso di foratura, senza cambiare l’intera copertura. Nell’era moderna, vale a dire dagli anni Sessanta in poi, tutto ciò non esiste più, dato che la soluzione tubeless – a struttura portante – ha preso il sopravvento grazie alle superiori doti in materia di sicurezza, prestazioni, maneggevolezza e mantenimento della pressione di gonfiaggio.

Portare una coperta

Oggi nessuno si sognerebbe più di farlo, ma sino a vent’anni fa era comune conservare in auto una coperta per mantenere al caldo i passeggeri posteriori. I sistemi d’aerazione erano poco efficienti, la climatizzazione ancora agli albori e la tecnologia di ripartizione dei flussi a quattro zone… doveva ancora essere inventata! Ecco allora che una coperta pesante restava la soluzione migliore per non “surgelare” gli occupanti del divanetto, specie durante i lunghi viaggi.

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